E'.
la stampa, bellezza! Non esplicita ma evocata, la celebre frase pronunciata da Humphrey Bogart  quanto di pi pertinente possa accompagnare l'inaugurazione della 83 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
Ink di Danny Boyle e La ragazza con la Leica di Alina Marazzi hanno aperto rispettivamente il concorso principale e quello di Orizzonti.
Due film che diversamente fotografano il passato per riflettere sul presente pi scomodo.
Perch quella diretta per la quindicesima volta da Alberto Barbera , almeno sulla carta e al pari con il 2025, una delle pi politiche degli ultimi anni.
Del resto la situazione bellica supera ogni narrazione e nulla meglio del giornalismo pu spalancare occhi e sturare orecchie.
Ma quale giornalismo?
Quello raccontato dal film del premio Oscar britannico nel 2008, anche autore del cult Trainspotting del 1996,   paradossalmente  l'inizio della fine.
Al centro, infatti, si collocano gli effetti dell'acquisto di Rupert Murdoch nel 1969 del quotidiano inglese The Sun. Volendo rianimare il paludato sistema informativo di Fleet Street  quartiere simbolo della stampa londinese  il magnate australiano affida la direzione del giornale allo spregiudicato Larry Lamb che trasforma il newspaper in un tabloid sfacciato, irriverente, sfrontato.
Una mutazione di pelle e sostanza che, sfidando l'establishment e ogni censura, avvia l'irreversibile trasformazione del mondo dell'informazione, fino al contemporaneo svuotamento di verit, etica e reale libert. Quanto  accaduto 50 anni fa  all'origine dell'ansia che sentiamo oggi ove non distinguiamo pi la verit dalle fake news chiosa Boyle.
Ben prima dell'impero dei clickbait, dei social e dell'IA, la rivoluzione del The Sun ha dettato le nuove regole che mescolavano le notizie al gossip pi sfrenato, fino a diventare il quotidiano pi letto al mondo.
Sex uguale money, del resto.
Ben venga quindi il nudo in pagina a svegliare gli istinti repressi dei sudditi di Sua Maest. Eccolo il peccato originale di Murdoch e Lamb, villain di una tragedia sul potere di ispirazione shakespeariana: i due, progressivamente divergendo, arrivano a sfidarsi davanti a un'arena umana che contribuiscono a deformare e mostrificare, facendone emergere il lato pi morboso e voyeuristico.
Adattamento della pice teatrale di James Graham, chiamato da Boyle a scrivere la sceneggiatura, Ink  un film a bassissimo budget, quando lo proponevo i produttori pensavano fosse sui tatuaggi, ma l'abilit registica di Boyle l'ha fatto volare in altezza e in velocit, secondo la cifra estetica pop che lo distingue: contenuto e forma viaggiano a ritmi ipercinetici, la musica rock accompagna la narrazione scandita dal montaggio forsennato, dai movimenti di macchina audaci, dalle peripezie cromatiche a forte impatto.
E se  nelle parole di Boyle che, pur sfidato dai giganti delle big tech e dall'IA, il giornalismo resiste quale pilastro insostituibile della nostra societ, perch sono ancora molti i cronisti a lottare per la verit, la conferma di ci  impressa negli scatti della Leica di Gerda Taro.
La fotoreporter apparteneva agli anni Trenta, ma  un fatto che assieme al compagno Robert Capa abbia posto le basi del reportage di guerra come lo si (ri)conosce ancora oggi.
Adattando il romanzo premio Strega di Helena Janeczek, Alina Marazzi trova qui il suo miglior cinema di ibridazione e stratificazione dove la finzione e il documentario, il girato (in pellicola) e l'uso di materiale fotografico e footage d'archivio trovano perfetta osmosi in un equilibrio difficile.
Otto anni ci sono voluti per finalizzarlo, e forse sarebbero stati meno se a firmare la regia fosse stato un uomo. Forse, ripete Marazzi. Ma  statistico che per le donne sia pi complesso farsi finanziare. Anche per la giovane Gerda non fu facile, prima donna fotoreporter morta in guerra (quella della resistenza spagnola del 1937), una tedesca ebrea rifugiata che aveva capito quanto fotografare significa essere dentro la Storia. Marazzi la fa dialogare con il presente, con i suoi coetanei chiamati a testimoniare, denunciare e ricordare.
Perch se  vero che una Leica o uno smartphone non danno l'immortalit a chi li usa  parafrasando una citazione di Capa   altrettanto vero che il risultato di uno scatto o di una ripresa contiene il seme dell'eternit.

