Il vescovo Savino tuona: "La Chiesa non deve restare solo spettatrice".
Arcangelo Badolati.
Cosenza.
Monsignor Francesco Savino  vicepresidente della Conferenza episcopale italiana con delega al Mezzogiorno e guida la diocesi di Cassano.
Il suo  un episcopato militante vissuto in prima linea, tra la gente ed a fianco all'associazionismo e al volontariato.
Dopo gli accadimenti degli ultimi mesi gli abbiamo posto delle domande.
Agguati, attentati intimidatori: la ndrangheta torna padrona nella Sibaritide?
"La ndrangheta non torna, perch in realt non se n' mai andata.
Cambia solo pelle.
L'agguato di Lauropoli, quell'esecuzione chirurgica all'alba contro un giovane, non  un segnale di forza, ma la febbre alta di un corpo malato.
Chi spara per intimidire non  padrone di nulla:  un parassita che si nutre del silenzio della gente perbene.
La Sibaritide non  un loro feudo.
E' la nostra casa, e la casa non si regala a chi la imbratta di sangue.
Aggiungo che in quell'agguato, consumato all'alba del 28 agosto a Lauropoli,  stato ucciso Giuseppe Scorza mentre un secondo uomo, Renato Elia,  rimasto gravemente ferito, e le indagini coordinate dalla Procura di Castrovillari restano aperte su ogni pista.
Proprio per questo la Chiesa parla del clima che rende possibile un fatto simile e lascia ai magistrati il compito di accertare moventi e responsabilit: il nostro compito consiste nel dire che una comunit dove si spara all'alba ha gi perso qualcosa, e nel rimetterla in piedi.".
Cosa pu e deve fare la Chiesa nella terra dalla quale  partita la scomunica di Papa Francesco?
"La Chiesa non pu fare da notaio ai morti, n da spettatrice silenziosa.
Proprio qui, a Cassano allo Ionio, Papa Francesco ha pronunciato quella scomunica non per maledire, ma per svegliare le coscienze assopite.
Dobbiamo guardare negli occhi le madri che piangono e dire basta. Le nostre parrocchie non sono rifugi neutrali: o sono fucine di coraggio civile o sono solo musei.
Un altare che non insegna a dire no al male  solo un pezzo di legno freddo.
Aggiungo che il coraggio civile si misura in cose concrete: oratori aperti tutto l'anno nei quartieri dove i ragazzi restano soli, cooperative capaci di offrire lavoro pulito ai giovani, vicinanza reale a chi denuncia e poi si ritrova isolato, formazione dei nostri sacerdoti perch sappiano riconoscere il denaro sporco quando bussa alla porta di una parrocchia.
Una Chiesa che educa toglie manodopera alle cosche assai pi di mille comunicati.".
Chi sono i nuovi criminali che imperversano nel territorio della diocesi: qual  il loro ritratto?
"Dimenticate il bandito gentiluomo delle vecchie storie.
Il nuovo criminale  freddo, calcolatore, spesso in giacca e cravatta.
Si mescola tra la gente, stringe mani in piazza e poi ordina agguati all'alba.
Il suo ritratto? Occhi spenti e mani lorde: scambia l'arroganza con il potere e il denaro sporco con il successo.
Sono uomini vuoti, spiritualmente morti, che hanno barattato l'anima per un pugno di euro e un effimero rispetto fondato sulla paura.
Ma la paura  la moneta dei vigliacchi, e prima o poi va in bancarotta.
Aggiungo che accanto a chi impugna la pistola esiste una zona grigia molto pi vasta e molto meno visibile, fatta di professionisti compiacenti, prestanome e amministratori distratti per convenienza, ed  proprio quella zona a rendere possibile tutto il resto.
Le mafie di oggi cercano appalti, fondi pubblici, energia, rifiuti e terra, e cercano soprattutto il nostro silenzio: chi tace davanti a una gara truccata contribuisce quanto chi preme il grilletto."
