IL CASO.
MESTRE Si sono confrontati, perlopi in silenzio e tra di loro, per giorni, presi in contropiede e scossi dall'annuncio di quella "grande manifestazione e sciopero" che Prince Howlader aveva lanciato la scorsa settimana dopo lo stop al progetto della moschea di via Giustizia deciso dal sindaco Simone Venturini e dall'intera amministrazione di centrodestra.
E oggi, a sorpresa, decideranno di parlare tutti insieme per chiarire che la comunit islamica bengalese (o comunque gran parte della comunit che conta ormai oltre ventimila cittadini tra Mestre, Marghera e Venezia) non  assolutamente su quella posizione.
Forse non sar una "resa dei conti", ma l'appuntamento in programma oggi pomeriggio, dalle ore 17 alle 20 e che sar ospitato negli spazi della Chiesa della Resurrezione di via Palladio a Marghera, rischia davvero di mettere all'angolo i "Giovani per l'umanit", cio l'associazione di Howlader che vuole realizzare a tutti i costi la moschea.
L'INVITO.
L'hanno chiamata "conferenza stampa" ma, di fatto,  una chiamata a raccolta di "tutti i cittadini bengalesi di Venezia, Marghera e Mestre" per dire, in estrema sintesi, che sul tema della moschea "non siamo disposti allo sciopero". Ad organizzare l'incontro - che  stato ovviamente esteso anche alla stampa locale proprio per spiegare alla citt che la comunit bengalese  pacifica e non intende rivendicare in questo modo l'esigenza di realizzare una moschea - sarebbero gli esponenti di diversi centri culturali islamici della citt, decisi a prendere le distanze dal progetto di Howlader come dalle posizioni integraliste espresse in questi giorni dall'imam di via Piave, Arif Mahmud. "Nell'attuale contesto, all'interno della comunit bengalese residente in citt,  in corso un dibattito riguardante la questione della moschea - si legge nel manifesto in due lingue (bengalese e italiano) diffuso ieri via web sui canali social -. A tale proposito una persona ha indetto un cosiddetto sciopero, presentandolo come iniziativa per ottenere le richieste e i diritti relativi alla moschea". Pur senza citarlo direttamente, il riferimento a Prince Howlader  pi che evidente. "Noi, per, non siamo favorevoli a questo cosiddetto sciopero - prosegue l'invito a partecipare -, in quanto riteniamo che possa mettere la comunit bengalese in una situazione di difficolt e di rischio.
Per questo motivo invitiamo tutti i rappresentanti e i leader della comunit (politici, apartitici, sociali e culturali) affinch possano essere presenti, ascoltare le nostre motivazioni e conoscere la nostra posizione".
PRESA DI DISTANZA.
Tutto il contrario di quella "chiamata alle armi" lanciata pochi giorni fa per difendere il progetto della moschea perch, come spiegano tanti cittadini di origine bengalese che risiedono e lavorano in citt, "ora ci sentiamo insicuri e visti come degli "agitatori", mentre noi vogliamo continuare a vivere tranquillamente rispettando le leggi italiane".
Difficile prevedere quanti parteciperanno all'incontro di oggi, ma il tam tam dell'appuntamento  iniziato a circolare nelle prime ore di ieri pomeriggio sottolineando che "una massiccia presenza, partecipazione e collaborazione contribuir a rendere la nostra iniziativa ancora pi forte".
Sciopero per la moschea a parte, a preoccupare la forte componente moderata delle comunit islamiche (non solo bengalesi) sono state in questi giorni anche le prese di posizioni di Arif Mahmud, l'imam del centro culturale Ittihad di via Piave il quale, pur non essendo direttamente coinvolto nel progetto di via Giustizia, ha tuonato contro la societ occidentale, le donne, vizi come l'alcol e il gioco d'azzardo, e l'islamofobia. "Anche queste sono posizioni personali che non riflettono in alcun modo quelle delle nostre comunit, ma che ci danneggiano tutti", commenta uno degli esponendi coinvolto nell'organizzazione dell'incontro di oggi a Marghera.
F.Fen.
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