Aristotele sosteneva che tutti gli uomini eccezionali (nell'attivit filosofica o politica, artistica o letteraria) hanno un temperamento malinconico.
Ma il filosofo greco non  certo responsabile della leggenda metropolitana, assai diffusa in ambienti tra il bohmien e il nevrotico, secondo cui per essere ?artisti?  necessario essere depressi.
Perch la depressione stimola la capacit creativa.Una cattiva letteratura ha contribuito a coltivare questo equivoco.
Da qui nasce il mito della depressione come tratto distintivo delle lite culturali e dei ceti borghesi pi elevati, mentre gli odierni studi epidemiologici dimostrano che essa colpisce tutte le classi sociali.
In tale confusione se ne  persa di vista l'essenza stessa.
Fondamentale  allora tenere ferma la distinzione tra temperamento malinconico e malattia.Per semplificare, possono rappresentare la categoria dei malinconici Giacomo Leopardi e anche Cesare Pavese, che si tolse la vita nel 1950 con una lucida motivazione razionale, cos come aveva fatto Seneca nel 65 d.C. Diverso, e rappresentativo della categoria di malattia,  invece il suicidio, nel 1961, di Ernest Hemingway travolto da una psicosi maniaco-depressiva.
Fortunatamente, il suicidio non  la conclusione obbligatoria di una patologia che nei casi pi gravi ha le caratteristiche di uno squilibrio della mente, biologico e totalizzante.E' una sofferenza angosciosa e profonda di cui non si immagina la fine, un fitto labirinto di cui il malato non vede n cerca l'uscita.
Mentre lo schizofrenico non ha consapevolezza della malattia, il depresso endogeno non ha fiducia nella terapia.
Nulla pu cambiare.
Niente pu aiutare.
La depressione vera, come ha scritto il neurologo e psichiatra Paolo Berruti con un'immagine efficace,  come un mare senza luci, senza orizzonti, senza spiagge (psicofarmaci e psicoterapia non sempre fanno miracoli). Quella speranza che oggi fortunatamente sorride persino a chi  affetto da un tumore, al depresso  negata.
