Addio a don Angelo Casati, il prete che parlava di Dio sottovoce.

 morto a 95 anni il presbitero milanese, poeta e uomo del Vangelo che aveva fatto dellaccoglienza, della misericordia e dellattenzione a chi era sulla soglia la cifra della sua testimonianza

Maria Cristina Bartolomei.

Il 31 agosto, Angelo Casati, presbitero della Chiesa di Milano, ha chiuso, nel suo 96 esimo anno di et, la sua vita terrena, nellanniversario della morte del suo amatissimo Arcivescovo, il cardinale Martini.

Ha lavorato fino allultimo giorno. Lultima sua omelia laveva inviata, per la domenica 2 agosto, al gruppo di amici e seguaci (anche da molto lontano), che si era costituito intorno a lui. Per la domenica 9 aveva inviato uno scritto in cui non commentava i testi, ma comunicava che le sue forze non gli consentivano pi di continuare questo servizio e si congedava. Pochissimi giorni dopo veniva ricoverato in ospedale dove rimase fino alla fine.

Mille sono le diverse sfumature con cui i tanti che lhanno conosciuto serbano il ricordo di don Angelo, come accade per ognuno che ci lascia. Lultima volta che lo incontrai, qualche mese fa, mi disse a un certo punto: Con che carovana cammino!, stupito che tanti e cos diversi facessero riferimento a lui, consapevole della responsabilit che gliene derivava.

Un messaggio splendido in sua memoria  quello che subito ha offerto larcivescovo di Napoli, il card. Battaglia: Don Mimmo, come si era qualificato, chiamandolo improvvisamente al telefono parecchi mesi fa e diventando suo grande amico. Un cardinale, divenuto tale pur non avendo mai aspirato a far carriera, e un prete alieno da ogni onorificenza ecclesiastica si erano riconosciuti. Cos come si erano riconosciuti con padre David M. Turoldo: il ruggito potente con cui veniva annunciata quella Parola spada a doppio taglio, che arriva al midollo, e il sottovoce dellannuncio che si  manifestata la bont di Dio e il suo amore per lumanit. Ma non estranea, al primo, la delicatezza pi attenta, in particolare verso i piccoli, e lumile stupore dinanzi alle cose di Dio; n assente, nel secondo, la forza dirompente di chi fa nuove tutte le cose e lesigenza del discorso della Montagna.

A ognuno  data una diversa manifestazione dello Spirito; ognuno trova un riferimento privilegiato nelluna o laltra Parola di Dio. In don Angelo si sentivano risuonare come motivi portanti misericordia voglio e non sacrificio, non spezzer una canna fessa, n spegner un lucignolo fumigante, mediati dalla sua parola poetica, essenziale e lieve, capace di dischiudere prospettive di profondit sconosciute, di guidare a sconfinare, come amava dire, abbattendo steccati, pregiudizi e orizzonti di comprensione preformati e rigidi.

Don Angelo fu seguito e apprezzato da persone di diversi orientamenti, et e cultura, da chi condivideva la sua fede cristiana e da chi non la condivideva, da chi viveva la vita di fede nella Chiesa Cattolica e da chi la viveva in altri contesti.

La sua particolare e rispettosissima attenzione and sempre a chi era sulla soglia, a chi era in ricerca dellautenticit umana. E i molti sulla soglia (cos prese anche nome il gruppo della sua carovana) mai furono turbati o allontanati dalla professione del suo intenso amore per Ges, riconosciuto come Signore, che apriva, e non chiudeva, allincontro: il Vangelo non gridato o brandito, ma detto sottovoce, per essere accolto solo da chi avesse gradito accoglierlo, senza violare nessuna coscienza n forzare alcuno.

Molti hanno conosciuto don Angelo soprattutto attraverso i suoi scritti, attraverso la profondit della sua sensibilit e la raffinatezza della sua poesia, e certo anche cos lo hanno davvero incontrato, scoprendone la radicale libert da s stesso, che lo rendeva capace di accoglienza di Dio, degli umani e, con fine sensibilit francescana, della parola che ogni creatura dice. Una libert da s che gli fece conservare per tutta la vita lanimo gioioso del bambino che, con gli altri chierichetti, a Pasqua andava ad abbracciare gli alberi per portare alla natura lannuncio della Resurrezione. E, in questa libert da s, chiedeva di omettere il don e di chiamarlo Angelo. Giustamente: perch davvero, come ogni buon discepolo e apostolo, fu angelo per tanti; ma, da parte sua, per sfrondare ogni separatezza clericale indotta dal titolo. Non fu per obbedito dalla maggioranza dei suoi amici: quel don diceva il suo essere donato.
Ma chi ha potuto anche partecipare a liturgie da lui presiedute non pu dimenticare la delicatezza amorosa e riverente con cui prendeva nelle sue mani le specie eucaristiche per innalzarle e offrirle alla comunit e a tutto il mondo. Un gesto trasparente di fede che era un annuncio e una omelia. Una grande omelia, anche se don Angelo caratterizz, nel congedo finale, la sua ultima omelia come piccola come le altre, una loro compagna in piccolezza. Amava, scriveva ancora nellultimo messaggio, le cose piccole cui ci ha affacciato Ges con il suo vangelo.

Chi ci parler di Dio sottovoce?, chiese una volta una bambina a don Angelo, quando seppe che avrebbe lasciato la sua parrocchia. La risposta di don Angelo a ognuno che se lo chiedesse ora potrebbe essere tutto, ogni fiore, ogni filo derba e goccia dacqua, ogni cosa che  sotto il sole, ogni sguardo che incrocerete vi parler sottovoce di Dio, se vi disporrete ad ascoltare; tutto diverr luminoso alla luce della Parola del Maestro mite e umile di cuore.

Non riposerai in pace, carissimo don Angelo. Continuerai ad accompagnare la tua carovana, finch anchessa approder ai cieli nuovi e alla terra nuova.

Grazie per esser stato tra noi testimone dellinvito di Ges: Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi dar ristoro.