Il regno di Dio va cercato su questa terra.
Goffredo Fofi, saggista, attivista, giornalista e critico cinematografico, letterario e teatrale.

Franzoni  stato in prima fila su tante battaglie, spesso anche
accanto a laici e non credenti: il Concordato, lo Ior, la guerra in Vietnam, lautunno caldo, il divorzio, la teologia della liberazione, la vicinanza al Pci berlingueriano e tante altre. E naturalmente la fondazione di Com-Nuovi Tempi prima e Confronti poi.

Ho parlato con Franzoni solo
una volta, e non da solo,
quando era gi stato messo da
parte dalla Chiesa cattolica, da
frequentatore di pi gruppi di
cattolici di base in giro per
lItalia  ed era impossibile per
chiunque si occupasse di minoranze
non incrociarne, da Napoli
a Firenze. Ma dom Franzoni
era presente in molti modi per
molte sue prese di posizione e
per molte sue attivit, alla nostra
esperienza diciamo cos sessantottina
o, nel mio caso, che nel
68 avevo gi fatto i trentanni,
pre-sessantottina. Lo si  trovato
in prima fila in tante battaglie,
molte delle quali comuni anche
ai laici e ai non-credenti: la
messa in discussione del Concordato,
la critica durissima alla
politica economica del Vaticano
(lo Ior!), la guerra del Vietnam,
lautunno caldo, la battaglia per
il divorzio, la difesa (la pi scandalosa
forse delle sue prese di
posizione per i cattolici pi convinti,
oggi ancora) delleutanasia
quando scoppi il caso di Eluana
Englaro, lattenzione alla teologia
della liberazione, la vicinanza
al Pci berlingueriano, la fondazione
di Com-Nuovi Tempi e poi
di Confronti, una rivista dove,
insieme al bollettino Adista, cercavamo
quel confronto  importante
e indispensabile, ci pareva,
sia nella pratica che nella teoria
 tra marxismo o post-marxismo
e cristianesimo, tra socialismo e
cristianesimo.
Filo rosso di tutto questo, base e
pulpito di trasmissione e di organizzazione,
era la comunit di san
Paolo, aperta ai bisogni di tanti,
i poveri, gli immigrati, le prime
associazioni di volontariato: una
comunit che molti di noi hanno
considerato come alternativa chiara,
diversa per metodo e anche per
intenti, alla comunit di SantEgidio.
Va detto che in certi anni solo
alcuni ambienti cattolici e i valdesi,
e soprattutto  almeno per un certo
tempo  i radicali, seppero resistere
alla decadenza e corruzione
dei movimenti, alla mutazione di
un grande movimento studentesco
in gruppuscoli neo-leninisti
risibilmente rivali tra di loro, della
sinistra tradizionale in governi
di mediazione capitalistica, e di
un grande movimento operaio, di
cedimento in cedimento, di accettazione
in accettazione, in una
componente tra altre di una piccola
borghesia conformista, oggi generalmente
retrograda ed egoista,
quando non razzista.
Franzoni ha fatto in tempo a
vedere questa decadenza e a soffrirne,
nato dopo o vissuto pi a
lungo di quei preti e pastori di
frontiera alla cui piccola schiera
egli apparteneva, scomparsi
prima di questo rapidissimo
passaggio: Mazzolari, Milani,
Vinay, Bello, Vannucci, Turoldo,
Saltini, e altri. Negli anni pi
caldi fui milanese o napoletano,
non romano, e ebbi altri amici e
maggiori, nel mondo laico o nel
mondo religioso, ma le idee e le
lotte di Franzoni erano presenti
a noi tanti, e mi  istintivo collegarli
oggi alla tradizione per
tanti anni osteggiata del Concilio
come allattualit dellopera
di papa Francesco. E alla convinzione,
che certamente fu anche
di Franzoni come mi sembra
essere di Francesco, che il regno
di Dio va cercato su questa terra,
con le nostre azioni e, s, con le
nostre lotte. E mi viene in mente,
da critico cinematografico quale
sono stato, il messaggio finale di
un grande film brasiliano dei primi
anni sessanta, Deus e o Diabo
na Terra do Sol (in Italia Il dio
nero e il diavolo biondo) dellallora
giovanissimo e amico Glauber
Rocha: La terra non  di Dio n
del diavolo,  delluomo. E sta
alluomo di farne un paradiso
oppure un inferno.

