Facchetti Il Mago, lo stile la monetina Dopo 20 anni vive l'esempio.
serie a  il racconto.
luigi garlando.
di luigi garlando A Ammazzacristiani Soprannome del padre Felice, ferroviere capo della squadra deviatori e difensore rude. Al Bar Colleoni di Treviglio gli dicevano: "Felice, il tuo Giacinto gioca bene, ma el pica mia, l' trop b". "Non picchia,  troppo buono". Quel ragazzino non sfiorava un cristiano. Per una vita ha dimostrato che a un difensore non serve essere cattivo sull'uomo, se  bravo con la palla. B Beckenbauer Avversario nella "partita del secolo": Italia-Germania 4-3, semifinale di Messico '70. Il Kaiser tedesco avanzava eroico, fasciato come una mummia per la spalla lussata. Giacinto, con la fascia di capitano, allung la palla a Boninsegna che la serv a Rivera per il glorioso piattone. C Cipeletti Helenio Herrera, il Mago della Grande Inter, giramondo che mescolava le lingue, lo chiamava cos, storpiandogli il cognome. La prima volta i compagni scoppiarono a ridere, pi o meno di nascosto. Quella risata lo battezz: divent Cipe per sempre. D Di Giacomo La Grande Inter (2 Coppe Intercontinentali, 2 Coppe dei Campioni, 2 scudetti) croll di schianto, nel giro di una settimana. Il 25 maggio 1967 fu sconfitta dal Celtic nella finale di Coppa dei Campioni a Lisbona, il primo giugno, ultima di campionato, perse a Mantova e lasci alla Juve uno scudetto che aveva gi in tasca. Decise una papera di Giuliano Sarti, poi passato alla Juve, su tiro di Beniamino Di Giacomo. In una foto storica, il portiere dell'Inter si dispera aggrappato al palo. Accanto a lui, a consolarlo, un solo compagno: Giacinto Facchetti, grande nei trionfi e nelle sconfitte. E Europeo Il 10 giugno 1968, all'Olimpico di Roma, dopo la vittoria per 2-0 sulla Jugoslavia, nella ripetizione della finale, Facchetti, capitano degli azzurri, sollev al cielo la Coppa Europa. F Famiglia Giacinto, giovanissimo, fresco di esordio all'Inter, aveva accompagnato le sorelle alla balera di Rivolta d'Adda. Un ragazzo gli chiese l'autografo, rispose: "Solo se mi fai conoscere quella ragazza". Giovanna. Si parlarono, vibr qualcosa, ma Giacinto, che in amore non fluidificava spavaldo come in campo, ci mise due mesi per arrangiare un appuntamento, concordato per lettera. Quel giorno a Milano, in piazza Guardi, c'era un nebbione. Lui non la vide, lei s, ma per l'imbarazzo, fece finta di no. Lui la raggiunse a Spino d'Adda, dove abitava, ma la timidezza lo tenne fuori dalla porta, anche perch lei aveva un fratello juventino. Giacinto e Giovanna si sono sposati il 15 luglio 1967. Dal loro amore sbocciarono Barbara, Vera, Gianfelice e Luca. G Ghiggia Il 21 maggio 1961 Giacinto Facchetti esord in Serie A. All'Olimpico, contro la Roma, Helenio Herrera gli affid la marcatura di Alcides Ghiggia, l'ala uruguaiana che nel Mondiale del '50 aveva mandato in gol Schiaffino e poi firmato il gol della vittoria al Maracan. Un eroe del Maracanazo, un pirata di 35 anni con baffetti da tanguero contro un debuttante lungo e secco di 18. Il Mago, che forgiava gli animi con la potenza delle parole, gli disse nel suo personalissimo esperanto: "Lui campeone del mundo, tu lo diventerai". L'Inter vinse 2-0, Giacinto super l'esame. Confermato titolare, la domenica successiva si present a San Siro e segn al Napoli il suo primo gol. H Herrera Giacinto era il figlio prediletto del Mago, perch incarnava alla perfezione tutti i valori che voleva riconoscere nei suoi giocatori: disciplina, sacrificio, umilt, coraggio. Ma anche perch Facchetti era il suo biglietto da visita, l'orgoglio sbattuto in faccia al mondo che lo accusava di catenaccio: "Scagli la prima pietra chi di voi ha in squadra un difensore che ha segnato 59 