di Giorgio Guaiti L'ho visto nascere, Il Giorno.
Nel 1956 avevo 7 anni e quel primo numero con il grande titolo sulla distensione a Londra  entrato in casa mia portato da mio padre.
Lui (l'Edmondo, detto Dino) lavorava come conduttore sulle carrozze della Wagons-Lits, i vagoni letto, e tra le strategie di lancio del nuovo quotidiano c'era anche quella di portarne alcuni pacchi alla partenza dei treni, da distribuire gratuitamente a viaggiatori e ferrovieri.
Per mio pap fu il colpo di fulmine: stufo del Corriere, per lui troppo paludato e conservatore, aveva improvvisamente trovato il suo giornale: nuovo, agile, attento a realt che il Corriere ignorava.
Ne era entusiasta.
E io mi abituai a vederlo per casa, con l'omino di Savignac, i servizi a rotocalco e la pagina dei fumetti.
L'anno dopo arriva Il Giorno dei ragazzi, appuntamento fisso del gioved, ed  cos che divento ufficialmente lettore del Giorno.
Il mio preferito  Cocco Bill con il suo bizzarro West punteggiato di galline e fette di salame.
Soltanto pi avanti potr apprezzare altre raffinatezze jacovittiane, a cominciare dal nome del protagonista, mutuato da Wild Bill Hickok, mitico pistolero del vero West. Ma ci sono anche Pierlambicchi con l'arcivernice e soprattutto Dan Dare (da pronunciarsi rigorosamente come scritto) con le avventure spaziali, le tutine rosse e gialle che ricompariranno in Star Trek e quello stemma quasi identico a quello che tutto il mondo ritrover sulle divise del capitano Kirk e del signor Spock. Con gli anni sessanta l'interesse si sposta sul giornale vero e proprio.
A cominciare dalle pagine sportive: l'appuntamento del luned  con i pezzi di Brera e Gazzaniga, ma anche Fossati e Clerici.
Da l alla cronaca, al costume e alla politica il passo  breve.
Ci sono i commenti di Bocca, i servizi dall'estero che aprono a mondi nuovi, ma soprattutto i pezzi dei grandi inviati: Nozzoli, Nozza, Nasi.
Se c' la loro firma val la pena di leggerli.
Al liceo arrivare col Giorno tra i libri diventa un segno distintivo:  il giornale giovane, moderno, aperto alle novit, anche politicamente.
Un giornale espressione del centrosinistra, ma pronto ad ascoltare e riportare tutte le voci.
Nel marzo del '68 il Parini  primo liceo occupato: due mesi prima della Sorbona.
Pochi e difficili i contatti col Corriere, stop all'ingresso per i cronisti della Notte.
Ma parliamo (parlo) con Mario Zoppelli, perch siamo sicuri che quello che diciamo lo ritroveremo l'indomani nel suo pezzo, riportato con assoluta correttezza.
E quando, per convincerci a lasciare l'occupazione, arriva, tra i fischi, Guglielmo Zucconi, non posso sapere che al Giorno diventer il mio direttore.
Oltre che un grande amico.
Infine, a luglio, lo stupore e il piacere di trovarsi in prima pagina nella foto dello scritto di Italiano alla Maturit: in palestra, al banco, fra i miei compagni, camicia azzurra e sigaretta fra le dita.
Sette anni pi tardi Il Giorno  ancora un giovanotto: non ha ancora vent'anni.
E sulle pagine della Cronaca compaiono i miei primi pezzi.
Ora gli anni sono diventati 70. E io… scrivo sul Giorno.

