Enzo Bianchi, lamico generoso che ci insegnava ad andare allessenziale.


La Parola, Bose, il dialogo, lattenzione ai giovani e agli stranieri, ma anche il piacere della buona tavola: il ricordo di Enzo Bianchi oltre i libri e le conferenze.

Vittoria Prisciandaro.

Ero arrivata a Roma da poco, nella redazione di Segno Sette, il settimanale dellAzione cattolica italiana. Nella Chiesa di Napoli che in cui ero cresciuta, in Ac, il Vaticano secondo non era unidea o una teoria, ma il modo in cui vivevamo come comunit, in parrocchia e poi in diocesi.

Laici, laiche, giovani e preti, insieme. Roma allarg il respiro. Laboratorio di idee, comunit di giovani giornalisti che condividevano le scrivanie e le serate in pizzeria, Segno Sette, diretto da Angelo Bertani, aveva la bussola nel Concilio: lamore per la Parola, lattenzione alla pace nella giustizia, i diritti dei popoli, il dialogo ecumenico. Bianchi era un punto di riferimento. E lo divenne sempre pi. Negli anni bui della Chiesa italiana, nel lungo autunno del laicato cattolico, Enzo Bianchi, con il cardinale Carlo Maria Martini, sono stati punto di riferimento, canali attraverso i quali scorreva lacqua pura di un Parola che libera, la mente e i cuori. Enzo  morto il primo settembre, il giorno dopo il 14esimo anniversario della morte di Martini.

Il mio primo incontro con Bose fu agli inizi degli anni 90. Quella comunit di uomini e donne innamorati dal Vangelo, ecumenica, un po strana, mi incuriosiva. Bianchi teneva un corso sulla lectio divina. Ricordo di aver condiviso una camerata con altre ospiti. Di aver pregato a lungo nella piccola cappella in pietra, il cuore della comunit. Non cera ancora la grande chiesa, i monaci e le monache chiacchieravano con gli ospiti e condividevano gli spazi. Ci si chiamava per nome.

Bose, negli anni,  diventata un punto di riferimento. Uno spazio dove fare sosta e riprendere il fiato. Dove scendere nelle profondit delle Parola. Le lectio di Enzo, la scoperta di padri e madri spirituali attraverso i libri editi da Qiqajon, i convegni ecumenici, aiutavano a respirare, a guardare allessenziale di una fede che va al di l delle barriere poste dalle Chiese e dallarroganza di chi sente gi salvo.

Enzo, negli anni,  sempre stato un amico disponibile, a ogni tipo di invito. Dai grandi raduni con migliaia di persone  come allincontro nazionale dei giovani di Ac, allOlimpico, nel maggio del 97, dove insieme al presidente Scalfaro parlarono della pace e dellimportanza di farsi ponte, tra i popoli e le persone , alla presentazione del rapporto annuale del Centro Astalli, sul tema dello straniero. Generoso anche a rilasciare una dichiarazione, allultimo momento, per il pezzo da chiudere al volo. Scorrendo le decine di interviste fatte in questi anni, a Bose, al telefono, a margine di un incontro a Roma o di una conferenza in giro per lItalia, tornano alcuni punti focali. Per esempio la testimonianza dei cristiani in politica: Da decenni abbiamo una politica in cui molti cristiani, e soprattutto molti cattolici, sono diventati afoni, e quando devono mostrare lispirazione cristiana non sono allaltezza. Ma non basta dire una professione di fede, innalzare dei simboli, rivendicare delle appartenenze, quando poi queste cose non hanno un riscontro non dico nella vita privata  dove ognuno ha dei limiti, tenta di vivere il vangelo ma resta sempre un peccatore  ma nellazione politica. In questi casi credo che dobbiamo mostrare questa incoerenza. Lattenzione ai giovani: La grande domanda dei giovani  una vita felice. Come possono averla nelle storie di amore, nel lavoro, nel vivere con gli altri? Questa  la domanda che li accomuna tutti. Da parte nostra la risposta sovente  un teismo, pensiamo di parlare di Dio, che per loro  una parola estranea, non ne sentono il bisogno, sono diversi da una generazione come la mia in cui il quaerere Deum, il cercare Dio, ci infiammava; ormai Dio  una parola addirittura abusata, legata al terrorismo, al fanatismo, allintegralismo, non ne vogliono sapere. Eppure ricercano qualcosa che giustifichi la loro vita singolare, che gli dia una ragione di vivere. Credo che da parte nostra bisognerebbe tenere conto che non Dio, ma il Vangelo, Ges Cristo sono delle possibilit di annuncio, perch Ges Cristo pu intrigare con la sua vita buona, bella, in cerca di felicit e dunque anche beata. Da parte nostra non si tratta tanto di annunciare, quanto di vivere questa realt. E mi chiedo: se non gli abbiamo trasmesso la fede, abbiamo almeno comunicato una bella vita umana?. E soprattutto il tema dello straniero, al quale, nel 2006, aveva dedicato uno dei suoi tanti best seller (Ero forestiero e mi avete ospitato), poi ripreso nella conferenza ad Astalli. I risorgenti nazionalismi e le tendenze localistiche si accompagnano sempre a spinte xenofobe e razziste che tendono allesclusione dellaltro e si risolvono in un autismo sociale, in cui si vive un auto-isolamento che si presume dorato ma che in realt si risolve in un sistema chiuso, senza pi incontri con laltro, in uno spazio asfittico in cui pu solo avanzare la barbarie Cristo si identifica con lo straniero, cos come con laffamato, lassetato, il povero, il malato, il carcerato: egli  qui e ora nelluomo, lunica e sola vera immagine di Dio non  altrove... S, latteggiamento verso lo straniero che vive tra di noi e con noi narra niente meno che il nostro atteggiamento verso Cristo, verso Dio. Testimonianza cristiana, giovani, stranieri, ma anche sinodalit e dialogo ecumenico, sono alcuni dei temi che ritornano nel blog con cui, in questi anni, dopo la dolorosa vicenda della frattura della comunit di Bose e la costituzione della nuova esperienza, La Casa di Madia, ha mantenuto i rapporti con quanto lo seguivano, anche a distanza.

Ma al di l delle conferenze, dei libri, del lavoro, mi piace ricordare che Enzo amava condividere la buona tavola. Cuoco raffinato, se poteva ti invitava a pranzo. Era un momento di incontro, di scambio di idee in libert, davanti a un buon bicchiere di vino e a piatti prelibati. Era un modo di farti sentire di famiglia. Il regalo pi grande che puoi fare per un amico, diceva,  cucinare con amore. Buon cammino, amico.