gol!". Lo ripeteva con occhi spiritati da stregone: "Facchetti  la mia espada!". I Inter Facchetti ha vestito il nerazzurro in campo per 18 anni: 1960-1978. Ha vinto 9 trofei: 4 campionati, una Coppa Italia, 2 Coppe dei Campioni, 2 Intercontinentali. Ultima presenza a San Siro contro il Foggia, il 7 maggio 1978. E' l'anno del Mondiale in Argentina. In aprile (Juve-Inter 2-2), una gomitata di Romeo Benetti, allevatore di canarini, gli spezza la nona costola. Giacinto lavora duro per tornare prima della fine del campionato, spronato dal c.t. Enzo Bearzot: "Tu pensa a guarire. Io ti aspetto". Guarisce, ma durante l'ultima partita del torneo, contro il Foggia, fatica terribilmente e causa anche un autogol. Telefona al Vecio: "Grazie per avermi aspettato, mister. Io mi fermo qui". Non gli va di fare l'imbucato e rubare il posto a chi sta meglio. J Jair Jair da Costa, ala destra brasiliana, era grande amico di Facchetti. Vissero insieme, giovanissimi, fianco a fianco, l'alba della Grande Inter. A volte, Giacinto invitava Jair a casa sua e si allenavano insieme sul campetto dell'oratorio. Inseguivano lo stesso sogno, forti dello stesso entusiasmo e dello stesso superpotere: la velocit. Giacinto calzava il 43, ma sentiva dire che i grandi calciatori portavano tutti il 42. Un giorno Jair vide l'amico che s'incerottava i piedi e li comprimeva per farli entrare in scarpe pi strette. Scoppi a ridere: "Giacinto, non puoi fare entrare Milano in Treviglio!". L Liverpool Il suo gol pi celebre in una rimonta divenuta proverbiale. Milano, 12 maggio 1969, ritorno dei quarti di Coppa dei Campioni. All'andata il Liverpool aveva vinto 2-0. In una bolgia infernale di 82.000 anime, Corso e Peir pareggiano il conto in un San Siro scatenato . L'inviato del Times annota: "Abbiamo visto l'inferno di Dante". Al 17' della ripresa, un angelo biondo taglia l'inferno, irrompe centralmente e fionda in rete il gol della gloria. M Malattia Giacinto va in ospedale per sistemarsi un ginocchio. Anche se ha superato i 60, vuole essere al top per giocare in doppio con il "Risti" Guarneri, antico compagno di barricate. Prima di ogni partita a tennis, solo una bistecchina, come ai tempi del Mago. Ma in ospedale gli dicono: "C' qualcosa che non va". E' un tumore vigliacco che se lo porta via in pochi mesi. Dopo il gol del neointerista Grosso alla Germania, Facchetti, presidente nerazzurro, si complimenta e promette: "Raccolgo le forze e provo a esserci alla finale di Berlino". Non ce la fa. Si spegner il 4 settembre. Il 7 nascer il figlio di Grosso. La morte, la vita. N Napoli Stadio San Paolo, 5 giugno 1968, semifinale dell'Europeo: Italia-URSS 0-0 dopo i supplementari. I capitani scendono in spogliatoio con l'arbitro per il sorteggio con la monetina. Il pi sereno  Tarcisio Burgnich: "Tranquilli, nessuno  fortunato come Giacinto". Pochi minuti dopo, Facchetti torna in campo a braccia alzate. Siamo in finale. Tra testa o croce ha scelto testa. Ha sempre puntato sulla testa. O Oro Facchetti usava raccogliere in un quadernetto riflessioni sue e massime di altri. Una sera annot un pensiero di Tolstoj: "Non si pu essere buoni a met". Un'altra volta: "La latta fa pi fracasso dell'oro". Infatti, durante lo scandalo di Calciopoli c'era chi berciava ovunque e faceva pi baccano di un bidone di latta per trascinarlo nel fango. Giacinto rest pulito e in silenzio. Che  d'oro. P Presidente Giacinto Facchetti, unico ex giocatore del club,  stato presidente dell'Inter dal 19 gennaio 2004 fino al 4 settembre 2006, giorno della sua scomparsa. Q Quadernone Negli ultimi anni di vita, il Mago ha raccolto in un quadernone tutto il suo sapere calcistico: idee, schemi, consigli... Il Codice Herrera, il ricettario