L'INCHIESTA.
PADOVA Sar pronunciata il prossimo 8 settembre la sentenza sullo scandalo della maxi frode "carosello" milionaria che vede alla sbarra ventidue persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata ad una serie di reati fiscali, come l'evasione Iva, il riciclaggio e l'autoriciclaggio, con complessivi 63 capi d'imputazione.
Davanti al giudice dell'udienza preliminare Elena Lazzarin il pubblico ministero di Eppo (la Procura Europea) Donata Costa ha gi chiesto undici condanne in rito abbreviato per oltre quindici anni di reclusione.
Gianni Mion, 60 anni, di Grisignano di Zocco (Vicenza), ma di origini padovane, rischia un anno di reclusione, con pena sospesa.
I rimanenti imputati non hanno scelto invece riti alternativi e rischiano di dover affrontare un processo.
Tra loro figurano anche due padovani: Alessandro Schiavon, 47 anni, residente in citt, e Loris Virginio Vignando, 73 anni, di Abano.
L'OPERAZIONE.
L'operazione condotta dalla Guardia di Finanza aveva portato, nel gennaio 2023, al sequestro di 58,4 milioni di euro, di cui circa 26,7 milioni di Iva.
Era la conseguenza di una lunga serie di verifiche fiscali condotte dalle Fiamme gialle di Bolzano tra il 2017 e il 2019 e che avevano portato alla luce una serie di presunti illeciti di natura fiscale commessi da alcune societ specializzate nel commercializzare materiale per stampanti e strumenti informatici.
Trentaquattro le persone finite sotto inchiesta.
Secondo l'accusa la merce, proveniente dalla Repubblica Ceca o dalla Slovacchia, veniva inizialmente ricevuta da societ comunitarie che operavano in regime di sospensione Iva in quanto le cessioni erano dichiarate all'interno dell'ambito europeo.
In un secondo momento intervenivano le cosiddette "cartiere", societ che omettevano la dichiarazione e il pagamento delle imposte.
Infine la merce veniva "filtrata" da ulteriori societ il cui ruolo era quello di piazzare la merce sul mercato, a prezzi concorrenziali in quanto non gravati dall'Iva.
Dal 1 giugno 2021  diventata operativa la Procura europea, competente per tutte le frodi comunitarie, e cos il fascicolo d'indagine  stato trasmesso alla sede di Venezia che ha individuato la provincia di Padova come sede della presunta associazione per delinquere.
Secondo l'accusa i veri cervelli dell'organizzazione erano Francois e Mattia Borgato, di 58 e 34 anni, padre e figlio, residenti nel Piovese, che nel marzo di due anni fa avevano rimediato condanne in rito abbreviato per sei anni e due mesi a testa.
Assieme a loro erano stati condannati anche Isabella Bianchin, 53 anni, di Padova, contabile nella ditta Crown Srl (due anni e due mesi di reclusione) e Than Le Nguyen, 46enne vietnamita residente a San Giorgio delle Pertiche (due anni e un mese).
Con i proventi dell'evasione fiscale i Borgato avevano accumulato un ricco patrimonio, tra cui una Ferrari California, una Bmw M4 e numerosi immobili, nove dei quali erano finiti sotto sequestro.
L'attivit di riciclaggio del denaro si era concretizzata in remunerativi investimenti nel settore turistico e immobiliare, in Italia e all'estero (Repubblica Ceca e Kenya), nel campo della ristorazione, e anche nell'acquisto di criptovalute come i bitcoin.
Luca Ingegneri.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
