IL PERSONAGGIO.
Se qualcuno pi curioso o solo per mettere alla prova la nostra conoscenza chiedesse a bruciapelo di spiegargli in poche parole chi era Giambattista Conti, nobile e poeta di Lendinara, che sapremmo rispondere? Molto poco o forse nulla, a parte che nel suo paese di origine gli hanno dedicato una via prospiciente il palazzo dove abit. Per il resto, per la maggioranza anche dei suoi concittadini,  rimasto un illustre sconosciuto di cui si  parlato poco per il poco di appariscente che ha lasciar ai posteri.
Solo l'Enciclopedia Treccani fa un cenno sostanziale e Giulio Natali nel volume dedicato al Settecento nella Storia Letteraria d'Italia, edito dalla Vallardi, ne cita appena il nome.
Eppure...
Il poeta lendinarese Giambattista Conti nel secolo dei Lumi fu una figura interessante di divulgatore e di mediatore culturale, una figura di spicco che nel secondo Settecento contribui a fare conoscere in Italia la letteratura spagnola, superando pregiudizi e chiusure nazionali.
Non  importante il cammino che uno fa, importante  l'impronta che lascia, si potrebbe dire di lui con riferimento alla cultura europea dei suoi tempi.
Da una piccola citt del Polesine, riusc, infatti, a diventare un interprete dell'Europa delle lettere e nel farlo lasci un messaggio che conserva ancora oggi una sorprendente attualit: la cultura vive davvero solo quando accetta il confronto, il dialogo e la contaminazione tra civilt differenti.
Allora, la sua opera rappresenta uno dei primi esempi di autentica "mediazione culturale" europea, fondata sul confronto fra civilt letterarie differenti ma accomunate da un ideale classico di armonia e di misura.
LENDINARA, PADOVA, SPAGNA.
Nacque a Lendinara il 22 ottobre 1741 da una nobile famiglia di origini lombarde stabilitasi nel Polesine fin dal Quattrocento.
Il padre, Marino Conti, apparteneva a una tradizione aristocratica attenta alla formazione umanistica, mentre la madre Elisabetta Zoja proveniva dalla nobilt di Este.
Il giovane Giambattista ricevette fin dall'infanzia un'educazione accurata sotto la guida dell'abate Antonio Maria Griffi, pure lendinarese, destinato a diventare prima abate presso il Santuario della Madonna del Pilastrello di Lendinara al posto dello zio, padre Giacomo Maria, e poi Generale dell'intero Ordine degli Olivetani con sede a Roma.
Successivamente si trasfer all'Universit di Padova, dove studi giurisprudenza laureandosi nel 1766. Gli anni padovani furono decisivi per la formazione intellettuale di G.B.Conti.
In quell'ambiente vivace e colto entr in contatto con figure importanti della cultura italiana, come Melchiorre Cesarotti, Gaspare Gozzi e l'abate Clemente Sibiliato.
Grazie a questi rapporti matur un forte interesse per la letteratura e la poesia.
Sebbene avesse intrapreso con successo la carriera forense a Venezia, prefer presto dedicarsi alle lettere.
Fondamentale nella sua vita fu l'incontro con la cultura spagnola.
Nel 1768 si rec per la prima volta a Madrid, ospite dello zio Tullio Antonio Conti, ufficiale delle guardie del re di Spagna.
Qui fu introdotto negli ambienti culturali pi prestigiosi della capitale e conobbe importanti letterati spagnoli, tra cui Nicols Fernndez de Moratn e Casimiro Gmez Ortega.
Frequent inoltre il cenacolo della "Fonda de San Sebastin", luogo di incontro di intellettuali illuministi.
La permanenza in Spagna, durata quasi vent'anni, segn profondamente la sua attivit letteraria.
Conti comprese la ricchezza della tradizione poetica castigliana in un momento in cui in Italia la cultura spagnola era ancora guardata con diffidenza.
Intu invece il valore europeo della poesia del Siglo de Oro e si propose di divulgarla presso il pubblico italiano.
Il primo risultato di questo progetto fu la traduzione dell'Egloga prima' di Garcilaso de la Vega, pubblicata a Madrid nel 1771 con testo italiano a fronte.
L'opera ottenne successo e incoraggi Conti a intraprendere un lavoro pi ambizioso e tra il 1782 e il 1790 cur l'edizione in quattro volumi della Coleccin de poesas castellanas traducidas en verso toscano, stampati dalla Stamperia Reale di Madrid. Conti vi raccolse i testi dei maggiori poeti spagnoli, accompagnandoli con introduzioni storiche, note critiche e riflessioni estetiche.
Il valore della Coleccin non consiste soltanto nell'accuratezza filologica o nell'eleganza delle traduzioni, ma soprattutto nell'atteggiamento culturale che la sostiene.
Conti cerca di dimostrare ai lettori italiani che la poesia spagnola possiede dignit artistica pari a quella italiana e francese.
IL RITORNO IN ITALIA.
Nel 1790 Conti rientr definitivamente in Italia, stabilendosi tra Ferrara e Lendinara e qualche anno dopo pubblicava a Padova un suo poema sacro di quattro canti dedicato alla Incoronazione della Immagine di Maria Vergine, detta del Pilastrello, un carme secolare a carattere religioso, molto di moda in quel tempo, che faceva seguito a Capitolo in lode di Maria Vergine, del 1763, che aveva dedicato al suo maestro, l'abate Griffi.
Continu a coltivare interessi letterari ma partecip anche alla vita politica durante il periodo napoleonico.
Dopo la caduta della Repubblica di Venezia fu nominato presidente della municipalit di Lendinara e nel 1801 prese parte alla Consulta di Lione della Repubblica Italiana e successivamente fu viceprefetto del Polesine e membro della Corte di giustizia di Ferrara.
La sua attivit politica indica in lui un intellettuale inserito nel clima riformatore dell'et napoleonica che, tuttavia non abbandona mai la poesia tanto che nel 1819 pubblic a Padova la Scelta di poesie castigliane del secolo XVI, che ampliava i lavori madrileni.
Mor nel palazzo di famiglia a Lendinara il 7 dicembre 1820, dopo la perdita della moglie Sabina e dell'ultima dei suoi otto figli.
LA SUA MODERNITA'.
I contemporanei gli tributarono grande stima: persino Carlo Gozzi celebr in versi il poeta polesano, riconoscendogli il merito di aver restituito dignit e gusto classico alla poesia del suo tempo.
Dal punto di vista critico, Conti non fu un poeta innovatore n autore di grandi opere originali; la sua importanza deriva soprattutto dal ruolo di traduttore e divulgatore culturale.
Oggi meriterebbe di essere riscoperto non solo come elegante traduttore, ma come simbolo di una cultura aperta e internazionale.
Oggi, per, il suo nome  quasi dimenticato fuori dagli studi specialistici.
Eppure la sua vicenda parla direttamente al nostro presente.
Nel contesto attuale di rapporti culturali problematici la sua esperienza ricorda che l'Europa non nasce soltanto dai trattati politici o dalle istituzioni economiche, ma da una lunga storia di traduzioni, incontri e contaminazioni.
La letteratura, per lui, era uno spazio aperto, attraversato da influenze reciproche e capace di costruire ponti dove la politica spesso innalza muri.
Questa forse  l'impronta del suo passaggio che lo rende ancora moderno.
Adriano Romagnolo.
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