Che significato ha il ventaglio con languria di Greta Scarano a Venezia?

La Mostra del cinema conferma la sua vocazione a farsi vetrina per lanciare messaggi politici e momenti di riflessione come negli incontri previsti nella rassegna Che spettacolo!

Eugenio Arcidiacono.

Durante il photocall della 83esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, l'attrice Greta Scarano  scelta come co-conduttrice dell'edizione insieme all'attore Nicholas Maupas  ha attirato l'attenzione dei media sfoggiando un ventaglio a forma di anguria, simbolo della solidariet globale nei confronti del popolo palestinese. Lattrice ha inoltre ribadito la sua adesione all'appello promosso dal collettivo Venice4Palestine, sottolineando l'importanza che la figura dell'artista utilizzi vetrine di risonanza internazionale per dare voce a cause civili, sociali e umane.

Dietro luso dellanguria come simbolo di solidariet ci sono ragioni cromatiche e storiche. Una fetta d'anguria aperta mostra esattamente i quattro colori della bandiera palestinese (la polpa rossa, la buccia verde, la strato interno bianco e i semi neri). Ma questa coincidenza affonda le sue radici in un episodio storico: a seguito della Guerra dei Sei Giorni del 1967, le autorit israeliane vietarono l'esposizione della bandiera palestinese nei territori occupati della Cisgiordania e di Gaza. Per aggirare il divieto e rischiare l'arresto, le persone iniziarono a mostrare pubblicamente fette di anguria, un frutto ampiamente coltivato nella regione. Nel 1980, dopo la chiusura di una galleria d'arte a Ramallah, un ufficiale dichiar agli artisti Sliman Mansour, Nabil Anani e Issam Badr che persino un dipinto raffigurante un'anguria sarebbe stato confiscato se ne avesse richiamato i colori; quell'episodio trasform definitivamente il frutto in un'icona dell'arte di resistenza.

La questione palestinese sar al centro anche di una delle opere pi attese in concorso. Il direttore artistico della Mostra, Alberto Barbera, ha annunciato l'inserimento allultimo minuto del documentario Naza, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor (gi co-autori di No Other Land, opera premiata agli Oscar 2025).

Definito da Barbera come "politicamente dirompente e cinematograficamente estremamente interessante", il film dura 80 minuti e si basa su testimonianze certificate e documentate di ufficiali dellesercito israeliano,  girato di notte sui tetti di Tel Aviv e "rivela in dettaglio i sistemi alla base della calcolata uccisione di massa di civili palestinesi da parte di Israele a Gaza".

Accanto ai red carpet e al glamour, il festival si conferma uno spazio di riflessione sulle dinamiche del presente. In questo contesto si inserisce la seconda edizione di Che Spettacolo!, un progetto promosso dal Corriere della Sera in collaborazione con la Fondazione Ente dello Spettacolo della Cei.

Allestito presso le Procuratie del Lido (tra il Palazzo del Cinema e il Grand Hotel Excelsior), lo spazio offre dibattiti e incontri aperti al pubblico. Tra le attivit previste, incontri con gli artisti, tra cui Gabriele Salvatores, Riccardo Scamarcio, Matilda De Angelis, Mario Martone e Toni Servillo. Il tema della fiducia: un dibattito centrale guidato dal direttore del Corriere Luciano Fontana e dal critico Paolo Mereghetti con ospiti quali Valeria Golino e Giacomo Poretti, introdotto da monsignor Davide Milani, dal presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e da Alberto Barbera, per analizzare come il cinema possa supportare la costruzione delle coscienze civili nei momenti di crisi globale. Progetti sociali come la presentazione in anteprima del cortometraggio Nonostante tutto, realizzato allIstituto dei Tumori di Milano con protagonisti i ragazzi del reparto di Pediatria oncologica guidato dal professor Andrea Ferrari, che sono stati protagonisti della serie tv Ho preso un granchio.

Il 9 settembre alle 14.00, presso la Sala Tropicana 1 dellHotel Excelsior si rinnover lappuntamento con il Premio Famiglia Cristiana 2026, assegnato ogni anno a una personalit del cinema che si  distinta per la qualit della sua opera, com accaduto negli anni passati con nomi come Ottavia Piccolo, Antonio Albanese e lo sceneggiatore e regista Francesco Bruni. Questanno tocca a Pif, regista e attore del film ...che Dio perdona a tutti, con cui, si legge nella motivazione del premio, continua il suo originale percorso, coniugando rigore nei contenuti e leggerezza nel toni, passando dal racconto di decenni di potere mafioso alle grandi domande sulla fede. Lattore e regista siciliano ritirer il premio, incontrer il pubblico e risponder a domande sulla sua carriera e suoi progetti futuri.