di uno stregone, scritto a mano, con linee fitte, note ai margini, simboli, frecce, abbreviazioni e il solito, febbrile, impasto di lingue. TV e TB significano trs vite e trs bien, cio "molto veloce" e "molto bene"; HH vuol dire homme  homme. Le sue iniziali coincidono con l'essenza del suo calcio. Il Mago volle che, alla sua morte, quel quaderno finisse a casa di Giacinto, l'incarnazione delle sue idee. R Rogoredo Il giovane Giacinto raggiungeva in bici la stazione di Treviglio, scendeva alla Centrale di Milano, in via Settembrini prendeva il tram numero 20 che lo portava a Corvetto, qui il 32 per il campo Redaelli di Rogoredo dove si allenavano i ragazzi dell'Inter. Ad aspettarlo c'era una Fiat Millecento color verde pisello, parcheggiata davanti agli spogliatoi. Era di Giuseppe Meazza, suo primo maestro. S Sant'Ambrogio Giacinto Facchetti ricevette l'ultimo saluto il 6 settembre 2006, nella Basilica di Sant'Ambrogio, a Milano. Gianfelice, che porta il padre scolpito nel volto, lesse un testo: "Ognuno deve lasciarsi dietro qualcosa: un bimbo, un quadro, o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi. O un giardino piantato col nostro sudore. Qualcosa dove la nostra anima abbia dove andare quando moriamo. E quando la gente guarder l'albero o il fiore, noi saremo l". Se quel giorno si presentarono in 12.000 a Sant'Ambrogio; se piangevano anche i portantini: se, dopo 20 anni, Giacinto  ancora un esempio che emoziona, significa che si  lasciato dietro qualcosa che  pi forte di un muro e pi alto di un albero. T Terzino In una pagina del Quadernone, con legittimo orgoglio da inventore, il Mago scrisse: "Facchetti prototipo: 60 goles". Ha creato il terzino moderno, che attacca e segna, il capostipite dei Cabrini e dei Maldini. Burgnich, detto Roccia, era piantato a destra, come uno scoglio; a sinistra Giacinto salpava come un veliero. Molti critici, tra i quali il sommo Brera, ritenevano sprecato tanto talento in difesa: come mettere un purosangue a trainare il carro del latte. Herrera li accontent e il primo maggio 1966 a Bologna schier Facchetti all'ala sinistra con il numero 11 sulla schiena. Non tocc palla. La domenica dopo lo riport terzino con il 3 e segn una doppietta alla Juve, perch la sua forza era arrivare da lontano al galoppo, di sorpresa, come i Cavalleggeri nei film. Il Mago lo spieg una volta per tutte a Giacinto: "Da difensore puoi fare anche gol. Da attaccante puoi fare solo quello". U Unesco Nel salotto di Villa Giovanna, la dimora di Cassano d'Adda battezzata col nome della donna amata, Facchetti non teneva esposti trofei o medaglie, solo una targa ricevuta dall'Unesco per il suo fairplay con su scritto: "Meglio di una vittoria". V Vannucchi In 637 partite di campionato Facchetti  stato espulso una volta sola: 13 maggio 1975, Inter-Fiorentina. Giacinto reclama un fallo per un tocco di mano di Desolati. L'arbitro Vittorio Vannucchi fa giocare, al Cipe, gi ammonito, scappa un leggero applauso e il direttore di gara lo caccia. Quel rosso  un Gronchi rosa. San Siro lo accompagna fuori con un'ovazione che non finisce pi. Comunque, alla fine, Facchetti si scusa con l'arbitro. Z Zanetti Facchetti fa rima con Zanetti. Giocatori eterni, capitani, dirigenti. Per carriera e spessore morale, Javier  la proiezione nel futuro di Giacinto. L'argentino arriv all'Inter nel 1995, accolto dal presidente Facchetti. Aveva 21 anni, l'emozione, la giacca e la cravatta di un neoassunto in banca. Nel febbraio 2021, dopo la lite Conte-Agnelli, il vice-presidente Zanetti post una foto di Giacinto con le sue parole: "Ci sono giorni in cui essere interista  facile, altri in cui  doveroso, e giorni in cui esserlo  un onore". RIPRODUZIONE RISERVATA

