Il grembo violato dell'Artico: il risarcimento della Danimarca alle donne Inuit a cui furono rubati utero e figli.

Per oltre trent'anni Copenaghen ha imposto la contraccezione a migliaia di giovanissime Inuit per contenere la spesa pubblica. Oggi arriva la legge sui risarcimenti, ma il trauma di un popolo resta aperto.

Luca Cereda.

Ci sono ferite che il freddo dellArtico ha custodito per decenni sotto una coperta di neve e di silenzio burocratico. In Groenlandia, dove il cielo si fonde con loceano e il tempo sembra scorrere a un altro ritmo, per oltre quattromila donne la memoria non parla di paesaggi incontaminati, ma della violazione pi profonda che un essere umano possa patire nel corpo e nell'anima: l'inviolabilit del proprio futuro.
La decisione del Parlamento di Copenaghen di approvare una legge per risarcire le donne Inuit vittime della cosiddetta Danish Coil Campaign segna un passaggio storico, ma spalanca al contempo una voragine sul passato della socialdemocrazia nordica. Per decenni, tra gli anni Sessanta e i primi anni Novanta, migliaia di ragazze e giovanissime donne, in molti casi poco pi che bambine di dodici o tredici anni, vennero sottoposte all'inserimento di dispositivi intrauterini contraccettivi (le spirali, o IUD) senza alcun consenso, senza spiegazioni, spesso con l'inganno o durante semplici visite scolastiche.

L'intento dello Stato danese era di una freddezza contabile che sgomenta: ridurre il tasso di natalit della popolazione indigena per contenere i costi della spesa pubblica, del welfare e delle abitazioni in un territorio emancipato sulla carta dal rango di colonia nel 1953, ma nei fatti ancora gestito con un paternalismo d'impronta coloniale. Ridurre le culle per far quadrare i bilanci della Corona.

Dietro la facciata illuminata e progressista dell'Europa del Nord si consumava cos un'ingegneria sociale che ha lasciato cicatrici indelebili. Molte di quelle bambine soffrirono di infezioni devastanti, emorragie, invalidit e, nei casi pi gravi, peritoniti ed asportazioni dell'utero che hanno sbarrato loro per sempre la strada della maternit.

Ma la violazione non  stata soltanto medica;  stata culturale, antropologica, esistenziale. Per il popolo Inuit, dove la maternit e il filo della generazione rappresentano la trama stessa della sopravvivenza della comunit, strappare il controllo del corpo alle donne ha significato minare le fondamenta dell'identit di un intero popolo.

Per decenni queste sofferenze sono rimaste recluse nella sfera del pudore individuale, coperte dal senso di colpa di chi pensava di aver subito una condanna solitaria. Ci sono voluti l'ostinazione di donne coraggiose come Naja Lyberth e il lavoro di inchiesta giornalistica per rompere il muro dell'omert istituzionale, costringendo Copenaghen ad affrontare gli scheletri del proprio armadio.

L'indennizzo finanziario stanziato oggi rappresenta un atto di giustizia formale tardivo. Tuttavia, nessuna somma economica pu restituire la maternit rubata o cancellare il trauma subito da un'intera generazione di donne. Il caso groenlandese ci ricorda con forza viscerale che quando lo Stato arroga a s il diritto di decidere sulla fertilit e sulla dignit della persona umana, calpestando il valore Sacro della vita, la democrazia smette di servire l'uomo e inizia a manipolarlo.