Il Santo del giorno. San Gregorio Magno, il Papa che non voleva essere eletto e salv Roma dalla disperazione.

Prefetto di Roma, monaco per scelta, Pontefice per necessit: dal 590 al 604 Gregorio primo guid una citt stremata da peste, fame e guerre, soccorrendo i pi poveri, trattando con i Longobardi e rilanciando lannuncio cristiano in Europa. La sua eredit, nella Chiesa e nella cultura occidentale,  ancora viva: un pastore che fece dellautorit una forma radicale di servizio

San Gregorio Magno  uno di quei personaggi nei quali la storia della Chiesa e quella dellEuropa finiscono per intrecciarsi profondamente. Nato a Roma intorno al 540, appartenente alla prestigiosa famiglia degli Anici, visse in unepoca segnata dalla crisi dellImpero romano dOccidente, dalle guerre, dalle carestie, dalle epidemie e dallavanzata dei Longobardi.

Fu uomo di governo prima ancora di diventare uomo di Chiesa. Nel 572 raggiunse infatti il vertice della carriera civile diventando prefetto di Roma, la pi alta carica amministrativa della citt. Ma quella vita non lo soddisfaceva. Dopo la morte del padre Gordiano lasci progressivamente gli incarichi pubblici e trasform la casa di famiglia sul Celio nel monastero di SantAndrea, scegliendo la vita monastica. Era unesperienza che avrebbe ricordato per tutta la vita con nostalgia. Nel silenzio del monastero Gregorio si dedic alla preghiera, allo studio della Scrittura e dei Padri della Chiesa. Ma il suo ritiro sarebbe durato poco.

Da monaco a diplomatico.

Papa Pelagio secondo lo ordin diacono e lo invi a Costantinopoli come apocrisario, una sorta di rappresentante diplomatico della Sede romana presso limperatore. Era la fine del sesto secolo e la situazione politica e religiosa era estremamente complessa. Gregorio entr cos in contatto diretto con il mondo bizantino e con le questioni che avrebbero segnato il suo futuro pontificato. Tornato a Roma, divenne collaboratore e segretario di Pelagio secondo. Furono anni drammatici: piogge torrenziali, alluvioni, carestie e infine la peste colpirono Roma. Nel 590 lepidemia port alla morte anche il Papa. Il clero, il popolo e il senato indicarono proprio Gregorio come successore. Gregorio cerc di sottrarsi allelezione, arrivando perfino a tentare la fuga. Ma alla fine accett. Il 3 settembre 590 ricevette lordinazione episcopale e inizi il suo ministero come Vescovo di Roma, incarico che avrebbe esercitato fino alla morte, il 12 marzo 604. Benedetto 16esimo, nella catechesi dedicata nel 2008 a Gregorio Magno, sottoline proprio questa singolare parabola: dallamministrazione civile alla vita monastica, dalla diplomazia al governo della Chiesa. Gregorio fu veramente un grande Papa e un grande Dottore della Chiesa!.


Un Papa in mezzo alle emergenze.
Gregorio divenne Papa in unItalia devastata. Roma era impoverita, la popolazione soffriva la fame, la minaccia longobarda incombeva e lautorit imperiale bizantina era sempre pi lontana e fragile. Il nuovo Pontefice si trov cos a svolgere contemporaneamente un compito spirituale e una responsabilit civile. Le sue oltre 800 lettere, conservate nel Registro, raccontano un pontificato immerso nella concretezza della vita quotidiana: problemi ecclesiali, questioni amministrative, controversie, richieste di aiuto, rapporti con vescovi e autorit politiche. Ma Gregorio non considerava la Chiesa estranea alle sofferenze della popolazione. Utilizz le risorse del patrimonio ecclesiastico per acquistare e distribuire grano, soccorrere i poveri, aiutare sacerdoti, monaci e monache in difficolt e persino riscattare persone cadute prigioniere dei Longobardi. Chiese inoltre che i beni della Chiesa fossero amministrati con rettitudine e che i contadini e i coloni non fossero vittime di soprusi. Per Gregorio la carit non era dunque unaggiunta allazione pastorale: era parte essenziale del compito della Chiesa.

Il Papa che cerc la pace con i Longobardi.

Uno dei capitoli pi importanti del suo pontificato fu il rapporto con i Longobardi. Gregorio non li consider semplicemente nemici da combattere. Li guard come un popolo da incontrare e da evangelizzare. Il Papa avvi una intensa attivit diplomatica con il re Agilulfo e coltiv un rapporto particolare con la regina Teodolinda, cattolica e figura decisiva nel processo di avvicinamento dei Longobardi alla fede cattolica. La trattativa port a una tregua tra il 598 e il 601 e successivamente a un pi stabile armistizio nel 603. In Gregorio politica, diplomazia ed evangelizzazione non erano ambiti separati. La pace era condizione per la vita delle persone, ma anche occasione per lannuncio del Vangelo. La stessa logica guid la sua attenzione verso gli altri popoli dellEuropa. Gregorio sostenne la missione dei monaci inviati in Britannia per evangelizzare gli Angli. A guidarli fu Agostino di Canterbury, destinato a diventare il primo arcivescovo di Canterbury.

