ALBERONI.
Pronti a spostare le capanne, nel periodo invernale, pi verso il ristorante in modo da creare il cordone dunale a protezione dalle violente mareggiate, non a circa 50 metri dalla battigia, come previsto dal progetto del Consorzio Venezia Nuova, ma a 200. Questa l'alternativa che il gestore dello stabilimento balneare "Bagni Alberoni" al Lido ha studiato insieme ai suoi tecnici incaricando avvocatI e un perito di approntare un vero e proprio progetto tecnico con tutti i dettagli, rilievi e misurazioni.
La controproposta  stata illustrata nei giorni scorsi in spiaggia.
Sono in tanti tra clienti ed estimatori ad essersi mobilitati, anche con una raccolta firme, per chiedere che uno degli stabilimenti balneari pi suggestivi dell'isola non venga stravolto.
Stefano Bartoli lo gestisce da oltre trent'anni con passione e dedizione.
Contro il progetto del Consorzio l'attuale gestore ha presentato gi un ricorso al Tar. "Ma noi desideriamo chiudere la vicenda in modo bonario - ha spiegato Bartoli - non ci interessa il clamore.
Vogliamo solo far capire che la nostra proposta  migliore, pi funzionale anche alle criticit che ci sono segnalate, in quanto una duna in quella posizione consente di tutelare l'isola e di fare in modo che qualora mai dovesse arrivare un'onda lo farebbe con minor forza perch pi distante dalla battigia.
Lo abbiamo spiegato con i tecnici e i dati alla mano, che la nostra spiaggia ha una maggiore profondit che arriva anche a cinque volte tanto rispetto agli altri stabilimenti.
Noi chiediamo niente pi che lo stesso trattamento di tutte le altre spiagge e di poter continuare a lavorare". Il gestore  molto chiaro. "Se fosse realizzato il progetto del Consorzio per noi vorrebbe dire chiudere e non mettere in difficolt soltanto noi, ma mettere in ginocchio tutto il paese degli Alberoni.
Il nostro progetto ci consente invece di creare un riparo d eventuali rischi ma anche di continuare a lavorare.
Non possiamo accettare che il nostro stabilimento venga tagliato a met". La spiaggia scelta da Luchino Visconti per girare il film "Morte a Venezia"  in pericolo. "Il gestore  il primo che vuole mettersi al riparo da eventuali danni portati da violente mareggiate - conclude Stefano Bartoli - ma non in questo modo.
L'alternativa c', lo abbiamo dimostrato e sono naturalmente anche pronto a farmi carico di spostare tutte le capanne.
La soluzione non pu essere quella del Consorzio che pensa ad un manufatto che  molto impattante e sbarra, anche come visuale tutta la prima fila.
Se si deve cambiare, la nostra proposta  nettamente migliore".
Lorenzo Mayer.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
