di Andrea Spinelli BRESCIA Con la settima edizione di Afrobrix, il Centro Comboni di Brescia diventa da domani a domenica l'ombelico di un mondo che somma storie, ritmi e voci di quanti continuano a muoversi tra territorio e radici, arte e comunit. Fabrizio Colombo, missionario comboniano,  responsabile artistico del progetto: "L'intenzione principale  dare voce all'afrodiscendenza, mettendo al centro tanto i migranti che i loro figli nati qua, oggi attivamente inseriti nei circuiti musicali, cinematografici e culturali delle nostre citt - spiega padre Fabrizio - Tant' che la missione di Afrobrix non si esaurisce nei tre giorni del festival, ma genera durante l'anno un'attivit culturale che consente ai giovani d'incontrarsi, confrontarsi, fare musica, dare rilievo alle proprie opere.
Insomma, un'esperienza di vita comune che annulla ogni tipo di discriminazione". Pi facile a dirsi che a farsi.
"Purtroppo, in questi anni il clima nel nostro paese non  migliorato, anzi soprattutto a livello politico  peggiorato.
Si respira un'aria fortemente divisiva e la diversit culturale, razziale o religiosa  vista con sospetto.
Proprio per questo l'edizione 2026 di Afrobrix assume un valore politico cruciale: la multiculturalit non  nemica dell'italianit, ma la completa.
E nello sport, nella musica e nella cultura questo  gi un dato di fatto". L'ascesa di forze politiche chiuse all'integrazione vi preoccupa? "Come non potrebbe? Operando nelle missioni africane, ho visto da vicino il disastro delle dittature che soffocano le diversit. Il clima  cupo, ma non ci fermiamo.
L'anno scorso ho provocatoriamente invitato perfino il generale Vannacci a fare un salto ad Afrobrix, perch sono convinto che, mangiando con noi un po' di pollo e riso africano, si accorgerebbe che siamo tutti parte della stessa umanit. A Brescia, durante i tre giorni di festival, oltre duemila persone si incontrano e vivono una bellissima esperienza di condivisione". Contestazioni non sono mancate.
"Al termine della prima edizione ricevetti una lettera di minacce in cui mi si accusava di voler “mischiare le razze“ e che l'unica vera etnia italiana in citt  quella bresciana bianca.
L'anno scorso, in concomitanza col Gay Pride,  comparso uno striscione in tangenziale che accusava noi di Afrobrix e gli organizzatori della manifestazione di voler trasformare Brescia nella capitale della “cancel culture“. Cosa assurda, perch la cultura non  statica, ma dinamica, ed in continua evoluzione nonostante certe barriere mentali". Parliamo del cast artistico di quest'anno.
"La selezione musicale  stata curata da Sidy Casse, bresciano di origini senegalesi che ha partecipato pure a Sanremo Giovani l'anno scorso, cercando il perfetto equilibrio tra le diverse anime musicali dell'afrodiscendenza.
Cos il primo giorno abbiamo, fra gli altri, gli One, formazione gospel nata all'interno della comunit ghanese di qui e i Djeliba System, che incrociano fusion e musica tradizionale del Burkina Faso.
Il secondo giorno ci sono i Kora Beat, molto attivi pure loro nel campo della fusion, e il terzo Chris Obehi, arrivato in Italia via mare e diventato un seguitissimo cultore dell'Afrobeat di Fela Kuti". Altre novit? "Dall'anno scorso abbiamo aperto una finestra sul mondo della moda e domenica abbiamo in programma un fashion show firmato dal brand emergente King Amir Couture.
Pure il design  uno strumento eccezionale per esprimere l'identit e mostrare la contaminazione tra culture".    RIPRODUZIONE RISERVATA.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
