Salute. Melanoma: arriva una conferma promettente sul vaccino a mRNA. Dimezzato il rischio di ricaduta.

Pubblicati i risultati positivi dei trial di fase 3 di una terapia antitumorale a base di mRNA per combattere il melanoma. Ecco come funziona e cosa resta da scoprire.
 
Lo scorso 19 agosto Moderna e MSD hanno pubblicato i risultati del trial di fase 3 (una fase di studio molto avanzata) di intismeran autogene, la loro terapia oncologica personalizzata a base di mRNA contro il melanoma cutaneo.

Non si tratta di un vaccino antitumorale nel senso preventivo del termine (non , cio, un'iniezione che ci protegge dal cancro), ma di un trattamento per i pazienti oncologici che combina l'iniezione di un mRNA sintetico con l'immunoterapia Keytruda (pembrolizumab), un farmaco della MSD gi utilizzato contro il melanoma cutaneo che ne potenzia l'effetto. Vediamo come funziona.

Una terapia personalizzata.

Il trattamento  personalizzato da paziente a paziente: si preleva un pezzo del tumore del paziente e si analizza per scoprire quali mutazioni genetiche lo rendono unico.

Su questa "impronta digitale" viene costruito un mRNA sintetico capace di produrre nel corpo fino a 34 neoantigeni, ovvero proteine mutate tipiche di quel tumore. Il sistema immunitario impara quindi a riconoscere questi neoantigeni e ad attaccare le cellule tumorali.

Nel trial di fase 3, condotto su 1.137 pazienti operati per un melanoma della pelle in stadio avanzato, il trattamento ha ridotto in modo significativo il rischio che il tumore tornasse o si diffondesse, rispetto al solo Keytruda, senza mostrare nuovi problemi di sicurezza.  un risultato storico:  la prima volta che una terapia di questo tipo funziona in uno studio cos avanzato.

Risultati promettenti ma non definitivi.
Restano per alcune cose da chiarire: MSD e Moderna si limitano a parlare di miglioramenti statisticamente e clinicamente significativi, senza fornire (per ora) numeri precisi; questi dati, si legge sul comunicato, verranno presentanti in un prossimo evento medico internazionale, di cui non viene specificato il nome n la data. Insomma, si tratta di risultati preliminari sicuramente promettenti, ma non ancora definitivi.

Chiara Guzzonato