Mi ha insegnato cosa significa essere libero e critico
Adnane Mokrani, presidente del Cipax, docente presso la Pontificia
Universit Gregoriana e il Pontificio Istituto di studi arabi e dislamistica di Roma.

Docente di islamistica a Roma in istituti pontifici, lautore ricorda
la consuetudine che ebbe con Franzoni e limpressione che gli fece
come cristiano radicale e umile, aperto allumano e alluniversale.

Ventanni fa, ho messo piede in
Italia. Era la prima volta che
io, teologo musulmano, arrivavo nel
paese che ospita, a Roma, il centro
del cattolicesimo: dunque ero tutto
emozionato, e anche un pochino
preoccupato per le possibili difficolt
che avrei dovuto affrontare
per inserirmi in questa per me del
tutto nuova situazione.
Ebbene, tra le persone che mi
aiutarono ad acclimatarmi e a
capire litalianit, lanima del bel
paese, ci fu Giovanni Franzoni.
Egli, infatti, non era arroccato in
un rigido nazionalismo: al contrario,
il suo spirito era aperto allumano,
alluniversale. Il locale e
luniversale si abbracciavano nella
sua anima con una naturalezza
impressionante! Per me, straniero,
la sua persona era lincarnazione
di cosa significa essere un buon
italiano, un italiano che abbraccia
la sofferenza del mondo, solidale
con gli oppressi e gli ultimi. Donne
e uomini come lui esistono in
Italia, e meritano dessere conosciuti
e riconosciuti, soprattutto
dalle nuove generazioni. Perci
coltivare la memoria di Giovanni
 una necessit, nel momento cos
confuso in cui viviamo.
Giovanni mi ha insegnato, in
modo molto vissuto e concreto,
cosa significa essere cristiano, che
non  altro che essere pienamente
umano. Ho visto in lui la bellezza
dei valori quando si trasformano
nella vita reale delle persone.
Era un cristiano radicale, umile;
parlava con tutti senza complessi
di superiorit n imperialismi
camuffati. E mi ha insegnato
cosa significa essere libero e critico,
capace di sacrificare qualsiasi
privilegio o posizione per onest
etica e intellettuale, per fedelt
al cammino di Ges Cristo. Una
fedelt non ossessiva n identitaria,
ma libera e aperta. Franzoni
 a mio parere   tra le persone
che rappresentano un riferimento
di umanit e di solidariet senza
confini n tribalismi.
Lanello abaziale, ricevuto nel
1964 da Paolo VI e poi da Giovanni,
ormai laico, pochi anni fa
donato a un ospedale di Gaza, 
un esempio molto espressivo per
due motivi almeno. Innanzitutto
come simbolo prezioso di solidariet.
E, poi, per il modo con cui
Giovanni stesso ha spiegato il suo
gesto come segno di fedelt e non
di oblio: Se lanello  un simbolo
di fedelt vorrei che il gesto fosse
considerato come tale e non venisse
in alcun modo considerato
come un atto di dissociazione dal
mio passato ecclesiale. La fedelt
 nel donare e non nel possedere!
 un simbolo dello spogliamento
e della nudit di Giovanni che
denuda lipocrisia e la mediocrit
del potere.
Mi ricordo una notte di Pasqua
quando, nel salone della Comunit
di base di san Paolo, Giovanni
volle condividere con tutte e tutti
i presenti le sue riflessioni. Disse
che la Storia umana non  continuamente
progressiva, di successo
in successo: infatti  not  ci
sono alti e bassi, progressioni e regressioni,
passi in avanti e ritorni
indietro. Tuttavia, osserv, quello
che conta veramente nellevento
pasquale  la possibilit:  possibile
vivere con onest e secondo
coscienza fino in fondo e subendo
tutte le conseguenze.  possibile
essere liberi, essere umani, essere
universali, essere vivi... La possibilit
significa fede e speranza in
Dio e nellumano, contro ogni cedimento
o dismissione.
Quelle parole, che sono alla fine
la mia comprensione di quello
che Giovanni ha detto in quella
notte, riassumono una vita, la sua.
Egli non  stato lultimo uomo
onesto sulla terra; altri, fortunatamente,
ce ne sono e ce ne saranno
sempre. Ma lui  stato un maestro
di quella possibilit che ci provoca,
ci sfida e sveglia in noi quella
umanit addormentata, talvolta
stanca o dimenticata.
La Pace sia su di te, caro Giovanni!
Salam, come dice il Corano a
proposito di Giovanni Battista, il
Profeta Yahya: Pace su di lui, nel
giorno della sua nascita, nel giorno
della sua morte e nel giorno
della sua resurrezione.
(Sura di  Maria 19, 15).
