di Andrea Martini Chiedersi se i festival debbano cambiar pelle proprio il giorno dell'inaugurazione della Mostra  forse inopportuno.
Ma se i film pi importanti dell'anno - da Una battaglia dopo l'altra a Odissea - decidono di disertare i festival la domanda  legittima.
L'ottantatreesima edizione della manifestazione cinematografica, la pi nobile e antica, non  chiamata a risolvere il quesito ma forse alla fine dei tredici giorni sar possibile rendersi conto se Venezia ha avvertito o meno l'esigenza di una nuova identit. Per aprire il Concorso  stato scelto l'ultimo film dell'estroso Danny Boyle (all'inizio fu Trainspotting) dal talento inuguale ma dalla ricchezza visiva garantita.
Ink porta sullo schermo l'imprevedibile ascesa del pi celebre tabloid inglese, The Sun, che per molti decenni  rimasto il quotidiano pi venduto al mondo.
Nel 1969 dalle parti di Fleet Street, dove accampavano tutte le testate londinesi, s'incrociano i destini di due uomini senza scrupoli ma visionari e preveggenti: Il futuro magnate Rupert Murdoch e il giornalista frustrato Larry Lamb. L'ambizione del primo e l'arrivismo del secondo diedero fuoco alle polveri e in poco tempo il vecchio quotidiano polveroso e supponente si trasform nel foglio popolare, pi sfacciato che irriverente, destinato a cambiare il panorama giornalistico.
Il programma  chiaro: non basta decidere cosa debbano sapere i lettori ma intuire ci che desiderano.
Sceneggiato da James Graham, che  anche l'autore della pice teatrale di successo, Ink punta pi sullo scontro di caratteri e di temperie che sul racconto morale.
Danny Boyle sa orchestrare la narrazione a suo modo riscattandone la sarabanda cinematografica.
Lo fa con l'aiuto di una serie di interpreti finissimi a cominciare da Jack O'Connell e Guy Pearce.
Allo spettatore resta la (giusta) impressione che Ink raccontando il passato illumini l'inizio del presente, social e podcast compresi.
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