Vita, opere e sogni di un cattolico marginale.
Luigi Sandri, redazione Confronti.

Dai primi anni come abate di San Paolo fuori le mura, a Roma, alla
nascita della Cdb, fino a giungere alla sospensione a divinis e poi alla
riduzione allo stato laicale. Uno sguardo sulle tante battaglie che
Giovanni ha sostenuto e i temi che gli stavano pi a cuore, affrontati
nei suoi libri e negli articoli, molti su Com Nuovi Tempi e Confronti.

Tratteggiare pur velocemente,
poco tempo dopo la sua
scomparsa (13 luglio), la vita e
le opere di Giovanni Franzoni,
 impresa ardua. Siamo ancora
immersi nella commozione, nei
ricordi, nel pensiero della veglia
che, accanto alla sua bara, facemmo
nel salone della Comunit
cristiana di base (Cdb) di san Paolo
la notte tra il 14 e il 15 luglio
e, poi, nella rivisitazione delle immagini
toccanti del funerale che,
sabato 15, vide tantissime persone
raccolte nel salone del Centro
anziani del parco Schuster, a
lato della basilica ostiense. E cos
abbiamo dato lultimo saluto al
nostro Giovanni, di fronte  ma
non dentro!  a quella basilica e a
quel monastero ove fu abate dal
marzo 1964 al luglio 1973, quando
da pressioni ecclesiastiche fu
costretto a lasciare quellalta carica,
in forza della quale era stato
padre del Concilio alle ultime
due sessioni del Vaticano Secondo, e
anche membro della Conferenza
episcopale italiana (Cei).
A tempo debito, sar necessario
ripercorrere pi attentamente
e pi ampiamente lintera sua
esperienza, anche perch non
si disperda una testimonianza
umana ed evangelica che riteniamo
preziosissima, e che langelo
della morte non dovrebbe occultare.
Intanto, per, presi dallurgenza
di mettere insieme almeno
alcuni spezzoni della sua vita, e
volendo rispondere a domande
di nostri lettori e lettrici, qui e
ora cerchiamo di rivisitare alcune
delle tappe pi decisive della sua
esistenza, e segnalare alcune sue
opere. Dunque, pochi flash che,
per, possono illuminare un cammino
e fare intuire il chi  del
nostro indimenticabile Giovanni.

UN UOMO CON I SUOI LIMITI.
Quando muore qualche esponente
di spicco del mondo ecclesiastico
 ma cos accade, sovente,
anche in campo laico e nellarena
politica  sul caro estinto si tessono
lodi e lodi, mai accennando
a qualche pur piccolo limite dello
scomparso, non raramente in vita
fieramente avversato.
Dunque, in morte di Giovanni
Franzoni, dico subito che lui non
mi sembrava perfetto. A volte era
cocciuto: con me  cultore della
precisione dellAnsa...  gli capitava
di insistere allinverosimile
nellattribuire a un dato Concilio
del lontano passato unaffermazione
che era invece di un altro, e
cedeva di malavoglia quando gli
portavo un volume che dimostrava
in modo irrefutabile il suo qui
pro quo. Altre volte, in un articolo
su un determinato argomento si
perdeva in parentesi, e in parentesi
nelle parentesi, uno stile che
avrebbe disorientato chi lo avesse
letto; ma bisognava faticare per
indurlo a tralasciare dettagli ridondanti,
e andare al sodo.
Con la vecchiaia, e la cecit,
quando in Comunit interveniva
durante lEucaristia, a commento
delle letture del giorno, a volte
tendeva a ripetere unidea pur gi
pi volte espressa nelle domeniche
precedenti, il che ogni tanto
spazientiva qualche ascoltatore.
Insomma, Giovanni aveva questi,
e altri, limiti oggettivi e soggettivi
di vario tipo. Non era un santo,
n un santino. Era, per, un
uomo vero: mite, generoso, determinato,
disposto a pagare un alto
prezzo personale per sostenere
idee e scelte che riteneva giuste.
Ed era un discepolo di Ges di
Nazareth di straordinaria caratura
 se  lecito dallesterno esprimere
una tale impressione che,
ovviamente, non intende entrare
nel segreto della coscienza e nel
mistero del giudizio di Dio.
La mia opinione  altri, nella
variegata cattolicit italiana, la
pensano diversamente: avranno
le loro ragioni  era, ed , che
Giovanni sia stata una delle persone
che pi, negli ultimi decenni,
hanno onorato e resa bella la
Chiesa cattolica; anzi, la Chiesa
universale; anzi la Ekklesa tout
court. Qualcuno penser che
questo mio giudizio sia motivato
dallaffetto (una consuetudine
con lui di quarantasei anni!), e sia,
dunque, fragile e parziale. Tuttavia,
ritengo, contra facta non valent
argumenta. E che fatti!
DA PADRE CONCILIARE A...
