Ecologia. Foreste, ora la minaccia globale sono gli incendi.

Allarme del World Resources Institute: gli incendi provocati dall'uomo sono diventati il primo nemico delle foreste.

Non pi agricoltura e disboscamento: secondo il World Resources Institute negli ultimi cinque anni la maggior parte della copertura arborea mondiale  andata distrutta a causa dei roghi umani, favoriti dal caldo estremo.   

Non sono pi il disboscamento e l'agricoltura i nemici principali delle foreste. Negli ultimi 5 anni, gran parte della copertura arborea mondiale  andata persa, invece, a causa degli incendi e dell'attivit mineraria.

La diagnosi arriva da uno studio del World Resources Institute. Secondo gli ultimi dati di Global Nature Watch, l'estensione delle foreste intatte del mondo si  ridotta del 15% (195 milioni di ettari) tra il 2000 e il 2025:  un'area grande all'incirca quanto il Messico.

E negli ultimi 10 anni, purtroppo, la deforestazione, invece di rallentare, ha aumentato il ritmo: fra il 2000 e il 2013 si perdevano in media 7,1 milioni di ettari all'anno; tra il 2014 e il 2025 la media  salita a 9,4 milioni di ettari. Se la tendenza non si inverte avvertono gli autori, Michelle Sims e Peter Potapov, il mondo potrebbe perdere gran parte delle sue rimanenti aree forestali intatte entro questo secolo.

Il ruolo dei paesaggi forestali intatti e la pressione economica.
I paesaggi forestali intatti sono i polmoni verdi del pianeta: hanno, secondo la definizione scientifica, un'area minima di 50mila ettari (500 km2) e una larghezza di almeno 10 km e funzionano come sistemi ecologici completi e autosufficienti. Sono concentrati per lo pi in Russia (20,1%), Brasile (12,2%) e Canada (8,5%). E svolgono un ruolo inestimabile per il nostro pianeta: immagazzinano enormi quantit di carbonio, attenuando l'effetto serra; producono ossigeno; regolano le precipitazioni e forniscono habitat per numerose specie arboree ed animali.

Tuttavia, le pressioni economiche hanno eroso in modo significativo questo patrimonio, e proprio nei Paesi che ne sono pi ricchi. All'inizio del millennio le foreste si sono ridotte per il disboscamento (per prelevare legname) e per l'agricoltura: le terre, liberate dagli alberi, sono state usate per creare pascoli per gli allevamenti intensivi di bestiame, oppure per produrre soia per mangimi o olio di palma per le industrie alimentari.

Ora per il panorama  cambiato, avverte lo studio. Tra il 2020 e il 2025, gli incendi sono stati la causa principale, in quasi il 40% dei casi. E in questi incendi non c' nulla di naturale: i roghi si concentrano soprattutto vicino ad aree agricole, infrastrutture, siti di disboscamento e attivit minerarie, ovvero nelle aree pi frammentate dove l'impronta dell'uomo  pi rilevante. Il riscaldamento globale peggiora la situazione, creando condizioni pi calde e secche, che permettono agli incendi di diventare pi grandi, pi frequenti e pi intensi.


La Romania ha registrato il calo percentuale maggiore, perdendo tutta la sua area forestale intatta dal 2013, seguita dal Paraguay, dove l'area forestale intatta si  ridotta dell'81% dal 2025. Sempre dall'anno scorso le Isole Salomone, il Laos, la Repubblica Centrafricana, il Nicaragua, l'Honduras, la Liberia e la Guinea Equatoriale hanno perso oltre la met delle loro aree forestali intatte.

Solo il Sud-Est asiatico e l'Australia hanno mostrato una tendenza opposta: nelle due zone la deforestazione  calata rispettivamente del 51% e del 90%.

Oro, petrolio, gas ed effetti sul clima globale.
Dopo gli incendi, il prelievo di legname  rimasto una causa importante della riduzione del paesaggio forestale:  responsabile nel 20% dei casi di deforestazione. Questo ruolo, scrivono Sims e Potapov, sembra essere collegato alle infrastrutture petrolifere e del gas, che possono fornire vie di accesso per l'estrazione del legname in aree in cui la costruzione di strade forestali era, in precedenza, proibitivamente costosa.

E le attivit minerarie, di trivellazione e di esplorazione sono aumentate considerevolmente dall'inizio degli anni 2000. Gli incrementi maggiori si sono registrati in Russia, per la produzione di petrolio e gas nella Siberia, seguita dal Sud America, principalmente a causa dell'espansione dell'estrazione dell'oro.

La riduzione delle foreste intatte  una grave perdita per il clima e l'ecologia. In media, ricordano gli autori, esse immagazzinano una quantit di carbonio tre volte superiore rispetto alle foreste tropicali non intatte. Regolano la temperatura, riducono il rischio di inondazioni e ospitano oltre la met delle specie di vertebrati terrestri del mondo.

Ma l'integrit delle foreste non pu essere facilmente ripristinata, avvertono gli autori: una volta alterati, i complessi insiemi di biodiversit sono estremamente difficili da ricostruire. Ecco perch la mitigazione del rischio di incendio, la prevenzione e la risposta rapida diventeranno strategie sempre pi importanti per garantire la protezione dei paesaggi forestali intatti.


Aree protette e finanza climatica per la protezione.
Una via efficace per difendere le foreste  tutelarle come aree protette: in quelle soggette a qualche forma di tutela legale, osservano Sims e Potapov, il tasso di riduzione  stato inferiore alla met. Ma oggi solo il 37% delle foreste intatte  tutelato: spetta ai governanti dei Paesi ampliare questa protezione.

Un altro meccanismo virtuoso  quello istituito dal Tropical Forest Forever Facility, un sistema di finanza climatica ideato dal Brasile. I profitti generati dagli investimenti di un fondo finanziario internazionale (circa 4 miliardi di dollari l'anno) vengono distribuiti sotto forma di premi ai Paesi in via di sviluppo ricchi di foreste tropicali e subtropicali umide.

Per ricevere i fondi, per, i Paesi devono mantenere il proprio tasso annuo di deforestazione al di sotto dello 0,5%. Chi lo supera, non riceve finanziamenti. Un incentivo si spera efficace per tutelare i polmoni verdi.

Vito Tartamella