PORTOGRUARO.
Tre etti di cocaina sequestrati, una rete familiare smantellata e una fuga disperata finita ad Alicante: ecco come i carabinieri di Portogruaro hanno ricostruito il puzzle di una complessa organizzazione criminale.
Una storia che sembra un film d'azione o la trama di una serie tv, e che invece si  consumata interamente sulle strade e nei casolari del Veneto orientale, per poi allungarsi fino alle coste della Spagna.
Cinque arresti complessivi.
Tre etti di cocaina sottratti al mercato dello spaccio locale.
E soprattutto, la dimostrazione che, di fronte alla determinazione degli investigatori, la fuga anche quella oltre confine dura sempre troppo poco.
LA VICENDA.
Tutto comincia a gennaio, quando i militari del nucleo operativo della compagnia di Portogruaro individuano una prima pista.
Due uomini di nazionalit albanese alloggiano in un bed & breakfast a Torre di Mosto.
Si tratta di un'infiltrazione apparentemente innocua, se non fosse che all'interno della struttura gli investigatori scovano il primo indizio concreto che li porter ad aprire il caso: un etto di cocaina nascosto con cura, pronto a sballare le piazze dell'area portogruarese.
Ma  soltanto la punta dell'iceberg. Le indagini, serrate e capillari, conducono rapidamente i carabinieri al comune limitrofo di Ceggia.
Qui gli uomini dell'Arma mettono sotto osservazione una seconda abitazione.
Una casa cantoniera dismessa, un vecchio casolare abbandonato.
Ed  proprio nell'intercapedine di quell'edificio che vengono ritrovati altri due etti di cocaina, in parte gi suddivisa in dosi pronte per lo smercio, insieme anche a bilancini di precisione e materiale da confezionamento.
E' il momento del blitz. I carabinieri intervengono per bloccare i due complici intenti a recuperare il carico.
La reazione  immediata e violenta.
Uno dei due viene immobilizzato dopo una dura colluttazione.
L'altro, un trentatreenne albanese, tenta il tutto per tutto: sale a bordo della propria auto e parte a tutta velocit, travolgendo e ferendo uno dei militari dell'Arma prima di scomparire.
Un'aggressione brutale, uno strappo che segna la svolta.
Perch da quel momento in poi, per i carabinieri di Portogruaro catturare il fuggitivo diventa una priorit assoluta.
E mentre il primo arrestato finisce in custodia cautelare, la rete dello spaccio non smette di muoversi.
Con la primavera scatta la seconda fase dell'operazione.
Gli investigatori stringono il cerchio attorno alla cerchia relazionale del latitante, coordinati dal pubblico ministero Giorgio Gava e Marco Magini.
Viene arrestato il fratello dell'uomo fermato precedentemente.
Poi, a stretto giro, finisce in manette anche un secondo fratello.
Per ultimo, un terzo connazionale, tutti ritenuti parte integrante della medesima filiera dello spaccio.
Cinque pedine su sei vengono posizionate sulla scacchiera della giustizia.
Manca soltanto lui, l'uomo della fuga di gennaio, il trentatreenne accusato non solo di detenzione di stupefacenti ma anche di lesioni personali aggravate e resistenza a pubblico ufficiale.
IL FUGGITIVO.
L'uomo prima si ripara in Albania, cercando di fare perdere le proprie tracce sfruttando i confini balcanici, e poi si sposta in Spagna.
I militari del nucleo operativo di Portogruaro per non hanno mai smesso di tracciarlo.
Attraverso un'attenta analisi dei flussi e delle comunicazioni, riescono a risalire all'utenza telefonica spagnola utilizzata dal ricercato.
Da quel momento, il quadro si ricompone con precisione: la procura della Repubblica in tribunale a Venezia chiede e ottiene un mandato di cattura internazionale.
A inizio agosto scatta la trappola.
Grazie alle coordinate e ai dati forniti punto per punto dai carabinieri di Portogruaro, la guardia civil spagnola intercetta l'uomo in territorio iberico.
L'arresto  immediato, le procedure di estradizione sono veloci.
Nel tardo pomeriggio del 19 agosto, l'epilogo: l'uomo  stato preso in consegna dalle autorit italiane ed  stato ristretto nella casa circondariale di Regina Coeli a Roma, a disposizione dell'autorit giudiziaria veneziana.
Marco Corazza.
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