Riforma dei porti, riparte l'iter con ben 622 emendamenti.
Lucio D'Amico.
Messina.
Si riparte da dove ci si era lasciati.
L'8 settembre si riaccenderanno, nella Commissione Trasporti della Camera, i riflettori sulla riforma della portualit italiana che, ovviamente, coinvolge i porti dello Stretto e quelli della Sicilia Orientale e Occidentale.
Dopo l'intervista rilasciata alla Gazzetta del Sud dal viceministro Edoardo Rixi, si  entrati nel vivo dell'iter parlamentare, prima della pausa estiva.
Il 3 agosto  scaduto il termine per gli emendamenti: ne sono stati presentati 622, dei quali 237 recano la firma dei deputati del Pd. Marted prossimo la Commissione si riunir per decidere la ammissibilit o meno degli emendamenti.
L'obiettivo del Governo resta quello indicato da Rixi: ottenere, entro settembre, il via libera dalla Camera e giungere all'approvazione definitiva entro novembre.
E il cuore della riforma rimane immutato: la creazione di Porti d'Italia Spa, la societ, pubblica al 100%, partecipata dal ministero delle Finanze e sotto la vigilanza del ministero dei Trasporti, la quale gestir i grandi investimenti strategici, la manutenzione straordinaria e la promozione internazionale di tutti i principali scali portuali italiani.
Alle 16 Autorit di sistema portuale, che non verranno n soppresse n ridotte, resteranno in carico la gestione locale, le concessioni e la manutenzione ordinaria.
Sicuramente si tratta di un evidente ridimensionamento, nonostante il viceministro abbia detto che, nei fatti, non sar svilito in alcun modo il ruolo delle Autorit. Sempre ad agosto il Mit ha rafforzato il Gruppo di lavoro sulla governance, con la nomina di 33 esperti di diritto, economia, logistica e politiche del mare.
Rixi ha ricordato che il Cipess, di recente, ha sbloccato 358 milioni per 14 interventi in 9 porti, tra cui Trieste, Tremestieri-Messina, Venezia, Gioia Tauro, Napoli e Piombino.
Gli effetti positivi della riforma, secondo il Governo, saranno subito riscontrabili: regole uguali in tutti gli scali, semplificazione sui dragaggi e sui Piani regolatori, un'unica offerta nazionale per competere con i porti del Nord Europa, dal momento che quello di Rotterdam, da solo, movimenta pi di tutti i porti italiani messi insieme.
Il percorso del disegno di legge non  per esente da ostacoli, e i dubbi non vengono solo dal Centrosinistra.
All'interno della stessa maggioranza di Governo molti parlamentari hanno chiesto che la nuova governance immaginata da Salvini e Rixi non penalizzi le Autorit di sistema e i territori delle citt sedi di porto.
Se il Pd ha fatto la parte del leone, presentando 237 emendamenti, Fratelli d'Italia ne ha depositati ben 121. Seguono Avs con 74, il M5S con 45, la Lega con 39 e Forza Italia con 16. C' un fronte trasversale che chiede di "restringerne il raggio d'azione della nuova Spa", di "rafforzarne il carattere pubblico" e di "impedire che possa trasformarsi in un concorrente degli operatori privati". E' proprio sul ruolo e sulle funzioni della Porti d'Italia che si concentra la maggior parte degli emendamenti.
Non solo Pd e Avs, ma anche Forza Italia ha detto no all'eventualit che la societ possa svolgere attivit in regime di mercato. E FdI, assieme al Pd, chiede che "le eventuali attivit di mercato siano consentite soltanto nel rispetto di una separazione societaria, patrimoniale, organizzativa e contabile rispetto alle attivit svolte in concessione". Centrodestra e Centrosinistra sembrano sulla stessa linea, nel sostenere che la societ debba restare pubblica, senza intervento di soci privati.
E che la dotazione finanziaria delle singole Autorit di sistema non venga compressa, cos come non deve essere svilito il loro ruolo nella programmazione e realizzazione di opere vitali per i territori.
Si pensi all'importanza che hanno i porti per citt come Messina e Milazzo, ma anche per Augusta, Palermo, Trapani e Catania.
