IL DETTAGLIO.
PADOVA Non sono soltanto pollini, acari e alimenti a poter scatenare una reazione allergica.
Anche gli animali possono essere coinvolti: vespe e calabroni, innanzitutto, ma anche cani, gatti e conigli.
Per gli amanti dei gatti, per, c' una buona notizia: un mangime particolare che riesce a limitare l'effetto dell'allergene salivare che scatena l'allergia.
Curiosit a parte Antonella Muraro, responsabile del Centro di specializzazione regionale per le allergie alimentari, richiama innanzitutto l'attenzione sugli imenotteri, il gruppo che comprende api, vespe e calabroni.
"L'allergia al veleno degli imenotteri spiega pu interessare anche persone che non appartengono a categorie considerate abitualmente a rischio, come gli apicoltori.
Mi spiego: una persona pu essere punta occasionalmente e scoprire proprio in quell'occasione di essere allergica.
La reazione pu essere estremamente rapida, da 2 a 3 minuti, e arrivare all'anafilassi anche con pericolo di vita.
Per tale motivo sarebbe opportuno che le categorie a rischio fossero dotate del farmaco salvavita cio l'adrenalina auto-iniettabile.
Una reazione sistemica alla puntura di ape o vespa non va mai sottovalutata, perch una successiva puntura pu provocare nuovamente una reazione grave che, se non tratta tempestivamente con l' adrenalina, pu portare anche alla morte.
La valutazione specialistica permette di stabilire il rischio e, quando indicato, di avviare l' immunoterapia specifica che  l' unica terapia veramente efficace.
Diverso  il meccanismo delle allergie agli animali domestici.
Cane, gatto, cavallo e coniglio possono infatti, con il loro pelo, possono essere fonte di allergeni. "In realt precisa la professoressa Muraro nel caso del gatto ci che scateana l'allergia non  precisamente il pelo ma una proteina contenuta nella saliva e che poi il gatto "spalma" sul pelo, che in casa  molto persistente: rimane fino a 10 anni dopo la morte dell'animale". Nel caso del gatto, per, c' una buona notizia. "Esiste un alimento per gatti spiega Muraro destinato agli animali che vivono in case dove  presente una persona allergica.
Il mangime contiene un anticorpo monoclonale che si lega all'allergene presente nella saliva del gatto, l'animale lo ingerisce insieme al cibo e lo elimina successivamente.
In questo modo diminuisce la quantit di allergene attivo che viene dispersa nell'ambiente".
Secondo l'esperta, gli studi hanno evidenziato gi dopo tre settimane una riduzione importante dell'allergene presente nell'ambiente e, di conseguenza, un possibile beneficio per le persone sensibilizzate.
Non significa che il gatto diventi realmente "anallergico": il suo organismo continua a produrre l'allergene, ma una parte viene neutralizzata prima di poter esercitare il proprio effetto.
Per questo, quando un bambino manifesta sintomi in presenza di un animale, la prima cosa da fare non  necessariamente allontanare l'animale di casa, ma identificare con precisione la sostanza responsabile attraverso una valutazione allergologica.
Anche in questo campo una diagnosi corretta permette di evitare restrizioni inutili e, soprattutto, di scegliere le strategie pi efficaci per ridurre l'esposizione all'allergene.
La gestione  invece completamente diversa quando l'allergia riguarda il veleno di un imenottero: in quel caso una precedente reazione sistemica non va sottovalutata, perch una successiva puntura pu provocare nuovamente una reazione grave che, se non curata repentinamente, pu portare anche alla morte.
La valutazione specialistica permette di stabilire il rischio e, quando indicato, di avviare la terapia specifica.
s.q.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
