LITURGIA. RITO AMBROSIANO. Domenica 6 settembre 2026  Seconda dopo il martirio di san Giovanni il precursore.


Nella profezia si legge che Dio  salvatore, redentore, colui che  talmente potente da salvare. Ci che il profeta ha laudacia di affermare  che questo si sapr.  importante spiegare che questo verbo, che pu essere anche tradotto con conoscere, ha una sfumatura spesso resa con fare esperienza. Non si tratta solo di una conoscenza solo, o per lo pi, intellettuale, bens di qualcosa di concreto che accade e che dona a chi lo accoglie una convinzione forte e intima: so che il Signore  il mio salvatore e redentore solo se faccio in qualche modo, cio anticipatamente, esperienza di essere salvato.

Tuttavia, chi pu fare davvero questa esperienza se non coloro che si credevano sul punto di essere perduti? Il buio di questa paura viene illuminato dalla luce di Dio. La pace e la giustizia attese vengono anticipate da questi sprazzi di luce. E possiamo sapere che vengono da Dio perch senza la sua iniziativa o quella di qualcuno dei suoi, non avremmo potuto toglierci dai guai da soli. Fare esperienza di essere salvati, sapere che Dio salva,  la condizione che ci abilita allannuncio della salvezza per questa nostra povera storia, che ci permette di accogliere linvito di essere per tutti segno della gloria divina, ovvero manifestazione del suo amore. Il popolo di Dio  il popolo dei giusti, di chi custodisce, testimonia e cerca di fare la giustizia di Dio: che altro non  che la sua salvezza, il riscatto dalla prepotenza della morte, e infine la sconfitta della morte stessa.

Per questo motivo san Paolo scrivendo ai Corinzi ricorda che senza la fede nella risurrezione il loro cristianesimo  vano, vuoto, inutile. La fede nella risurrezione, peraltro, impossibile senza averne lintima convinzione, cio senza averne fatto in qualche modo esperienza. Esperienza prima di tutto che Ges  il risorto, poich lo abbiamo incontrato nella nostra vita vivo e presente. Ma proprio grazie a questo, esperienza di essere anche noi rinati, vivi di una vita fondata sullamore fedele del Dio vivente che vuole nel suo Figlio condividere con tutti noi la sua stessa vita. Solo a questo punto lamore diventa possibile, il dono di s non  pi una perdita irreparabile, perch la paura della morte viene sconfitta. Questo vuol dire che il Regno  gi qui, in mezzo a noi, nella storia; sebbene attenda ancora il suo pieno compimento, pu gi essere saputo, sperimentato, vissuto e donato.

Se questa era da sempre lopera del Padre, il Figlio la continua e la porta a pienezza di rivelazione con la sua esistenza, la sua parola, le sue opere. Tutto ci rivela che in Dio non c altro desiderio che amore e vita per tutti i suoi figli. Quello che stupisce  che tale amore non pu subire limiti. Solo chi lo rifiuta si consegna alla morte. Eppure, ecco che leggiamo come forse, anche in quel caso, non tutto  perduto. Il Padre che risuscita i morti e d la vita  quello stesso di cui si dice subito dopo che non giudica nessuno. Il giudizio sul peccato bisogna accettarlo, per forse si pu sperare fino alla fine che non sia giudizio sul peccatore.