Bene, ma non benissimo.
E' questo in estrema sintesi il giudizio sul PNRR che emerge dal sondaggio svolto da UNCEM all'interno della propria ?base?, ovvero i comuni montani.Il Piano ha permesso di finanziare opere importanti e spesso attese da anni, ma il modello di attuazione ha mostrato limiti significativi: frammentazione delle risorse, eccesso di burocrazia, insufficiente capacit amministrativa, difficolt di cassa, comunicazione insufficiente tra istituzioni e territori e una distribuzione delle opportunit non uniforme.
Diffuse anche le preoccupazioni sul post PNRR, con l'elevato timore che non vi siano risorse sufficienti per mantenere le opere realizzate.L'analisi, realizzata attraverso un questionario rivolto a sindaci, amministratori, dirigenti e personale degli enti locali, nasce con l'obiettivo di capire non soltanto quante risorse siano state spese, ma quali effetti concreti il PNRR sia in grado di produrre sui territori.
Si tratta di un'analisi politica e qualitativa, definita dallo stesso dossier come un insieme di ?carotaggi? utili a comprendere ci che  realmente accaduto nei comuni.La principale criticit rilevata  la carenza di personale tecnico e amministrativo: la frammentazione degli interventi e la perdita di strumenti aggregativi ? come il progressivo depotenziamento di province e comunit montane ? hanno lasciato molti piccoli enti a gestire autonomamente procedure complesse.
Le risposte raccolte nel dossier descrivono problemi ricorrenti: difficolt nell'utilizzo del sistema ReGiS, ripetizione delle informazioni richieste, continue modifiche delle piattaforme, tempi lunghi per ottenere risposte dai Ministeri, complessit delle rendicontazioni e ritardi nell'erogazione delle risorse.In alcuni casi i lavori risultano terminati, ma resta ancora molto pesante la parte burocratica e amministrativa.
Particolarmente delicato  il tema della cassa.
I comuni hanno spesso dovuto anticipare risorse per realizzare le opere, mentre i tempi che intercorrono tra rendicontazione, SAL e pagamento possono essere molto lunghi.
Per gli enti di piccole dimensioni questo rappresenta un ostacolo particolarmente significativo.
Un'altra questione centrale riguarda la sostenibilit degli investimenti nel tempo: la realizzazione di un asilo nido, di una scuola, di una casa di comunit o di una nuova infrastruttura produce un beneficio soltanto se il comune dispone successivamente delle risorse necessarie per personale, gestione e manutenzione.Il rischio, paventato da oltre la met dei partecipanti al sondaggio,  quindi quello di trovarsi con opere realizzate senza avere adeguate risorse correnti per farle funzionare.
E' quindi importante ? sottolinea il presidente UNCEM Marco Bussone ? far tesoro delle lezioni apprese dal PNRR: ?La nostra attenzione,  gi rivolta verso il Fondo Unico Europeo 2028-2034. Sappiamo che in quel fondo ci potr essere il piano Right to Stay (il ?Diritto a restare?). Ecco, sul Right to Stay vanno evitati gli stessi identici errori del PNRR?, conclude Bussone.Matteo Barbero.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
