PAVIA Non sono passati inosservati i due murales che sono comparsi sul muro laterale del Duomo, lungo via Omodeo.
Un episodio che, secondo il parroco della cattedrale don Gian Pietro Maggi, deve diventare occasione per una riflessione pi ampia sul rispetto dei luoghi, sull'educazione e sugli stili di vita che stanno emergendo nella societ. "Siamo molto sorpresi di fronte a stili di vita che sembrano avanzare e che trovano espressione anche in manifestazioni di questo genere - sottolinea don Maggi -. Sono situazioni che sollecitano una riflessione personale circa l'educazione, la testimonianza e la nostra capacit relazionale". Il parroco allarga quindi lo sguardo ad altri episodi e comportamenti che interessano la cattedrale e la piazza che la circonda: "Basta passare al mattino presto per vedere lo stato della scalinata della cattedrale, spesso luogo di degrado.
Sicuramente anche noi come Chiesa siamo interpellati.
Una buona aggregazione sociale pu favorire dinamiche relazionali positive, ma episodi come questi ci fanno domandare che cosa spinga a promuovere tutto ci che pu sembrare bello se poi da tali esperienze non emerge uno stile rispettoso di vita". Una riflessione che non vuole limitarsi alla condanna di chi ha realizzato i murales, ma chiama in causa l'intera comunit, compresa quella ecclesiale.
La mente corre quindi anche ad altri episodi che, negli ultimi tempi, hanno sollecitato la comunit cristiana, compresa la profanazione dell'Eucaristia dei giorni scorsi al cimitero di Pavia: "Quello che  accaduto sollecita una testimonianza cristiana pi consapevole". Nessuna volont, dunque, di fermarsi alla semplice indignazione, piuttosto l'esigenza di porre l'accento sulla responsabilit educativa e sulla qualit delle relazioni in citt: "Ciascuno di noi si deve interrogare.
Come prete mi sento interpellato anch'io: mi chiedo quale sia l'efficacia del mio ministero, che cosa possa fare".

