MONTAGNANA.
"Oggi ereditiamo una sorella, un fratello, una madre, un padre". E' la promessa che gli amici di Borgo San Marco hanno fatto a Niccol Camon davanti a un duomo che ieri mattina faticava a contenere quanti sono arrivati per l'ultimo saluto.
Il 24enne  morto gioved 27 agosto nello scontro frontale di via Saoncella: la sua Lancia Ypsilon si  urtata con una Renault Megane e il giovane  deceduto sul colpo per le ferite riportate.
La chiesa era gremita soprattutto di giovani, tra compagni di squadra, conoscenti e chi ha avuto la fortuna di incontrarlo.
IL DOLORE.
Il primo abbraccio  andato alla mamma Nadia, al pap Emanuele, al fratello Alessandro, alla sorella Giorgia e alla fidanzata Sofia.
Nelle prime file c'era la squadra del Nuovo Ponso Ospedaletto con la maglia di rappresentanza, i colori che Nico aveva appena iniziato a vestire senza fare in tempo a giocare una gara ufficiale, e accanto i ragazzi delle societ in cui aveva giocato, anche loro con le divise sociali.
La bara  stata portata a spalla da famigliari e amici, tra i quali il pap.
L'OMELIA.
"Nessuno  esperto di fronte alla morte, che ci trova sempre impreparati.
Per fortuna non  obbligatorio parlare: un buon silenzio le persone colpite sanno decifrarlo subito", ha detto monsignor Lucio Monetti, che ha scelto il Vangelo di Giovanni con la risurrezione di Lazzaro e ha costruito l'omelia sulla domanda di Marta: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto". "Quante volte in questi giorni ci siamo ripetuti "si poteva fare cos o diversamente" - ha proseguito il celebrante -. Ventiquattro anni sono pochi.
Non ci rassegniamo.
Tante domande, quasi nessuna risposta". La fede, ha aggiunto, d un'altra misura al tempo: "Una persona pu vivere settanta, ottanta anni.
Niccol  morto a ventiquattro.
Ma non  il tempo che passa a dare valore alla nostra vita.
Guardata senza l'appoggio della fede, la morte di un ragazzo ci sembra qualcosa di non umano, eppure  stata vinta da Ges nella sua risurrezione.
L'ultima parola  sempre la speranza della vita eterna.
E a questo "per sempre" affidiamo la storia di Niccol".
I RICORDI.
Prima di concludere il parroco ha fatto alzare in piedi compagni di squadra e amici, chiedendo loro di accogliere sempre i pi fragili, di valorizzarli e includerli, come sapeva fare Nico.
A leggere le lettere di Sofia e della mamma  stato Gabriele, l'amico del cuore.
La fidanzata: "Amori come il nostro non esistono.
Ti amer per sempre, te l'ho promesso". "Quante soddisfazioni mi hai dato.
Siamo sempre stati orgogliosi di te.
In questo momento cos difficile mi conforta vedere a quante persone hai saputo trasmettere amore.
Ti amo tanto", ha scritto mamma Nadia.
Poi Gabriele ha lasciato andare le emozioni e si  unito al gruppo del Borgo, i ragazzi cresciuti con Nico: "I 24 anni che abbiamo scelto di vivere assieme ci hanno dato un'infinit. Possiamo giurarvi cosa vuol dire perdere un fratello". Da qui l'impegno preso davanti a tutti: "Abbiamo scelto, ed  una promessa di sangue, di dedicare a Nico i nostri traguardi, i nostri matrimoni, i nostri figli, i nostri gol, le nostre trasferte, i nostri brindisi, i nostri sorrisi.
Non saremo noi quelli che proveranno a starvi vicini ora per poi scemare come sabbia al vento". "Vogliamo vivere per Nico e con lui - hanno concluso gli amici - e continueremo a farlo".
L'ADDIO.
Fuori dal duomo amici e famigliari hanno firmato la bara del ragazzo.
Il pap Emanuele ha parlato di un figlio che era un punto di riferimento, quello che ogni genitore desidera: si faceva voler bene da tutti, anche nell'ufficio di Vicenza dove lavorava, e in questi giorni gli attestati di stima non si contano.
Aveva tutta la vita davanti e il destino se l' portato via. "Senza di lui sar dura", ha ammesso, ma bisogna andare avanti per gli altri figli e per i propri cari.
Giovanni Brunoro.
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