Scienze. Catastrofe in Himalaya: come la scienza ha ricostruito la causa dell'alluvione killer tra Tibet e Nepal.

Non un semplice cedimento del ghiaccio, ma un imponente crollo di roccia e ghiaccio insieme: la frana ha sprigionato un'energia pari a quella di una bomba atomica. La svolta grazie alla cooperazione scientifica globale. 

Risolvere il mistero in meno di 24 ore:  l'impresa compiuta da una rete internazionale di oltre 85 scienziati per fare luce sulla devastante alluvione che ha travolto il confine tra Tibet e Nepal lungo il fiume Lhende Khola. Come riportato da Science, il bilancio (purtroppo ancora tutt'altro che definitivo)  drammatico: oltre 900 vittime accertate, circa 4.000 dispersi, interi villaggi cancellati e centrali idroelettriche distrutte.

Inizialmente le segnalazioni ufficiali  comprese quelle dell'USGS (lo United States Geological Survey)  parlavano di un terremoto di magnitudo 4.4 come uno degli inneschi della tragedia, o del cedimento di una diga naturale. Ma la verit si  rivelata diversa.

La svolta  arrivata incrociando i dati sismici con i rilevamenti satellitari. Kristen Cook, geomorfologa dell'Universit Grenoble Alpes, analizzando le stazioni sismiche a nord di Katmandu ha subito capito che l'ipotesi del terremoto non reggeva: le frequenze registrate non mostravano la scossa rapida di un sisma, bens il rombo prolungato e a bassa frequenza tipico di un imponente movimento franoso.

In contemporanea, Gran Ekstrm, sismologo del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University, elaborava i dati della rete sismografica globale: la magnitudo reale dell'evento sismico generato dalla spinta della roccia era di 5.7, pari a un terremoto di grande intensit.  stato chiaro fin da subito che si trattava di una delle frane pi imponenti degli ultimi vent'anni a livello mondiale, ha spiegato Ekstrm.


Perch la fisica smentisce l'ipotesi del "solo ghiacciaio".
Le prime immagini satellitari mostravano la rottura netta della coltre glaciale a circa 5.200 metri di altitudine, portando inizialmente a ipotizzare lo scivolamento del solo ghiacciaio sulla roccia.

Tuttavia, i calcoli fisici effettuati dal team hanno chiarito che il ghiaccio da solo non bastava:

Massa insufficiente: per generare un segnale sismico di magnitudo 5.7 servivano centinaia di milioni di tonnellate di materiale, un volume enormemente superiore a quello del solo ghiacciaio.
Energia termica limitata: l'energia sprigionata dalla caduta del ghiaccio avrebbe potuto fondere solo una minima frazione d'acqua, insufficiente a causare una colata capace di alzare il livello del fiume di 9 metri in soli 30 minuti.
La conferma definitiva  arrivata dalle immagini senza nubi scattate dal satellite indiano ISRO e da Landsat-9: la parete rocciosa sottostante  crollata imponente trascinando con s l'intero ghiacciaio. Come ha riassunto efficacemente Ekstrm: Il ghiacciaio  semplicemente venuto gi insieme alla frana.



Energia pari a una bomba atomica.
Mentre la comunit scientifica globale collaborava su canali digitali condivisi, la raccolta dati sul campo in Nepal  stata complessa. Adhikari Basanta Raj, direttore del Centre for Disaster Studies presso la Tribhuvan University in Nepal, ha spiegato che la mancanza di informazioni da terra per oltre tre ore ha complicato i soccorsi, ma i rilievi effettuati il giorno successivo con i droni hanno confermato la dinamica. Secondo i calcoli di Raj, l'energia totale rilasciata dalla frana  stata superiore a quella della bomba atomica sganciata su Hiroshima.

Il ruolo del riscaldamento globale.
Il fenomeno  stato classificato come un "rischio a cascata" (cascading hazard): una catena sequenziale che parte dalla frana, si trasforma in colata di detriti e sfocia nell'inondazione. Eventi simili si sono gi verificati in Himalaya, ma questo ha presentato una portata 10 volte superiore.

Sulle cause profonde del cedimento della montagna, Alton Byers, geografo della University of Colorado Boulder, richiama l'attenzione sul riscaldamento globale: il progressivo scongelamento del permafrost ad alta quota indebolisce il "legante" naturale che tiene unite rocce e ghiaccio. Inoltre, la scomparsa dei ghiacciai rimuove un importante supporto strutturalmente stabilizzante sui fianchi delle montagne. Come riassume Ekstrm: Sebbene le frane avvengano da quando esistono le montagne, nelle zone in cui i ghiacciai stanno scomparendo questi eventi si verificano con una frequenza sempre maggiore.

Roberto Graziosi