Intelligence, la cultura che insegna a comprendere e  abitare il futuro.
soveria mannelli.
Abitare il futuro significa provare a comprenderlo prima che diventi presente, riconoscendone segnali, rischi e opportunit. E' questa la sfida al centro della VI Universit d'Estate sull'Intelligence, in programma da oggi a sabato nella Biblioteca Michele Caligiuri di Soveria Mannelli e promossa dalla Societ Italiana di Intelligence (Socint), con il patrocinio della casa editrice Rubbettino, la rivista Formiche, la Fondazione Italia Domani e il Lions International.
Un appuntamento che, ancora una volta, porta dalla Calabria nel dibattito nazionale alcune delle questioni strategiche del nostro tempo, mettendo a confronto autorevoli rappresentanti delle istituzioni, studiosi ed esperti sui rapporti tra intelligence, magistratura, energia, intelligenza artificiale e difesa.
Tra i protagonisti della tre giorni, il direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), Vittorio Rizzi; il presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), Lorenzo Guerini, e il procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma, Giuseppe Amato.
Ma dietro il programma c' una questione ancora pi profonda: come preparare l'uomo a vivere dentro un futuro sempre pi difficile da decifrare? Per Mario Caligiuri, presidente della Socint e direttore del Master in Intelligence all'Universit della Calabria, tra i principali studiosi europei del rapporto tra intelligence, educazione e democrazia, la risposta passa dalla conoscenza.
L'intelligence non pu essere considerata soltanto un apparato dello Stato o una tecnica riservata agli specialisti:  anche un metodo per selezionare le informazioni, collegare fenomeni apparentemente distanti, riconoscere i segnali deboli, esercitare il pensiero critico e assumere decisioni consapevoli.
Una prospettiva che Caligiuri definisce, significativamente, una vera pedagogia dell'esistenza e che diventa ancora pi urgente nell'epoca dell'intelligenza artificiale, della disinformazione e della crescente manipolazione delle percezioni.
Se le tecnologie sono destinate ad ampliare enormemente le proprie capacit, la grande sfida educativa sar impedire che a questa crescita corrisponda un indebolimento dell'intelligenza umana e dell'autonomia di giudizio.
Da qui il legame decisivo tra intelligence, educazione e qualit della democrazia.
Formare cittadini capaci di comprendere la complessit significa anche renderli meno vulnerabili alla propaganda e alla manipolazione e, nello stesso tempo, preparare classi dirigenti competenti, eticamente responsabili e capaci di guardare oltre l'emergenza del presente.
E' lungo queste coordinate che il docente dell'Universit della Calabria, nell'intervista, spiega cosa significhi davvero abitare il futuro: non attenderlo passivamente, ma costruire oggi gli strumenti culturali e cognitivi necessari per orientarlo.
Professore Caligiuri, perch avete scelto Abitare il futuro come tema della VI Universit d'Estate sull'Intelligence?
"Va premesso che l'intelligence non  soltanto un apparato dello Stato o una tecnica di raccolta delle informazioni.
E', prima di tutto, una cultura della conoscenza utile ad assumere decisioni nel proprio interesse e in quello della collettivit. Negli ultimi anni si parla con insistenza di adhocracy per descrivere una situazione nella quale, di fronte alle emergenze, non prevalgono procedure stabili, gerarchie e regole predefinite, ma flessibilit, improvvisazione e personalizzazione delle decisioni.
Questa tendenza  stata portata all'estremo dal presidente Trump, ma era gi presente nella politica americana fin dai tempi di Clinton. In una situazione di grande incertezza, abbiamo dunque bisogno di definire chiare linee di condotta.
In questo senso, l'intelligence pu rappresentare uno strumento prezioso per sviluppare la capacit di interpretare i fenomeni prima che diventino emergenze.
In definitiva, tutto quello che facciamo oggi  in funzione di quello che accadr, per cui occorre sviluppare una vera e propria passione per il futuro".
Guerre, IA, energia e difesa: quale ruolo pu svolgere l'intelligence per comprendere e governare questi cambiamenti?
"Nel XXI secolo non c' dimensione della realt che non possa essere analizzata anche in termini di conflitto permanente.
Stiamo vivendo una guerra senza limiti, soprattutto con l'intelligenza artificiale, i cui esiti non sono affatto prevedibili.
In una situazione di incertezza continua, comprendere e governare i cambiamenti  molto difficile.
Occorre per necessariamente pensare alle conseguenze di ci che accade attorno a noi.
Questo pone in evidenza un elemento essenziale: le sfide che siamo chiamati ad affrontare non sono soltanto tecnologiche, ma sono soprattutto umane.
Pertanto, oltre che sull'intelligenza artificiale, occorre investire prima di tutto sull'intelligenza umana e riflettere sull'inevitabile ibridazione tra uomo e macchina, approfondire le facolt ancora non conosciute della mente e, per usare un'espressione di Aldous Huxley, aprire nuove porte della percezione".
Quale contributo pu offrire la cultura dell'intelligence alla democrazia e alla formazione delle nuove generazioni?
"Nelle trasformazioni del XXI secolo, il rapporto tra intelligence e democrazia affronta un nodo politico ineludibile: bilanciare sicurezza e libert, conciliando la trasparenza del potere con la necessaria riservatezza delle attivit operative.
Sul piano educativo e della formazione delle nuove generazioni, la cultura dell'intelligence pu svolgere un ruolo decisivo.
Ritengo che scuole e universit non debbano essere un semplice luogo dove si parla di intelligence ma dove si costruisce la cultura dell'intelligence, in modo da formare persone consapevoli ed lite responsabili, che sono alla base di un autentico sistema democratico, per evitare di ridurlo ai minimi termini delle procedure elettorali.
Solo in questo modo si potr abitare consapevolmente il futuro".
