di Monica Autunno GESSATE Solo a giugno la trattativa interna era sulle premialit, in piena estate la doccia gelata: i vertici tedeschi hanno deciso, fine della produzione nello stabilimento di Gessate di Mapal Italia, procedura aperta per 38 licenziamenti collettivi.
Il piano prevede la cessazione produttiva, la chiusura dei reparti programmazione e riparazioni e il ridimensionamento di magazzini e logistica.
Costernazione e rabbia.
L'avvio della procedura annunciato l'altro pomeriggio, ieri mattina il primo sciopero ai cancelli, sotto l'egida di Fiom Cgil. Per luned  previsto un primo incontro con la dirigenza aziendale "chiediamo prima di ogni altra cosa l'immediato ritiro dei licenziamenti - cos i sindacati -: impossibile sederci al tavolo con questa spada di Damocle sulla testa". La procedura resta aperta 75 giorni.
Il conto alla rovescia  gi partito, la scadenza  il 16 di novembre.
L'istanza, quella di mantenere una parte della produzione, puntando su settori chiave e particolarmente redditizi, come quello dell'aerospazio.
In secondo ordine, quella di passare per ammortizzatori a tutela dei lavoratori.
La notizia dei licenziamenti imminenti era stata data ai sindacati e ai lavoratori il 29 luglio.
Un fulmine a cielo sereno.
Nello stabilimento di via Monza, dove lavorano in tutto una novantina di persone, si era superato senza traumi qualche periodo di cassa integrazione, "ma assolutamente nulla - cos la dirigente della Fiom Cgil Manuela Musolla - che lasciasse presagire quanto sta accadendo". La strategia "quella di cessare la produzione non solo qui a Gessate ma anche in altri stabilimenti europei per concentrarla nei siti che Mapal ha in Germania". Lo stabilimento di Gessate, che si trova in via Monza,  l'unico polo italiano della multinazionale.
"Chiusure sono gi annunciate in Inghilterra e Irlanda.
E' un piano riorganizzativo globale, pesantissimo". In presidio ieri operai storici e giovani addetti.
Il marchio produce utensili ad alta precisione per l'industria, soprattutto nei settori automotive e aerospazio.
E il reparto produzione oggi nella bufera aveva ricevuto plauso e apprezzamenti.
"Non chiudono - cos la Rsu Fiom Lorena Cattaneo - perch il reparto non funziona, perch non siamo bravi.
Chiudono solo per tenere in piedi, in un momento di forte crisi del settore automobilistico tedesco, la casa madre.
Ed  qualche cosa che davvero non possiamo accettare". Ai cancelli uno striscione: "Chi entra  complice".