LA TERRA  DI DIO
Nato nel novembre 1928 in Bulgaria
 ove i genitori si trovavano
per lavoro  Mario Franzoni
crebbe poi a Firenze; dopo il
liceo entr, a Roma, al collegio
ecclesiastico Capranica e quindi
tra i benedettini (assumendo
il nome religioso di Giovanni
Battista, sempre poi da lui usato),
studiando al Pontificio Ateneo
santAnselmo. Nel marzo
1964 fu eletto dai monaci abate
di San Paolo fuori le Mura
e, perci, divenne membro della
Cei e padre conciliare alle ultime
due sessioni del Vaticano
II. Egli  me lha ripetuto molte
volte  entr in Concilio come
conservatore, ma ben presto
si convert, e appoggi i progressisti
su tutti i temi-chiave
(collegialit episcopale, la Chiesa
come popolo di Dio che cammina
nella storia, la partecipazione
dei battezzati alla vita concreta
della comunit cristiana, diritto
alla libert religiosa, ripudio
dellantisemitismo, apertura ecumenica,
dialogo con i seguaci
di altre religioni e anche con i
marxisti, insonne impegno per i
diritti umani e per la pace nella
giustizia). Tuttavia, egli non prese
mai la parola in Concilio.
Alla sua conclusione si diede un
gran da fare, nel piccolissimo territorio
del quale era ordinario
e con autorit magisteriale, per
attuare, con la sua gente, quanto
la Grande Assemblea aveva insegnato
e prospettato. Il desiderio
di inverare la partecipazione del
popolo di Dio lo spinse a invitare
i parrocchiani (San Paolo, allora,
era anche parrocchia) a incontrarsi
con lui, il sabato sera, nella
sala rossa del monastero  cos
chiamata per via del broccato
rosso che adornava le pareti  per
riflettere insieme sulle letture bibliche
dellindomani. Fu in questo
scambio che, sollecitato dalla
gente  operai, operaie, insegnanti,
padri e madri di famiglia, teologi,
universitari, impiegati/e 
la sua esegesi delle letture sacre,
esposta in basilica la domenica
allomelia della messa di mezzogiorno,
si apr sempre pi a confrontarsi
con loggi, spesso doloroso,
di Roma, dellItalia e del
mondo dilaniato da guerre.
Giovanni aveva fiducia in ci che
veniva dal basso, e istintivamente
vedeva con favore  seppure
non acriticamente  i movimenti
che, in vari paesi del mondo, tentavano
di dare protagonismo e
dignit a masse da secoli tenute
ai margini. Anche in basilica, fu
questo continuo rapportarsi con
la gente  La Chiesa  il popolo
di Dio, aveva affermato il Concilio
 che lo spinse a crescenti
prese di posizione pubbliche: la
solidariet agli operai licenziati
da una fabbrica situata nella zona
Ostiense; la nonviolenza come via
per superare i conflitti tra i popoli;
i digiuni per la pace in Vietnam
ed in Bangladesh (quando
nel 1971 scoppi la guerra perch
il Pakistan orientale voleva essere
indipendente); linvito (1970) al
presidente della Repubblica Saragat
a caratterizzare il 2 giugno,
festa della Repubblica, non pi
con parate militari ma con rappresentanze
della societ civile e
del mondo del lavoro.
La pace  sempre stata un suo
grande assillo. Perci, anche a livello
minimo della parrocchia, favor,
per quanto pot, ogni iniziativa
che, a suo parere, avvicinasse
la pace nella giustizia l ove la
tranquillit dellordine era violata.
E, per fare qualche esempio,
fu ben contento quando (anni
1971-72) due universitari che
frequentavano la basilica andarono
in Irlanda del Nord per un
campo di lavoro organizzato dalla
cattedrale inglese di Coventry. O
una ragazza della parrocchia part
infermiera volontaria in una zona
disastrata dellAfrica.
In questa scia  aiutato da persone
che lo seguivano pi da vicino,
e non solo la domenica, e che
erano sensibili a certe tematiche
sociali, e alle nuove idee di Franco
Basaglia  Giovanni decise di fare
le pratiche necessarie per far uscire
dal Santa Maria della Piet (il
manicomio di Roma) alcuni giovani
che, senza famiglia, di fatto
erano trattati come handicappati
psichici, assumendosi la responsabilit
del loro mantenimento
e del loro  se possibile  inserimento
sociale.
Come Confronti, poi, non possiamo
dimenticare il ruolo decisivo
avuto da Giovanni per la nascita,
nel marzo 1972, di Com  giornale
slegato dalle gerarchie ecclesiastiche,
ma invece legatissimo
alle esperienze delle Comunit
cristiane di base e molto aperto ai
cattolici critici  che, nellautunno
del 74, si fonder con un settimanale
evangelico, dando vita a
Com Nuovi Tempi, trasformatosi
poi, nel 1989, nel mensile Confronti.
