di Gualfrido Galimberti BOVISIO MASCIAGO Chi pensa oggi a Bovisio Masciago immagina una cittadina della Brianza densamente abitata, attraversata da strade e circondata da quella cintura industriale che caratterizza gran parte del territorio.
E' difficile pensare che, poco pi di un secolo fa, proprio qui gli aerei non soltanto facevano capolino nel cielo, ma prendevano forma dentro le fabbriche.
E non attraverso una sola azienda: a Bovisio operano infatti due realt legate alla nascente industria aeronautica, la Fratelli Zari e la Savoia.
La storia comincia con una delle specializzazioni che hanno caratterizzato l'industria brianzola: il legno.
La Fratelli Zari dispone a Bovisio di uno stabilimento importante e di competenze nella lavorazione meccanica del legname.
Durante la Prima guerra mondiale queste capacit diventano preziose.
Gli aeroplani dell'epoca hanno infatti ali e fusoliere costruite in gran parte con strutture lignee, rivestite di tela.
Servono quindi operai specializzati, macchinari e una tradizione industriale capace di lavorare il legno con grande precisione.
La guerra accelera tutto.
L'aviazione, nata pochi anni prima come una straordinaria novit tecnologica, diventa rapidamente uno strumento militare.
Gli stabilimenti Zari entrano cos nella produzione destinata al settore aeronautico.
E' una trasformazione che racconta bene la capacit dell'industria brianzola di adattarsi alle nuove esigenze.
Un'azienda legata alla tradizione del legno si trova a lavorare per una tecnologia completamente nuova.
Il sapere necessario per costruire mobili e altri manufatti diventa, in tempo di guerra, una competenza utile per costruire macchine capaci di staccarsi da terra.
Ma a Bovisio c' anche un'azienda che entra direttamente nella costruzione degli aeroplani.
E' la Societ Anonima Costruzioni Aeronautiche Savoia, una delle realt della prima industria aeronautica italiana.
La societ ottiene la licenza per la costruzione dei velivoli Farman e organizza la propria attivit produttiva a Bovisio per la costruzione di aeroplani e idrovolanti.
A questo punto Bovisio non  pi soltanto un luogo dove arrivano materiali destinati agli aerei.
Diventa un pezzo di quella filiera industriale che sta facendo nascere l'aviazione italiana.
E per collaudare gli aerei nella zona di Mombello (quello che oggi per Bovisio Masciago  il parco del Mombellino) viene realizzata una vera struttura aeroportuale.
C' una pista lunga circa 500 metri (l'attuale via Bonaparte), una ventina di hangar, una palazzina di comando e un capannone destinato alla manutenzione.
La posizione  strategica: il territorio  lontano dal fronte e, soprattutto, dispone della vicinanza della ferrovia, indispensabile per trasportare materiali, motori e componenti.
Cos, per alcuni anni, a Bovisio si crea una combinazione difficilissima da immaginare oggi: le fabbriche costruiscono gli aerei, gli operai li preparano, gli hangar li ospitano e una pista permette alle macchine di prendere il volo.
Per qualche anno, dunque, Bovisio vive una doppia dimensione.
I piedi rimangono ben piantati nella tradizione industriale brianzola, ma gli occhi guardano verso l'alto.
Perch in quei capannoni, tra legno, tela, motori e attrezzi, la Brianza non sta soltanto costruendo il proprio futuro industriale.
Sta anche contribuendo a costruire il futuro del volo.
Due aerei, non prodotti a livello locale, ricordano oggi quella storia: un Aermacchi MB-326 (jet militare dedicato all'addestramento), collocato nel centralissimo parco di via Roma, e un Fiat G.222 (detto Gigio) nel centro polifunzionale di via Bertacciola.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
