Pnrr, le rimodulazioni il vero punto di forza.
I.
l 31 agosto  terminata la corsa a realizzare gli obiettivi del Pnrr. Un'operazione colossale che ha mobilitato per l'Italia 194,4 miliardi di euro (che all'epoca hanno rappresentato il 9,2% del Pil), di cui 165,2 gi incassati grazie alla nona e penultima rata.
Risorse distribuite su 672.000 progetti e un numero considerevole di riforme.
Seguendo le istruzioni della Commissione europea, dunque, apparentemente non resta che avanzare la richiesta di pagamento della decima e ultima e rata che, entro la fine dell'anno, dovrebbe portare nelle casse dello Stato i rimanenti 29,2 mld. Per fare questo, il governo dovr dare conto del raggiungimento degli ultimi 159 traguardi che rappresentano pi di un quarto di quelli programmati (575). Numeri, tuttavia, molto al di sotto della media dei Paesi Ue, che registra circa il 40% di traguardi ancora da raggiungere.
Molti osservatori hanno avanzato dubbi sull'effettivo raggiungimento di questi traguardi, lamentando, da un lato, il considerevole numero di progetti ancora in alto mare e dall'altro una spesa effettiva assai inferiore alla somma gi ricevuta da Bruxelles. Una terza critica si  concentrata sull'alto numero di rimodulazioni del Pnrr che lo avrebbero di fatto snaturato, dimenticandosi che Belgio e Spagna hanno avanzato pi richieste (9) dell'Italia.
Quest'ultimo elemento rappresenta il vero punto di forza del nostro Paese che ha fatto del costante confronto con l'Ue un modello di successo.
Le frequenti rimodulazioni, in realt, non sono state dettate dal desiderio di snaturare l'originario piano ma dalla consapevolezza che numerosi interventi programmati non sarebbero andati in porto in tempo.
In particolare, l'ottava e ultima rimodulazione chiesta dall'Italia e approvata il 28 agosto dal Consiglio europeo, ha coinvolto oltre 100 misure, sopprimendone 2, modificando o ridimensionando le altre a favore di un ulteriore sostegno all'efficientamento energetico, Industria 5.0. Housing sociale e Pmi per una movimentazione finanziaria complessiva di 2,1 miliardi di euro.
Nello specifico, all'industria 5.0 sono stati attribuiti ulteriori 700 milioni mentre 32 vanno a rafforzare l'autoproduzione energetica delle Pmi.
Un sano bagno di realt imposto dal nuovo sistema che lega gli interventi ai risultati e non alla spesa delle risorse europee.
Non mi sorprende che la Svezia abbia tagliato il traguardo per prima ma mi fa riflettere l'atavico piagnisteo nostrano, che ci vorrebbe battuti dal Paese nordico, che  utile ricordarlo  ha gestito un Pnrr di 3,4 miliardi di euro, vale a dire 57 volte pi piccolo di quello italiano.
Sarebbe come premiare un costruttore perch  riuscito a edificare una villetta di due piani prima del suo collega impegnato nella realizzazione di un grattacielo di 100. Fuori di metafora, il Pnrr italiano ha rappresentato un unicum nel panorama del NextgenerationEU che lo ha finanziato ed  necessario fare tesoro di questa straordinaria esperienza che l'Europa ci ha offerto.
Luciano Monti.
Docente di Politiche dell'Unione Europea alla Luiss di Roma.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
