L'Iran risponde ai raid, Trump pensa di ribattezzare Hormuz col suo nome.
Serena Di Ronza.
New york.
"Ora che  sotto il nostro controllo, dobbiamo cambiare il nome dello Stretto di Hormuz in Stretto di Trump?" E' l'ultima provocazione lanciata dal presidente americano dopo che Teheran lo ha sfidato.
Ignorando i suoi avvertimenti, l'Iran ha risposto agli attacchi a stelle e strisce e promesso vendetta per i quattro morti causati da un bombardamento americano a una festa di nozze. "E' un crimine di guerra", ha tuonato l'Iran parlando in tutto di 18 vittime e 108 feriti nell'ondata di raid ordinata da Trump contro obiettivi militari iraniani vicino allo Stretto di Hormuz.
Il cruciale passaggio resta al centro dello scontro fra Washington e Teheran, che da settimane ne rivendicano tutte e due con forza il controllo.
Per l'Iran lo Stretto  una leva nelle trattative con gli Stati Uniti, mentre per Trump  fondamentale per far scendere i prezzi del petrolio, e quindi della benzina, in vista delle elezioni di met mandato.
Confermando il suo recente spirito imperialista, il presidente ha ipotizzato - forse per gioco, forse no - la possibilit di trasformare Hormuz nello Stretto di Trump, mettendoci cos il suo sigillo definitivo e inviando un messaggio chiaro all'Iran e ai suoi elettorali americani.
L'imperialismo di The Donald non  comunque una novit: per settimane ha definito Hormuz un "territorio americano" e non ha mai nascosto le sue mire espansionistiche in Groenlandia e in Canada, oltre a essersi preso il Golfo e il lago d'America e ipotizzato di cambiare nome all'oceano Pacifico o all'Atlantico.
Nell'ultima ondata di attacchi contro l'Iran, le forze armate americane hanno colpito 100 obiettivi incluse per la prima volta due petroliere iraniane nell'ambito della strategia "petroliera per petroliera" approvata dal commander-in-chief per scoraggiare gli attacchi a Hormuz. L'Iran ha risposto prendendo di mira le basi americane in Iraq, Bahrein, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti.
Al momento, secondo quanto riferito da funzionari americani, non ci sono vittime ma i danni alle strutture non sono ancora chiari. "Per ora, stanno colpendo tutta la regione tranne noi, ma esiste la possibilit che ci attacchino e siamo pronti.
Se l'Iran attaccasse, Israele risponder con grande forza", ha notato il ministro della Difesa israeliano Israel Katz assicurando che le forze israeliane sono preparate a un possibile attacco iraniano durante il periodo delle festivit ebraiche di Rosh Hashanah, Kippur, e Sukkot, che quest'anno inizia l'11 settembre.
La risposta iraniana agli Stati Uniti lascia intravedere come Teheran non sembra particolarmente preoccupata dalle minacce di Trump, almeno per ora.
E' difficile infatti che il commander-in-chief decida un'offensiva pesante prima delle elezioni di met mandato.
Dopo il 3 novembre, per tutto  possibile e, secondo indiscrezioni, la Casa Bianca potrebbe tornare a valutare piani pi aggressivi proprio dopo il voto.
Il presidente americano dal canto suo non sembra avere fretta di chiudere la guerra. "Non sto cercando di costringere l'Iran a sedersi al tavolo delle trattative.
Non me ne importa nulla se firmano un accordo che per loro non ha alcun valore", ha detto spiegando di "preferire" l'attuale posizione in cui si trovano gli Stati Uniti.
Il presidente  quindi tornato di nuovo a esortare il popolo iraniano a ribellarsi: lo aveva gi fatto nei mesi scorsi prima di rendersi conto, per, che non sarebbe stato affatto facile manifestare sotto le bombe.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
