Il rapporto di coniugio tra due commercialisti soci della stessa societ non determina, di per s, una situazione di incompatibilit professionale.
E non comporta neppure l'automatica imputazione a entrambi delle partecipazioni societarie o dei poteri gestionali.
A rilevare sono infatti i ruoli effettivamente ricoperti all'interno della societ. E' quanto affermato dal Consiglio nazionale dei commercialisti in risposta a un quesito dell'Ordine di La Spezia.Il caso riguarda una societ di servizi strumentali all'esercizio della professione partecipata da due coniugi, entrambi iscritti all'Albo: uno socio di minoranza e amministratore unico con tutti i poteri gestionali, l'altro mero socio, seppure di maggioranza.
Il dubbio riguarda l'applicazione del criterio della prevalenza previsto dall'articolo 4, comma 2, del dlgs 139/2005. Secondo le Note interpretative del Cndcec, nelle societ di capitali la verifica del carattere di strumentalit attraverso tale criterio deve essere effettuata esclusivamente nei confronti dell'iscritto che detenga contemporaneamente un interesse economico prevalente nella societ e ampi, o tutti, i poteri gestionali.
La semplice partecipazione al capitale, anche se di maggioranza, in assenza di poteri gestori non determina invece una situazione di incompatibilit.Nel caso prospettato, quindi, la verifica del criterio di prevalenza deve essere effettuata esclusivamente nei confronti del socio di minoranza che ricopre la carica di amministratore unico.
Il fatto che i due soci siano coniugi non modifica la situazione.
L'articolo 4 del dlgs 139/2005, sottolinea il Consiglio nazionale, non contempla infatti il rapporto coniugale n come autonomo criterio di incompatibilit n come presunzione di un interesse economico prevalente.
La disciplina  inoltre di stretta interpretazione e non pu essere estesa in via analogica.Resta comunque in capo agli Ordini territoriali il potere di verificare la situazione concreta.
In presenza di elementi specifici, dovr infatti essere accertata l'eventuale esistenza di situazioni di controllo o gestione di fatto, anche attraverso persone interposte o rapporti familiari.
