IL CASO.
ROVIGO Doveva essere la serata delle risposte.
Per il Comitato No Fir, invece,  diventata quella delle domande rimaste appese e dei "refusi" scoperti fra le carte di un progetto da 40 milioni di euro.
E soprattutto della definitiva rottura con il sindaco Valeria Cittadin. Il giorno dopo l'incontro che ha riempito la tensostruttura di Borsea, gli oppositori alla fabbrica di lana minerale prevista a San Sisto non fanno sconti ad alcuno.
A cominciare proprio dal primo cittadino, accusato di essere rimasto distante dalle paure di chi chiedeva rassicurazioni sulla salute. "Non ha avuto, secondo noi, un atteggiamento accogliente nei confronti della cittadinanza.
Lo abbiamo trovato molto poco empatico verso le nostre paure e verso il terrore delle madri per il futuro dei propri figli". E quello che doveva essere un confronto, secondo i No Fir, confronto non  stato. "Ci saremmo aspettati un approccio di partecipazione e di comprensione, un venirsi incontro per vedere come sistemare le cose, non un rimbalzo alla Provincia e ai tecnici, come se la questione non riguardasse direttamente il Comune".
LA FORMALDEIDE.
Ed  sulla salute che il Comitato alza ulteriormente il tiro.
I No Fir tornano sulla formaldeide, sostanza, sottolineano, che  classificata dalla Iarc come cancerogena per l'uomo.
Citano anche uno dei consulenti ai quali si sono affidati per esaminare il progetto, Edoardo Bai: "La formaldeide  cancerogena e ha un limite molto basso". Secondo il Comitato, la Fir specifica nel progetto che emissioni di formaldeide ci saranno e ne affida le stime quantitative a un software.
Stime, sostengono gli oppositori, che non sarebbero al momento verificabili concretamente, trattandosi del primo insediamento dell'impianto. "Temiamo fortemente che anche queste stime possano essere poco accurate e che non siano state effettuate con le dovute attenzioni".
I "REFUSI".
A far infuriare il Comitato sono soprattutto alcuni passaggi della documentazione emersi durante il confronto.
I No Fir sostengono che negli atti si faccia riferimento all'arrivo delle materie prime "da Oriente via container", ricercando possibili soluzioni per farle giungere al porto di Marghera. "Alla nostra domanda i rappresentanti di Fir sono rimasti molto sorpresi nell'apprendere questa notizia della quale, a loro dire, non avevano idea fosse contenuta nel progetto.
Un refuso non di poco conto".
E non sarebbe l'unico.
Il Comitato cita un altro passaggio secondo cui "tutto il materiale rifondibile pu essere reimmesso nel forno, compresi rifiuti in lana minerale derivanti da costruzioni e demolizioni". Anche in questo caso, affermano i No Fir, sarebbe stato necessario mostrare dove l'indicazione fosse contenuta e Fir avrebbe parlato di un refuso. "Un refuso incredibile, che cambia completamente la tipologia delle materie prime utilizzate.
Come possiamo fidarci di una ditta che non sa nemmeno cosa  scritto nella Via che ha presentato?".
I FORNI.
Un'altra contestazione riguarda l'alimentazione dell'impianto. "Non abbiamo avuto modo di smentire alcune affermazioni di Fir, come quella secondo cui l'impianto di combustione sar completamente elettrico.
Questo non  vero: quattro dei cinque forni saranno alimentati a metano", affermano i No Fir. Sullo studio condotto con l'universit Ca' Foscari di Venezia, il Comitato sottolinea come il progetto per eliminare la formaldeide preveda "l'utilizzo di almeno il 90% di materia prima" proveniente, tra l'altro, da scarti di altiforni, aggregati di acciaierie, lavorazioni del basalto e della ceramica e rottami di vetro non riciclabili.
Rimangono, infine, le due domande che il Comitato sostiene siano rimaste senza risposta. "Quali sono le aziende che forniranno le materie prime, di che tipo saranno e da dove arriveranno? E quale sar il vantaggio per la cittadinanza?".
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