QUINTO.
"Non sono stato io.
Il mio mezzo ha sensori di ogni genere e pure le telecamere: se avessi urtato una persona avrebbe iniziato a suonare e me ne sarei accorto.
E' stata la macchina che procedeva dietro di me, quando io ero gi entrato nella rotonda". Sono queste le prime parole che, l'autista del camion della ditta Bertoldero Autotrasporti di Quinto, ora indagato per omicidio stradale, ha pronunciato quando gli agenti della polizia locale di Santa Maria di Sala sono arrivati sul luogo dell'incidente in cui marted ha perso la vita la giovane Mariama Barry, all'intersezione tra la strada regionale 515 e via Desman, nella frazione di Stigliano di Santa Maria di Sala.
LA DINAMICA.
Mariama stava attraversando la strada, diretta alla fermata del bus che da Stigliano di Santa Maria di Sala l'avrebbe portata fino a Mestre, per il suo primo giorno di lavoro.
Sarebbe salita sull'autobus della linea 8E, avrebbe vestito la divisa di McDonald's e cercato di guadagnare quanto pi possibile per potersi pagare sia le lezioni di guida sia l'universit, che avrebbe iniziato a frequentare a Padova tra meno di un mese.
Invece, la ventenne sul lato opposto di via Desman non ci  mai arrivata.
La giovane, italiana di origini guineane,  stata colpita dal camione della ditta trevigiana, poi travolta da un furgone Fiorino bianco, devastata dalle ferite, morta sull'asfalto.
La tremenda sequenza che marted mattina  costata la vita a Mariama, per, potrebbe non corrispondere a quanto ricostruito nelle prime ore che hanno seguito l'incidente di Tre Ponti: il camionista della Bertoldero aveva subito negato di aver investito la ventenne, e in effetti sulla carrozzeria del mezzo pesante non sono stati individuati segni evidenti che raccontino l'impatto.
La giovane di origini guineane, oltretutto, era affetta da anemia falciforme, mancamenti e malori improvvisi non le erano certo estranei - e la camminata sotto il sole fino alla rotonda di Stigliano potrebbe aver giocato un ruolo importante in questo senso.
Ecco perch, a ventiquattro ore dalla tragedia, la procura di Venezia ha deciso di approfondire l'accaduto: il pubblico ministero Giovanni Zorzi ha infatti scelto di richiedere un'autopsia sul corpo di Barry, e se neppure il medico legale potr facilmente distinguere l'origine delle ferite, distinguendo tra quelle causate da un furgone e quelle provocate da un tir, avr invece modo di verificare la presenza di eventuali aneurismi.
Neppure la videosorveglianza stradale del Comune ha registrato nulla, ma per un altro motivo: il sistema infatti  scollegato, ancora da un guasto di mesi fa.
Ecco perch, oltre all'autopsia, sar necessaria anche la perizia dinamica sui due mezzi sequestrati.
I due conducenti che li guidavano sono entrambi indagati per omicidio stradale: qualunque sia la verit che emerger dalle analisi, l'iscrizione nel fascicolo  fondamentale per permettere ai due di nominare i propri periti di parte.
LA VITTIMA.
Mariama, soltanto un paio di mesi fa, aveva superato l'esame di maturit all'istituto "Ettore Majorana" di Mirano (Venezia). Da poco aveva iniziato a studiare per prendere la patente e si era iscritta all'Universit di Padova, dove tra un paio di settimane avrebbe iniziato a frequentare la facolt di Relazioni internazionali per inseguire il sogno di aiutare pi persone possibili all'estero a curare malattie invalidanti come l'anemia falciforme, quella stessa con cui lei conviveva dalla nascita.
Intanto ieri, nella casa in cui Mariama viveva con i genitori e quattro sorelle in via Giotto a Stigliano, porte e cancelli erano aperte.
Un via vai di amici, parenti e conoscenti portava piccoli doni e segni di vicinanza alla famiglia, distrutta dal dolore.
Se la ventenne verr sepolta a Santa Maria di Sala, non  ancora stato deciso: "Casa sua  qui, noi siamo qui", ha per precisato il padre, lasciando gi intendere quella che sar la loro scelta.
Tenere la propria "bambina" accanto a s.
Giacomo Costa.
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