SCORZE'.
Dal nome di chi l'ha assoldato alle ragioni del rancore contro la 32enne mestrina, fino ad arrivare al metodo usato per sfigurarla, a come si sia procurato l'acido, persino a come l'ha portato con s, superando i controlli aeroportuali.
Leo Dimovski, il giovane macedone in arresto per aver ferito con un liquido corrosivo una donna, due mesi fa a Peseggia di Scorz, ha fornito moltissimo materiale ai carabinieri.
Non tutta la sua storia, per, risulta credibile: proprio il viaggio in aereo con un flacone di una sostanza chiaramente proibita dalle norme internazionali, ad esempio, suona come un'invenzione; nel mondo post 11 settembre, dove in volo non  ammessa neppure una bottiglietta d'acqua minerale, come avrebbe fatto un pregiudicato a imbarcarsi assieme a mezzo litro di acido?
La procura sta aspettando il risultato della perizia sul telefono, quando gli esperti informatici avranno "aperto" e analizzato quel cellulare usa e getta, infatti, sar possibile studiare i tabulati, i messaggi, le chiamate, ed  facile indovinare che l in mezzo ci sar anche il contatto del mandante.
Intanto, agli investigatori resta ancora molto lavoro da fare: ci sono oltre due ore di interrogatorio da verificare, un'intera versione dei fatti raccontata dal carcere, a cui per  difficile credere in assenza di riscontri concreti - anche perch la prima ammissione del 22enne  stata per confermare di essere stato pagato da qualcuno per fare ci che ha fatto, e chiss quali altri indicazioni gli erano quindi state fornire assieme al compenso da 3.500 euro.
LA VICENDA.
Dimovski davanti al giudice Andrea Innocenti aveva ammesso di essere arrivato in Italia da poco, il suo ingresso nel Paese mirato esclusivamente ad eseguire il lavoro che gli era stato commissionato dalla persona che ha indicato come il suo unico contatto e che sarebbe un suo connazionale, ma non l'amante "scatolettista" della vittima, n la sua ex moglie - invece ha parlato di un altro tipo di giro losco in cui sarebbe rimasta invischiata la 32enne.
Atterrato a Roma (non dalla sua Skopje, nel nord della Macedonia, dove infatti era indicato come latitante, due condanne a quattro anni per furto tutte da scontare), il 22enne non avrebbe potuto contare su alcun tipo di appoggio sul suolo italiano: inquadrato come senza fissa dimora al momento del suo arresto alla stazione di Venezia, il 27 giugno, aveva in tasca 3400 euro in banconote da cento, oltre a qualche moneta sparsa; addosso anche un cellulare usa e getta, lo stesso che aveva acquistato la mattina dell'agguato, a Padova.
E' stata proprio quell'utenza mai registrata prima in zona a restituire ai carabinieri il nome e il cognome di Dimovski, che per attivarla ha dovuto presentare un documento d'identit. L'accusato ha confermato di aver ricevuto indicazioni precise sul suo bersaglio: dove e quando trovarla, cosa fare, e nel corso della giornata del 26 giugno quel numero di cellulare  stato usato pi volte, non solo alle 21.50, per la chiamata che ha tradito la sua presenza a Peseggia.
Gi.Co.
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