quel senso di vuoto senza sinner e pogacar.
lo spunto.
marco ciriello.
Quando sono in gara, il risultato  quasi sempre scontato tanto che in molti se ne lamentano: perch si bordeggia la noia della vittoria. Poi, quando si  costretti a misurare il loro vuoto ecco che subentra un'altra noia: quella dell'assenza. E allora tutti capiamo l'amore che portiamo ai cannibali (infortunati e assenti) Jannik Sinner e Tadej Pogacar. A quello che rappresentano. Preferendo la noia della vittoria alla noia per l'assenza, che poi chi si stanca veramente per uno Slam o un Grande Giro? Ma la serialit dei Numeri Uno rischia di essere il grande tema: senza il mostro che favola ? In un senso e nell'altro: con i loro avversari che, rovesciando la storia, hanno lo stesso problema. Sinner e Pogacar esistono fino alla noia perch ci sono Carlos Alcaraz e Jonas Vingegaard, specchi, che ora vivranno la solitudine degli altri Numeri Uno . E poi Novak Djokovic, Alexander Zverev, Remco Evenepoel e gli altri, con molto rispetto e altrettanta evidenza. Ma senza Sinner e Pogacar manca qualcosa, al tennis come al ciclismo,  ovvio. La Vuelta con Pogacar appariva scontata, senza sembra non avere spinta. Gli Us Open di Alcaraz hanno senso privati di Sinner? La trama si assottiglia in assenza degli uomini da battere, dei semidei sportivi che appaiono implacabili. Se la storia c'ha insegnato qualcosa,  che un campione da solo non si diverte n diverte. Ayrton Senna senza Alain Prost non avrebbe visto Dio sul traguardo. Fausto Coppi senza Gino Bartali sarebbe stato un dittatore, Bjorn Borg senza John McEnroe sarebbe apparso come un bambino in un luna park senza elettricit. I cento metri sono stati pi belli senza Usain Bolt? Per capire la grandezza di Sinner e Pogacar, due achilleidi, bisogna immaginare Ettore che esce sotto le mura di Troia e non trova nessuno. RIPRODUZIONE RISERVATA