Franzoni fece sempre parte
della redazione, dando un corposo
contributo allimpostazione
della rivista, per la quale scrisse
numerosissimi articoli. Da dieci
anni, poi, aveva una sua rubrica
fissa, Note dal margine; il numero
di luglio-agosto di questanno,
chiuso pochi giorni prima della
sua morte, riporta il suo intervento;
e un altro suo scritto appare
nel numero monografico di settembre
(dedicato al fine-vita!), e
da lui inviatoci l11 luglio.
Naturalmente, incontrando la
gente del quartiere Ostiense, una
zona popolare ove molti cattolici
votavano a sinistra, Giovanni
non pot evitare di affrontare un
problema pastorale, oggi superato,
ma allora incombente: il dogma
dellunit politica dei cattolici. In
poche parole: secondo le gerarchie
ecclesiastiche i cattolici coerenti
dovevano votare per la Democrazia
cristiana; chi, tra loro, votava
Msi  cattolicissimo!  da esse
era comunque ben tollerato; spiacenti,
invece, erano quanti sceglievano
i partiti laici (repubblicani e
liberali, considerati anticlericali);
intollerabili quanti votavano Psi
e, peggio, Pci. E tra la gente che
frequentava la sala rossa, vi erano
molti socialisti e comunisti. Giovanni
non ebbe nessuna difficolt
ad avere buoni rapporti con tutti.
Oltretevere, per, erano irritati
che egli ammettesse come legittimo,
per un cattolico, votare anche
a sinistra.
Per Franzoni, invece, il principio
del rispetto del pluralismo politico
doveva essere assolutamente
garantito. Non vi erano  sosteneva
 cattolici di serie A perch
votavano un determinato partito
e di serie B perch ne votavano
un altro. Tuttavia, in quel preciso
contesto storico, impegnarsi,
come faceva lui, su alcuni temi
sociali, o anche ecclesiali ma con
inevitabili riflessi pubblici, significava
spesso porsi in contrasto con
la Dc al potere e, indirettamente,
con le gerarchie ecclesiastiche filo-
democristiane. Dunque, labate
da pi parti fu accusato di fare
politica. Quei prelati che, invece,
sostenevano pubblicamente, o di
fatto, la Dc... non facevano politica,
ma... solo azione pastorale!
Come abate di San Paolo, Giovanni
accolse in basilica  con tutti gli
onori  il patriarca di Costantinopoli,
Athenagoras, e il papa copto
Shenouda III, ambedue venuti a
Roma per la prima volta (nel 1967
e nel 73) a incontrare il romano
pontefice, allora papa Montini; e
favor, accogliendoli nel monastero,
i Dialoghi paolini, incontri di
studiosi internazionali, cattolici ed
evangelici, per approfondire la conoscenza
dellapostolo delle genti.
A proposito di un altro aspetto  il
rinnovamento liturgico auspicato
dal Concilio  egli sollecit le persone
presenti alle sue celebrazioni
in basilica a intervenire spontaneamente
alla preghiera dei fedeli: 
il che and tranquillo, fino
a che tali orazioni erano dedicate
a pregare il Signore di aiutare la
nonna inferma, o un figlio a trovar
lavoro. Ci furono, per, anche
invocazioni di altro tipo. Un tizio,
che qui chiameremo Ottavio,
e che era militante in un gruppo
parafascista dedito a difendere la
Civilt cristiana come un tempo
(1571) si fece a Lepanto contro i
turchi, elenc una serie di iniziative
di Giovanni da lui ritenute
pericolose, e con voce altissima
termin il suo Jaccuse con queste
parole: Abate Franzoni, sei un
traditore!. Questattacco plateale
non dispiacque a quella parte della
Curia romana che riteneva Franzoni
insopportabile, e che brigava
per scalzarlo. Essa, invece, fu assai
turbata da una preghiera dei fedeli
di questo genere: Ti prego
Signore di far s che quando mio
figlio sar grandicello non ci siano
pi nella Chiesa romana gli scandali
dello Ior.
Il riferimento era a una denuncia,
di quei giorni, di autorit internazionali
che accusavano la banca
vaticana di operazioni finanziarie
torbide. A causa di questa
preghiera, riportata in Curia
da qualche zelante frequentatore
delle messe dellabate, Giovanni
fu convocato Oltretevere, ove gli
imposero il controllo delle preghiere
spontanee. Al suo rifiuto
di farlo (Come posso controllare
le preghiere?), e constatata la rigidit
inflessibile dellaltra parte,
egli comprese che il suo tempo
come responsabile di una delle
quattro basiliche maggiori di
Roma stava per scadere. E accett
di dare le dimissioni, entro la
met di luglio. Perch non prima?
Si era allinizio della primavera
del 1973, e Giovanni, aiutato da
un gruppo di persone di fiducia,
stava ultimando La terra  di Dio.
Si trattava di una lettera pastorale
 per i fedeli del minuscolo
territorio sul quale aveva giurisdizione
e autorit magisteriale; ma
che, naturalmente, spaziava oltre.
