SCUOLA.
VENEZIA Da un lato ci sono loro, le famiglie, quelle che a giugno hanno versato l'acconto (e qualcuno anche il saldo) della retta per l'iscrizione al nuovo anno scolastico all'Istituto Cavanis, che accoglie un polo educativo che va dalla prima elementare alla quinta superiore.
E che in luglio hanno saputo che molti insegnanti non sarebbero stati riconfermati per l'anno successivo e di conseguenza hanno chiesto spiegazioni, preoccupate, per il futuro dei loro figli, soprattutto in vista della conclusione di un ciclo scolastico.
Dall'altro c' la scuola veneziana, che dipende dalla sede centrale di Possagno.
Alla cui guida, da un anno,  stato chiamato un manager che ha rivoluzionato l'istituto trevigiano, Fabio Monti.
"Ogni cambiamento prevede una resistenza, ma noi vogliamo il bene dei ragazzi - chiosa tranquillo - a Possagno abbiamo affrontato contestazioni, scioperi, ma ora le iscrizioni sono aumentate del 9.8 per cento.
A Venezia vogliamo fare altrettanto".
L'INCONTRO.
Fatto sta che ieri, alla riunione tanto attesa per conoscere il futuro dell'istituto, c'erano circa duecento persone e non sono mancati accesi scambi di opinioni sulle modalit con cui questa annunciata rivoluzione  maturata.
Critici soprattutto i genitori dei ragazzi degli ultimi anni, con molti insegnanti nuovi.
Qualcuno addirittura la met del corpo docente. "Tutti i posti saranno coperti, e da insegnanti di ruolo" ha assicurato Monti, che ha anche affidato la presidenza allo stesso titolare dell'istituto di Possagno, Luca Berti a tempo di record. Perch in giugno la preside era la prof. Paola Mangini, in luglio  stato nominato un insegnante interno all'istituto, Marco Munari, che per il 1. settembre ha improvvisamente rassegnato le dimissioni, scrivendo alle famiglie "con tristezza": "Purtroppo la direzione presa dall'istituto non  pi in linea con quell'idea di famiglia che per tanti anni mi ha spinto, nonostante la distanza, a riversare nell'istituto le mie energie.
Sono innamorato di una scuola che non riesco pi a vedere".
LA VICENDA.
Eppure solo qualche mese fa non c'erano avvisaglie.
In luglio un insegnante scrive una mail a tutti i suoi studenti per salutarli.
E di l scoppia la bomba.
La scuola comunica ai rappresentanti di classe che ci sar una riunione (quella di ieri pomeriggio) per annunciare i cambiamenti del nuovo anno scolastico.
A questo punto i genitori vogliono saperne di pi, chiedono di parlare con la preside, vorrebbero il reintegro dell'insegnante non riconfermato. "Un incontro ristretto avviene il 24 luglio - spiega una mamma - ma senza grandi risposte.
Anzi.
Il vicepreside viene destituito, un insegnante anticipa che andr in pensione e non inizier neppure l'anno scolastico, un altro ancora scrive una lettera di commiato alle famiglie. "L'avessimo saputo prima - prosegue - forse avremmo valutato altre opzioni.
Ma ci troviamo a settembre, abbiamo saldato la retta (circa 4600 euro per le superiori) e solo ora siamo stati messi di fronte a queste novit".
"Le scuole permettono la mobilit degli studenti" tira dritto Monti, come a dire che se uno vuole, pu anche cambiare. "Quello che facciamo - ha proseguito -  per il bene dei ragazzi, per il loro futuro.
Non faremo mica una cosa contro di loro, no? La scuola attuale non risponde pi ai bisogni di oggi.
Il 65% dei bambini che oggi sono alle elementari far un lavoro che oggi non esiste.
La scuola non deve preparare al passato.
Deve preparare a un futuro che non conosciamo.
La sfida non  insegnare di pi. E' insegnare meglio ci che conta davvero.
Chiediamo alle famiglie fiducia, dialogo, coerenza educativa, tempo e responsabilit condivisa".
Raffaella Vittadello.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
