di Giulio Mola MILANO Se non  un fulmine a ciel sereno poco ci manca: Piero Ausilio e l'Inter si separano.
L'indiscrezione trapelata poche ore dopo la chiusura della sessione estiva del calciomercato  diventata poi una notizia vera e propria ufficializzata sui canali social del club nerazzurro ieri poco prima delle 18. Il contratto dell'ormai ex dirigente nerazzurro sarebbe scaduto il prossimo 30 giugno: mesi di trattative a fari spenti non sono serviti per trovare un accordo fra le parti.
"Non ci sono le condizioni per andare avanti", aveva detto il dirigente ai vertici societari.
Per questo motivo dopo quasi sei lustri, quattro propriet diverse e una sfilza di successi le strade del Responsabile dell'Area Tecnica dell'Inter e della societ guidata dal fondo Oaktree si dividono molto prima della scadenza naturale del rapporto, con la formula della “risoluzione consensuale“ firmata in sede ieri pomeriggio.
Promosso come 'Chief sport officer' il vice Baccin ("Ringraziamo Ausilio per questi anni di passione, lavoro e risultati.
Dario conosce bene il club, si tratta di una scelta innovativa", spiega il presidente dei nerazzurri Beppe Marotta). "Dopo 28 anni indimenticabili,  arrivato il momento pi difficile: salutare quella che per me non  mai stata una semplice squadra, ma una seconda pelle - si legge invece nella lettera di commiato di Ausilio pubblicata sul sito del club -. In quasi tre decenni ho dato all'Inter ogni singolo secondo della mia vita.
L'Inter  nel mio sangue,  l'aria che ho respirato ogni giorno". Ausilio ha poi ringraziato i tifosi "anima pulsante di questa maglia", dirigenti "che negli anni mi hanno dato fiducia" oltre a allenatori e giocatori che hanno permesso di vincere trofei come "la Seconda Stella.
Lascio questo ruolo, ma non potr mai staccarmi da questi colori.
Oggi non si chiude un capitolo professionale: si separa un pezzo della mia anima da ci che ho amato di pi". Poche settimane fa ad Ausilio (che oggi sar ad Appiano Gentile per salutare la squadra) era stato proposto un anno di rinnovo (fino al 30 giugno 2028), ma lui chiedeva un prolungamento triennale (o 1+2). Il dirigente ha avuto la conferma di quella che era una sua sensazione pregressa, ovvero il fatto di non essere pi considerato importante per il progetto societario.
Perci ha rifiutato l'offerta senza sottrarsi comunque alle sue responsabilit. "Prima devo portare a termine il mercato". Cos  stato.
L'Inter perde un punto di riferimento, arrivato dalla Pro Sesto nel 1998 per ricoprire l'incarico di segretario del settore giovanile e capace di scalare velocemente le posizioni nell'organigramma societario.
Nel 2010 l'approdo in prima squadra (ds al fianco di Marco Branca) dove il dirigente si  tolto grandi soddisfazioni (i colpi Calhanoglu e Thuram a parametro zero) beccandosi pure qualche critica dai tifosi (l'operazione Kondogbia). Con e senza Marotta al suo fianco, Ausilio ha collezionato trofei (ben 15 negli ultimi sedici anni) e grandi operazioni, applausi per felici intuizioni e delusioni che bruciano ancora.
Avrebbe potuto lasciare l'Inter nell'estate del 2020, quando la Roma (che ci ha riprovato tre mesi fa, cos come l'Al Hilal di Inzaghi) lo corteggi a lungo.
Alla fine decise di restare a Milano per continuare a costruire squadre all'altezza, nonostante disponibilit limitate e mercati a saldo zero.
Ora  finita per davvero.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