In vista del Giubileo indetto da
Paolo sesto per il 1975 sul tema
Rinnovamento e riconciliazione,
in essa affrontava il problema
della terra, dono di Dio e bene
comune e, in quel contesto, prospettava
lideale della povert
della Chiesa e denunciava la speculazione
edilizia a Roma, sostenuta
anche da istituzioni legate al Vaticano.
Quella lettera, uscita a met
giugno mentre era in atto lAssemblea
generale della Cei, della
quale Giovanni era membro
di diritto in quanto abate della
basilica ostiense, sollev grande
eco sia in campo ecclesiale che
nellopinione pubblica. Quel testo,
comunque, segn anche la
fine dellabate rosso  cos veniva
chiamato. Celebrata la festa di
San Benedetto (11 luglio) scattarono
le dimissioni: egli usc per
sempre dalla basilica, portando
con s solo una piccola valigetta
con un minimo di vestiti, idealmente
seguito da un notevole
gruppo di donne e uomini che,
nella sala rossa, erano diventati
suoi amici. Nacque cos la Comunit
cristiana di base di san Paolo,
che si colloc in uno stanzone
a poche centinaia di metri dalla
basilica, e che l il 2 settembre
1973 celebr insieme a Giovanni,
tornato semplice monaco, la sua
prima Eucaristia.

IL REFERENDUM SUL DIVORZIO.
LA RIDUZIONE ALLO STATO LAICALE.
In vista del referendum sulla legge
del divorzio, previsto per il 12
e 13 maggio 1974, agli inizi di
quellanno part in Italia unanimata
campagna politica (Dc e
Msi erano per il S allabolizione
della legge; tutti gli altri partiti,
per il No); da parte sua, in
febbraio il Consiglio permanente
della Cei, con una Notificazione,
invit fortemente i cattolici
 come impegno morale  a
votare per labrogazione di quella
legge. Nellaprile successivo
Franzoni contrast apertamente
lindicazione dei vescovi e, in un
libretto intitolato Il mio regno non
 di questo mondo (affermazione
di Ges a Pilato: Gv 18,36), sostenne
che anche i cattolici avevano
il pieno diritto di votare in
coscienza, come ritenevano meglio,
e dunque anche per il No. In
discussione  rilev  non era il
sacramento del matrimonio, ma
una legge di uno Stato laico (e
la difesa della laicit dello Stato
fu un altro costante impegno di
Giovanni; perci critic a fondo
il Concordato del 1929, e quello
nuovo del 1984, per i privilegi
che dava alla Chiesa cattolica in Italia).
Ma, alla fine di aprile 74, le autorit
ecclesiastiche, inesorabili,
sospesero Franzoni a divinis,
cio non poteva pi, lecitamente,
celebrare i sacramenti.
La punizione vaticana suscit
molte polemiche e, dal punto
di vista canonico, lasci pi di
un dubbio: che delitto aveva
mai commesso lex abate? Aveva
espresso unopinione politica che
si poteva condividere o meno; tuttavia,
perch sospenderlo? Tanto
pi che, quando verso la fine di
quel mese le autorit religiose gli
avevano proibito di tenere pubbliche
conferenze sul referendum,
egli obbed; ma pochi giorni dopo
lo punirono egualmente. Ad ogni
modo, per un anno si astenne dal
celebrare, ponendosi in attesa di
un ripensamento delle autorit:
che, per, non venne. Del resto,
le remore e riserve vaticane allora
non erano fondate su motivazioni
teologiche, ma scaturivano da
avversit politiche, come tutti noi
comprendemmo bene.
Ritenendo comunque ingiusto il
silenzio ufficiale, e partendo dal
presupposto che la sospensione
a divinis , di regola, temporanea,
in attesa di un chiarimento
definitivo (assolutorio o condannatorio),
Giovanni, vista la latitanza
vaticana, alla Pasqua del 75
decise di riprendere a celebrare.
Tuttavia, come diremo pi avanti,
le celebrazioni nella Cdb di san
Paolo avevano una non piccola  
particolarit liturgica e teologica
che ridimensionava il ruolo del
sacerdote.
Nel 1976, proprio su Com Nuovi
tempi, annunci che alle elezioni
politiche  si sarebbero tenute
nel giugno di quellanno  avrebbe
votato Pci (partito del quale,
sia detto per inciso, non prese
mai la tessera). Conseguenza: ai
primi di agosto fu ridotto allo
stato laicale. Quale il motivo di
una tale drastica punizione? Per
capire, occorre, come sempre,
situare levento nel suo contesto
storico. Il 22 luglio 76 Paolo sesto
aveva sospeso a divinis monsignor
Marcel Lefebvre, il capo
dei tradizionalisti che contestava
radicalmente il Vaticano Secondo 
e alcune riforme post-conciliari
volute da papa Montini. La decisione
del pontefice suscit
fortissime, seppur sotterranee,
rimostranze da parte di quei
porporati, di Curia e non, che
ritenevano esagerata la misura
contro il vescovo ribelle e, daltra
parte, giudicavano il pontefice
troppo condiscendente verso un
Franzoni considerato debordante.