Servo dei servi di Dio.

Gregorio aveva unidea altissima dellautorit ecclesiale e, proprio per questo, ne rifiutava ogni forma di protagonismo. Quando il patriarca di Costantinopoli assunse il titolo di ecumenico, Gregorio vi si oppose non per negare lautorit del patriarca, ma perch temeva che quel titolo potesse incrinare lunit della Chiesa e alimentare una logica di superiorit. La sua alternativa era racchiusa in una formula destinata a diventare una delle pi celebri della storia del papato: servus servorum Dei, servo dei servi di Dio.

Benedetto 16esimo spiegava cos il senso di quella espressione: Questa parola da lui coniata non era nella sua bocca una pia formula, ma la vera manifestazione del suo modo di vivere e di agire. E ancora: Gregorio era rimasto semplice monaco nel suo cuore e perci era decisamente contrario ai grandi titoli. La vera grandezza, per lui, non consisteva nel potere ma nel servizio.

Gregorio svolse questa enorme attivit nonostante una salute molto fragile. I digiuni della vita monastica gli avevano provocato seri problemi allapparato digerente e spesso era costretto a rimanere a letto per lunghi periodi. Anche la sua voce era molto debole. In alcune occasioni doveva affidare al diacono la lettura delle sue omelie perch potessero essere ascoltate dal popolo. Eppure continu a predicare, amministrare, scrivere, negoziare e occuparsi dei poveri. Fu proprio questa vicinanza concreta alla gente a renderlo una figura autorevole e amata. In un tempo disastroso, anzi disperato, seppe creare pace e dare speranza, osservava Benedetto 16esimo. Una frase che restituisce bene il cuore del suo pontificato: Gregorio non visse fuori dalla crisi del suo tempo, ma dentro quella crisi. E proprio l cerc di essere pastore.

Il Papa della Scrittura e della pastorale.

Gregorio Magno fu anche uno dei grandi autori della cristianit occidentale. Tra le sue opere pi importanti ci sono i Moralia in Iob, le Omelie su Ezechiele, le Omelie sui Vangeli, i Dialoghi e soprattutto la Regola pastorale.

Questultima, scritta allinizio del pontificato,  una sorta di manuale per il vescovo e il pastore. Gregorio insiste sulla responsabilit di chi guida una comunit: prima di parlare agli altri deve essere capace di guardare alla propria vita. Il pastore deve conoscere le persone che gli sono affidate e saper rivolgere a ciascuno una parola adeguata. La cura delle anime  per Gregorio una vera e propria arte delle arti. Il suo insegnamento non nasce dal desiderio di elaborare una dottrina personale. Al contrario, Gregorio vuole essere soprattutto interprete della tradizione della Chiesa e della Parola di Dio. Per lui la Scrittura non  un testo da conoscere soltanto con lintelligenza. Deve diventare vita. Benedetto 16esimo  sintetizzava cos questo principio: Comprendere non  nulla, se la comprensione non conduce allazione. E ricordava una delle immagini pi belle attribuite a Gregorio: il predicatore deve intingere la sua penna nel sangue del suo cuore; potr cos arrivare anche allorecchio del prossimo.

I Dialoghi e la santit possibile anche nei tempi difficili.

Nei Dialoghi, Gregorio racconta la vita di uomini e donne considerati esempi di santit. Il messaggio  sorprendentemente attuale: anche quando una societ appare corrotta, anche quando sembra che il bene sia scomparso, la santit rimane possibile. Il secondo libro dei Dialoghi  dedicato interamente a Benedetto da Norcia ed  una delle pi antiche testimonianze sulla sua vita.

Gregorio racconta miracoli, conversioni e vicende di persone del suo tempo per dimostrare che Dio continua ad agire nella storia. Non c, dunque, unet ideale della fede da rimpiangere: la santit pu nascere anche nei periodi pi bui.  una convinzione che attraversa tutta la sua opera.


Il lascito di Gregorio Magno.
Gregorio mor a Roma il 12 marzo 604. La sua memoria liturgica viene celebrata il 3 settembre, giorno della sua ordinazione episcopale. La tradizione gli ha attribuito il titolo di Magno, Grande.  patrono di cantanti, musicisti e papi e il suo nome  legato anche alla tradizione del canto gregoriano. Ma la sua eredit pi profonda non  soltanto letteraria, liturgica o musicale.  lidea di una Chiesa chiamata a stare dentro la storia senza lasciarsi dominare dalla logica del potere; una Chiesa capace di amministrare, soccorrere, mediare, evangelizzare e soprattutto servire. Benedetto 16esimo lo riassumeva con parole che sembrano quasi una definizione del suo intero pontificato: Il suo desiderio veramente era di vivere da monaco in permanente colloquio con la Parola di Dio, ma per amore di Dio seppe farsi servitore di tutti in un tempo pieno di tribolazioni e di sofferenze; seppe farsi servo dei servi.

 forse proprio qui il segreto della sua grandezza. Gregorio fu grande non perch volle essere grande, ma perch seppe.