di Giovanni Bogani VENEZIA George Clooney, what else? E' la prima sera della Mostra.
Ed  anche quella in cui George Clooney, nella cerimonia di apertura dell'83  edizione condotta da Greta Scarano e Nicolas Maupas, riceve il Leone d'oro alla carriera.
"E' un onore incredibile, ma mi chiedo: forse chi ha deciso di darmi questo premio sa qualcosa che io non so? Hanno parlato con i miei medici?" Coltiva da sempre, Clooney, l'arte sottile dell'ironia.
Il sorriso che si abbina perfettamente con lo smoking. "Faccio l'attore da quarantacinque anni - dice, appena salito sul palco - e sembra che volessi arrivare fin qui.
Ma in realt, volevo solo pagare l'affitto, e riuscire a non tornare nel Kentucky. La mia non  stata una “carriera“, ma una serie di fortunati eventi in cui alcuni registi hanno visto in me qualcosa che io stesso non avevo visto, e mi hanno dato battute che non meritavo.
Ho imparato una cosa: che nessuno arriva da nessuna parte da solo". "Sono felice di essere a Venezia - continua - in questa cattedrale del cinema, un'arte che ci fa capire che siamo tutti simili.
Per novant'anni sono arrivate qui alla Mostra persone provenienti da Paesi che non andavano d'accordo sulla politica, non andavano d'accordo sulla religione e certamente non su quale lingua parlare.
Ma se c' una cosa che ho imparato  che nessuno ride, nessuno piange in lingue diverse, i genitori si preoccupano allo stesso modo, noi sogniamo allo stesso modo, l'amore appare straordinariamente simile in ogni lingua: per questo  difficile credere che tutti siamo diversi come ci dicono.
Ci dicono che dovremmo avere paura gli uni degli altri, ma non  cos: la storia ci insegna che le prime persone che gli autoritari cercano di far tacere non sono i politici.
Sono i giornalisti che fanno domande.
Sono gli artisti che rifiutano le risposte semplici.
Sono i registi, gli scrittori, gli attori e i musicisti che insistono sul fatto che qualcuno che non hai mai incontrato potrebbe meritare la tua empatia.
Le storie sono sempre pericolose per chi spaccia paura.
Ecco perch i film sono importanti: non fermano le guerre, non riducono l'inflazione, non spostano le elezioni ma fanno qualcosa di straordinario.
Ci ricordano che uno sconosciuto non  mai uno sconosciuto, e che potrebbe essere l'eroe della storia di qualcun altro". Poi, passa alla parte pi personale: "Non ho parole per descrivere quanto ami Amal, mia moglie.
Quanto sia orgoglioso di lei e dei miei figli, gli unici al mondo a pensare che io sono stato un buon Batman…". E conclude: "Grazie per questa sera, e per tutte le sere che passeremo insieme.
In qualche modo, come societ, usciremo indenni da questi tempi difficili". Pochi istanti prima Laura Dern, l'attrice che ha lavorato con lui in Jay Kelly, aveva pronunciato un affettuoso discorso di lode: "Attore, regista, produttore, ma anche amico affettuoso, e persona generosa.
E' un padre meraviglioso, un idealista, un difensore dei diritti, della libert". Aggiungendo anche che " stato per ben due volte eletto l'uomo pi sexy del mondo". Un tributo arricchito dai messaggi di amici e colleghi come Adam Sandler, Noah Baumbach, Alexander Payne, Steven Soderbergh e Brad Pitt. Ci vogliono molte vite per farne una, diceva Eugenio Montale.
E Clooney, 65 anni, ne ha vissute tante.
Da quando aveva il camice del dottor Ross in E.R. fino alla regia di film coraggiosi, sul maccartismo come Good Night and Good Luck, o sulla politica contemporanea in Le idi di marzo.
Ieri, in mattinata, in un incontro con la stampa prima della cerimonia, l'attore ha affrontato con coraggio molti temi.
Su tutti, la politica.
"C' una parola meravigliosa, “cachistocrazia“, che indica un Paese governato dalle persone meno qualificate.
Penso che forse oggi sia cos: ma ne usciremo.
Sono abbastanza vecchio da aver vissuto il 1968 negli Stati Uniti, quando tutto il Paese era in fiamme, e nello stesso anno perdemmo Martin Luther King e Robert Kennedy. Il Campidoglio era circondato dai carri armati: ma ne siamo usciti.
A novembre ci saranno le elezioni di met mandato negli Stati Uniti, e poi nel 2028 assisteremo a un graduale ritorno alla normalit". Il divo venerd, sempre a Venezia, parteciper al forum internazionale “The Future of... Creativity“, introdotto dal direttore Barbera, sulle trasformazioni nel mondo di tecnologia e cinema.
Ieri ha anticipato i suoi pensieri sull'intelligenza artificiale e sulle complicazioni che porter agli attori: "L'intelligenza artificiale diventer una parte importante di questo settore, ma ci dannegger in molti modi". E non ha rinunciato a una stilettata: "Vorrei evitare di finire in una pubblicit di assorbenti vent'anni dopo la mia morte".    RIPRODUZIONE RISERVATA.