Insomma, accusavano il
papa di punire solo a destra e di
tollerare a sinistra.
Giovanni ci ha raccontato (laveva
appreso da qualche prelato
amico) delle febbrili ricerche, da
parte vaticana, di un ecclesiastico
di sinistra da punire, per calmare
le accuse dei conservatori.
Infine, Oltretevere si ritenne
che punire lui fosse la misura pi
semplice, bipartisan e a portata
di mano. E cos egli, dopo un
grottesco processo-farsa istituito
in gran fretta, e dove non ebbe la
minima possibilit di difendersi
adeguatamente, fu ridotto allo
stato laicale. Da padre conciliare
a laico! Come se lessere laico
nella Chiesa significasse far parte
di una classe minore: eppure 
notava Giovanni, con un pizzico
di humour: un dono che lui aveva
 Ges era laico e non apparteneva
alla classe sacerdotale del
tempio di Gerusalemme. Pi volte
egli mi e ci narr questa vicenda:
sempre senza infierire sui suoi
inquisitori e, anzi, benevolmente
quasi cercando di trovare giustificazioni
al loro operato.

LA RIFLESSIONE SUI MINISTERI E SULLEUCARISTIA.
Dallagosto 1976 inizi dunque
la... seconda parte della vita di
Giovanni, durata fino alla morte,
e sempre mescolata  per la sua
vicenda pubblica  con lesperienza
della Cdb di san Paolo.
Gi negli anni 74-75 si era molto
discusso, in comunit, sul problema
dei ministeri: che diceva,
in proposito, il Nuovo Testamento?
Le conclusioni alle quali,
anche con lassistenza di illustri
esegeti (come il benedettino Jacques
Dupont o il biblista Giuseppe
Barbaglio), arrivammo, erano
ben note al mondo teologico, ma
non alla gente semplice: Ges
non ha mai previsto sacerdoti
(=mediatori necessari tra Dio e
luomo) per la sua comunit. E
la prima Ekklesa favor solo dei
multiformi ministeri (=servizi) 
per il suo bene-essere, aperti tanto
a uomini che donne, quale che
fosse il loro stato di vita.
Dopo prolungate e accalorate discussioni,
desiderosi di riappropriarci
dei ministeri, pensammo
di mantenere, grosso modo, lo
schema della messa consueta, ma
con varianti decisive: non ci sono
paramenti; lEucaristia domenicale
viene celebrata da tutte e tutti
insieme, e perci il canone (infine
redatto da noi) viene letto coralmente
da tutte e tutti i presenti;
la Comunit, a prescindere se ci
siano o no preti ordinati, spezza
il pane memore della morte e della
risurrezione di Ges, il quale
aveva detto: Dove due o tre sono
riuniti nel mio nome, io sono in
mezzo a loro (Matteo 18, 20). Il
laico Giovanni accett volentieri
questo nuovo cammino.
Con il tempo la riflessione, anche
teologica, ma partendo dalla prassi,
sui ministeri e sullEucaristia, si
 approfondita; e chi voglia saperne
di pi pu leggere Fate questo in
memoria di me. Condividere il pane
nellEucaristia e nella vita  il contributo
che la Cdb san Paolo invi
al Sinodo dei vescovi che nel 2005
avrebbe affrontato il tema dellEucaristia
(testo completo in Adista
documenti n. 6, 22/1/2005).
Il riferimento al Sinodo  loccasione
per dire che Giovanni, con
la Cdb san Paolo, fece le scelte
ecclesiali che ritenne, in scienza e
coscienza, di dover fare; per non
fu, e non si consider mai, unisola
felice, o una torre davorio. Al
contrario: per apprendere pi e
meglio mantenne (mantenemmo)
continui rapporti con esperienze
similari, soprattutto in America
Latina, in Italia e in Nord Europa.
Chi pu dimenticare, ad esempio,
la visita che fece alla nostra
Comunit il vescovo emerito di
San Cristbal de Las Casas, Samuel
Ruiz, naturalmente anche
lui in Messico emarginato per il
suo impegno a fianco degli indios
del Chiapas? Labbraccio tra lui e
Giovanni fu commovente. E cos
fu con vescovi brasiliani che presero
parte alle nostre celebrazioni eucaristiche.
In Comunit venne anche monsignor
Clemente Riva ( 1999),
vescovo ausiliare responsabile
della zona Sud di Roma, il quale
in sostanza ci riconobbe come
una realt di fede della zona pastorale
di mia responsabilit.
A livello di Sinodi, poi, la nostra
Cdb invi a varie Assemblee le
proprie riflessioni sul tema in esame.
Nessuno mai, n sotto papa
Wojtyla n sotto papa Ratzinger,
dal Vaticano rispose dando almeno
un segno di ricevuta. Ci,
invece,  avvenuto sotto papa
Bergoglio: quando la Cdb invi
le sue proposte per i Sinodi del
2014 e 2015 sul problema della
famiglia (e delleventuale ammissione
allEucaristia delle persone
divorziate e risposate), ricevemmo
un segnale di ricezione.
Prima della celebrazione eucaristica
in comunit, la domenica
Giovanni accoglieva i bambini
(dai sei anni in su) e i ragazzi in
quello che aveva chiamato Laboratorio
di religione. In quellambiente
si parlava di Dio, di Ges,
di Bibbia, di Chiese, di religioni,
di mondo: ma in un clima di straordinario
dialogo che permetteva
a ciascuno/a di sentirsi non
gravato da nozioni e imposizioni
ma, piuttosto, protagonista in una
ricerca che aiutava la libert a dischiudersi.
Era proprio un laboratorio
di gioia, di responsabilit
e di continua scoperta.
In Comunit hanno trovato piena
accoglienza anche gruppi organizzati
di omosessuali cristiani.

UN CATTOLICO MARGINALE.
Molti sono i libri scritti da Giovanni
laico. Si rimane impressionati
nel vedere quanti temi egli
abbia toccato, e come abbia osato
affrontare anche argomenti tab,
proponendo soluzioni ardite. Con
Il diavolo, mio fratello (1986, prima
edizione) Franzoni riprende la tesi
di Origene: questi, nel III secolo,
sosteneva che in un futuro indefinito
il Signore avrebbe ricomposto
lordine turbato del cosmo e delle
sue creature, e avrebbe salvato
anche Satana. In molti scritti, poi,
Giovanni ha ribadito la sua convinzione:
linferno non  eterno.
Una dannazione eterna  egli
affermava  era impensabile con
la misericordia straripante di Dio.
Pi volte Giovanni ha scritto
sui Giubilei, considerandoli 
sul fondamento delle Scritture
ebraiche  come momenti alti di
restituzione della dignit alle persone
schiacciate dallingiustizia, e
come occasione propizia per fare
riposare la terra spesso rapinata
da mani crudeli ed egoiste.
Quando, dopo che nellestate del
2005 fu avviato liter per la beatificazione
di Giovanni Paolo Secondo,
anchegli a Roma fu chiamato,
dal Tribunale ecclesiastico, a
testimoniare: in un documentato
memorandum spieg le ragioni
per le quali, a suo parere, papa
Wojtyla non potesse essere beatificato
(quel pontefice  rilevava
tra laltro Franzoni  aveva punito
la libert di ricerca teologica
nella Chiesa, impedito di accertare
gli affari torbidi dello Ior, e
isolato monsignor Oscar Romero);
ma nessuno tenne poi conto
del suo parere negativo.
Sul piano ecumenico, Giovanni
ha favorito la ospitalit eucaristica:
qualche volta la Cdb san
Paolo  andata a piazza Cavour
a partecipare alla Santa Cena
celebrata nel tempio valdese di
Roma; e qualche volta  venuto
alla nostra Eucaristia un gruppo
di valdesi e di altre Chiese legate
alla Riforma. Inoltre, nel 2007
Franzoni  stato a Sibiu, Romania,
per la terza Assemblea ecumenica europea.
Un altro tema al quale egli ha
dedicato vari libri  quello legato
al fine-vita, e al rispetto della volont
di chi, tenuto in vita artificialmente
per anni, chiede che
gli sia staccata la spina.
Nel dicembre 2006 il cardinale
Camillo Ruini, vicario di Roma, 
daccordo con Benedetto sedicesimo,
neg i funerali in chiesa di Piergiorgio
Welby, perch  sentenzi
il porporato  si era suicidato
(questi, che da molti anni
soffriva di distrofia muscolare
progressiva, aveva chiesto che
gli fosse staccato il respiratore
che artificialmente lo teneva in
vita). Allora, pochi giorni dopo,
Giovanni con la Cdb invitarono
la moglie di Piergiorgio, Mina,
ad unEucaristia in ricordo dello
scomparso, del quale condividemmo
 sul piano morale  la
piena legittimit, umana e cristiana,
della sua scelta.
In molti libri Giovanni ha toccato
il tema donna. Inutile dire che
egli  che nel 1981 nel referendum
sullaborto difese il diritto
della donna a decidere  sogn
una Chiesa ove i ministeri fossero
aperti a donne e uomini,
a prescindere dal loro stato di
vita (matrimoniale o meno). Nel
1990, a Tokyo, con rito civile, egli
aveva sposato Yukiko Ueno, una
studiosa giapponese con la quale
ebbe modo di confrontarsi, non
senza difficolt, su culture assai
differenti da quelle occidentali
ma, proprio per questo, capaci di
dischiudergli nuovi orizzonti.
Negli ultimi anni Giovanni 
sempre difensore del diritto dei
palestinesi ad avere anche loro
uno Stato, accanto a quello di Israele
 aveva riscoperto lebraismo,
leggendo il Talmud. Questa prospettiva
aveva offerto a Franzoni
interpretazioni inedite, e particolarmente
arricchenti, dei rabbini
sui miti delle origini come narrati
nel Genesi. Per questa via, egli aveva
iniziato a porre profonde e motivate
domande critiche allintera
costruzione dogmatica cattolica
sul peccato originale.
Lultima preoccupazione (in ordine
di tempo) che Giovanni
pi volte espresse in questanno
2017, da Pasqua in poi, era
questa: mentre procediamo
fiduciosi e determinati nel nostro
cammino dovremmo anche
 sottolineava  guardare
dietro di noi, per cercare di
spiegarci con chi, soprattutto in
una parte del clero, non riusciva
assolutamente ad accettare
le nostre posizioni, sperando
di giungere, pur magari senza
arrivare ad una conclusione
unanime, a stringerci la mano.
Unipotesi  secondo molti di
noi  francamente utopistica:
ma Giovanni ci teneva moltissimo
a fare questo sforzo e questo
tentativo. Cos ipotizzava di
andare in Molise a parlare con
quei cinque parroci che avevano
fatto suonare le campane a morto
quando la Camera in aprile
(2017) aveva approvato la legge
sul fine-vita (che attende ancora
lesame del Senato per lapprovazione
definitiva).
A parte i suoi libri, praticamente
su ogni numero di Confronti
Giovanni affrontava un tema
scomodo e, come precisava il
titolo della sua ultima rubrica,
lo faceva dal margine. Adesso
la sua assenza ci peser davvero.
Speriamo di saper tener vivo
il suo spirito, e di far crescere la
sua eredit, straordinariamente
ricca di valori, di ipotesi, di sfide,
di sogni e di speranze.
Decine e decine di testimonianze,
al suo funerale, hanno mostrato
come la parola e lesempio di Giovanni
abbiano aiutato ragazze e
ragazzi di un tempo  oggi donne
e uomini maturi  a vivere in
modo responsabile, con il cuore
ben aperto per rimanere solidali
con i curvati dalla vita e dalle ingiustizie
del mondo. Molte di queste
persone si sono dichiarate non
pi cristiane, o non pi credenti.
Parlando, negli ultimi mesi, di
questo fenomeno, gi ampiamente
noto, Giovanni mi diceva, sereno e
sorridente: Lo dicono loro di non
essere pi credenti. Invece, forse lo
sono pi di me. E, comunque, saranno
in prima fila tra i benedetti
dal Padre mio quando il Cristo
glorioso dir loro: Avevo fame e
mi avete dato da mangiare.
Dopo lEucaristia di domenica
2 luglio scorso, toccava a me, per
turno, invitare Giovanni a pranzo.
Essendo lui cieco, occorreva
guidarlo con prudenza sul marciapiede,
verso il vicino ristorante 
Al Biondo Tevere, luogo
storico di ristoro per la nostra
Cdb. Faceva un caldo tremendo,
ma sotto un pergolato si poteva
respirare. Affrontammo tantissimi
argomenti: la cifra del nostro
parlare fu la sua dolcezza nel ripensare
al suo passato ecclesiale
con benevolenza verso chi, nelle
gerarchie vaticane, lo aveva fatto
tanto soffrire. Io lo guardavo: la
sua pelle raggrinzita era trasparente,
quasi si vedevano le ossa.
Faticava a inghiottire un boccone.
Sembrava esausto. Immaginai
abbastanza prossima la sua
fine per i molti acciacchi, e gravi
mali, che lo minacciavano; ma
non la pensavo imminente.
Marted 11 luglio ci sentimmo
al telefono: mi domand se
avevo ricevuto il suo commento
per Confronti di settembre, il
numero monografico che si prepara
gi in luglio, e questanno
 combinazione!  dedicato al
fine-vita. Ero, io, infatti, il revisore
dei suoi pezzi che egli, cieco,
dettava  come se li leggesse,
ma li aveva pensati a memoria!
 ad un giovane collaboratore
scelto proprio per questo aiuto.
Alla mia conferma che avevo
letto, e... dato lok, era tutto
felice. E, dopo un ultimo giro
di riflessioni, che spaziarono
dallItalia al mondo, dalle guerre
in Medio Oriente ai molti limiti
e alle inadeguatezze della nostra
Comunit, Giovanni se ne venne
fuori con queste parole: Ah
Luigi!, noi passiamo, ma lamore
di Dio resta. Ci salutammo
festosamente dandoci larrivederci
per domenica 16 luglio
in comunit: aveva la sua solita
voce, chiara, squillante, di una
persona malgrado tutto felice e
vogliosa di vivere. Sorella morte,
per, decise diversamente.

E LE CAMPANE DELLA BASILICA SUONARONO.
La mattina di gioved 13 luglio,
a Canneto (Rieti), ove abitava,
si alz regolarmente e si intrattenne
con varie persone fin verso
mezzogiorno. A quellora disse a
Yukiko di sentirsi un poco affaticato,
e si coric in una stanzetta
vicino alla cucina. Verso le
13 essa lo chiam: Giovanni, il
pranzo  pronto. Eccomi, rispose
lui con voce allegra. Pass
qualche minuto di silenzio; non
vedendolo arrivare, la moglie
entr nella stanza: lo trov con
una gamba fuori dal letto come
per alzarsi, ma ormai morto 
per infarto  senza fare nessun
lamento. Avvertiti da lei, gi nel
primo pomeriggio, in molti della
comunit accorremmo a dare
lultimo abbraccio a Giovanni.
Trasportata la sera di venerd 14
in Comunit, a Roma, la sua salma
 stata vegliata da noi, a turni,
tutta la notte. A pregare di fronte
alla bara  venuto  accompagnato
da don Isidoro, un suo antico
amico dai tempi dellabbazia, e
da un giovane monaco  anche
il nuovo abate di san Paolo, don
Roberto Dotta. Nei mesi scorsi i
due si erano incontrati, e tra loro
era nata una bella amicizia che
rasserenava Giovanni. Il quale
sperava vivamente di incontrare
anche papa Francesco, perch tramite
don Roberto gli aveva fatto 
pervenire la sua autobiografia,
con unintensa dedica; ma non 
stato possibile. Labate di san Paolo,
con i due monaci (iniziativa,
abbiamo motivo di pensare, della
quale il papa era al corrente, e
consenziente) ha partecipato anche
ai funerali di Franzoni: una
presenza consolante. Quando,
portata a spalla dai giovani della
nostra Comunit, la bara di
Giovanni attraversava il parco
Schuster per entrare nel Centro
anziani dove sarebbero state celebrate
le esequie, le campane della
basilica ostiense suonarono. Cos
aveva deciso don Roberto.
Cera anche, alle esequie, monsignor
Enrico Feroci, direttore
della Caritas di Roma. E, dal
Piemonte, in morte di Giovanni,
monsignor Luigi Bettazzi (classe
1923!), gi vescovo di Ivrea, aveva
ricordato con parole affettuose
il collega di Concilio.
Ai funerali, affollatissimi, erano
presenti  a titolo personale o delegati
delle rispettive comunit 
anche evangelici di varie Chiese
legate alla Riforma, e musulmani.
Tra i convenuti, che poi si sono
comunicati in massa, anche numerosi
presbteri e molte suore, e
amici venuti da lontano. Sul fronte
ufficiale ci si aspettava, ovviamente,
una qualche pi evidente
partecipazione delle autorit vaticane,
e della Cei, per lultimo saluto
a un padre conciliare. Cos
non  stato: e queste assenze non
possono non porre domande ineludibili
allintera Chiesa cattolica italiana.
Per sappiamo bene che Giovanni
non avrebbe voluto, da parte
nostra, recriminazioni di sorta.
Come lui non recrimin, ma risolse
il tutto con una battuta bonaria,
quando il 12 ottobre 2012
Benedetto sedicesimo aveva invitato in
udienza e a pranzo tutti i vescovi,
ancora viventi e capaci, malgrado
let avanzata, di viaggiare, che
avevano partecipato al Concilio
aperto da Giovanni ventitreesimo cinquantanni
prima, l11 ottobre
1962. Il padre conciliare Franzoni
non fu per invitato. Si vede
che in Vaticano era considerato 
per dirla con parole spesso ripetute
da Jorge Mario Bergoglio per
altre categorie di persone umiliate
 uno scarto. Giovanni rimase
un pochino mortificato per
essere stato ignorato; ma con noi
non lo fece pesare, n pronunci
parole amare per questennesimo
sgarbo. Epper fino alla fine egli,
per listituzione ecclesiastica,  rimasto
un segno di contraddizione, indigeribile.
Adesso si volta pagina. Giovanni
non c pi: noi, per, faremo
il possibile per onorare la sua
eredit. E abbiamo perfino un
lembo di speranza che la sua
Chiesa  la cattolica romana,
nelle sue varie articolazioni, in
particolare la Santa Sede e la
Cei  arrivi finalmente ad avere
lardimento di rimettere sul
candelabro ecclesiale colui che,
secondo molti,  stato un profeta
del nostro tempo; e a riflettere,
con coraggio autocritico,
sulle vicende del 1974-76, che
portarono  tra laltro  Giovanni,
con molti altri ed altre, ad
essere un cattolico marginale,
come lui fu definito delleditore
della sua autobiografia. Marginale
fin che si vuole, ma davvero
cattolico per aver tentato,
con alterne fortune, di affrontare,
alla luce del sole, e tuttavia
praticamente ignorato dallufficialit
istituzionale e, salvo ben
rare eccezioni, dal mondo teologico
cattolico, asperrimi problemi
teologici, antropologici ed etici.
Egli affront consapevolmente
la sfida  ardua, affascinante e
dolorosa  di cercare di vivere
levangelo in una societ complessa,
liquida e difficile come
la nostra, e in una Chiesa, in
alcune sue parti istituzionali e
non, del consenso e del dissenso,
talora lenta ad accogliere
le beatitudini proclamate da
Ges, ben sapendo che il Suo
regno non  di questo mondo











