Addio a Enzo Bianchi, il monaco che fond Bose per dare asilo a chi cercava Dio (e il prossimo).


Aveva 83 anni. Biblista, scrittore e fondatore della Comunit di Bose, aveva scelto di restare laico: Non ho mai sentito la vocazione a farmi prete. Ha segnato il dibattito ecclesiale italiano con una spiritualit aperta al dialogo e alle domande delluomo contemporaneo. Dalla solitudine degli inizi a Bose allallontanamento dalla comunit, fino agli ultimi anni vissuti in fraternit nella Casa della Madia, una vita interamente dedicata alla ricerca di Dio e allascolto dellaltro

Antonio Sanfrancesco.

Prima ancora di diventare il fondatore di Bose, il monaco laico ascoltato dai Papi, il biblista capace di parlare tanto ai credenti quanto ai non credenti, ma anche il cuoco sopraffino e il saggista autore di best e long seller per le Edizioni San Paolo e per altri editori laici come Einaudi, Enzo Bianchi, morto marted allet di 83 anni allospedale Le Molinette di Torino dopo che le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi giorni a causa di uno scompenso renale che lo aveva portato in coma metabolico, era un ragazzo dellAstigiano che leggeva Lucrezio, Dostoevskij e la Bibbia e che, superati gli esami di terza media, al padre non chiese n una bicicletta n un vestito nuovo ma un orto.

 un dettaglio piccolo, quasi da libro Cuore, ma racconta molto delluomo che sarebbe diventato. Uno che ha sempre avuto bisogno della terra sotto i piedi, del lavoro delle mani, del silenzio e della lettura. Uno che ha scelto la vita monastica senza diventare sacerdote, ha fondato una comunit ecumenica, quella di Bose, quando ancora quella parola sembrava quasi una provocazione, ha dialogato con Giovanni Paolo secondo, Benedetto 16esimo e Francesco e poi, alla fine, ha conosciuto anche la solitudine delluomo che viene allontanato dalla casa che ha costruito. Se non avessi ore e ore di silenzio, sarei incapace di parlare e di scrivere, ripeteva spesso ed  forse la frase che pi di tutte racconta Enzo Bianchi.

La madre morta quando aveva otto anni.

Nato a Castel Boglione, in provincia di Asti, il 3 marzo 1943, Bianchi cresce in una famiglia povera. Il padre Giuseppe fa lo stagnino e, alloccorrenza, il barbiere. La madre Angela  malata di cuore: soffre di una patologia alla valvola mitralica e muore nel 1951, quando Enzo ha otto anni.  stata molto dura quando  mancata, ho provato una grande solitudine, aveva ricordato in un'intervista, quando era incinta di me molti le dicevano di abortire, ma lei mi ha voluto contro tutto e contro tutti. Durante la gravidanza era sempre a letto. Da piccolo sapevo che sarebbe morta dopo pochi anni e infatti se n andata quando io ero un bambino. A prendersi cura della sua crescita arrivano due figure che resteranno decisive: la maestra e la postina del paese. Gli insegnano il latino, gli fanno leggere Tolstoj, Dostoevskij e Mauriac, gli mettono tra le mani la Bibbia. E lo aiutano economicamente perch possa continuare a studiare. Bianchi cresce cos: nella povert ma dentro una straordinaria fame di libri: Leggevo e sottolineavo ogni cosa, raccontava. E siccome intorno a lui non trovava interlocutori con cui confrontarsi, inizi persino un corso per corrispondenza con Roma. Divorava Lucrezio, compagno di strada meraviglioso che avrebbe continuato a tenere sul comodino. Al liceo incontra Giovanni Boano, professore che gli insegna il russo perch possa leggere Dostoevskij nella lingua originale.  un ragazzo che cerca. Ancora non sa esattamente cosa, ma sa che non gli basta ci che ha intorno.

Lesperienza con lAbb Pierre.

Alle superiori entra in Azione Cattolica. Pensa persino di fare carriera politica tra le fila della Democrazia cristiana. Gli dicono che nella Chiesa ci sono gi troppi filosofi e professori e che servono economisti. Cos arriva a Torino e si iscrive a Economia. Frequenta la Fuci, ma presto prende una strada autonoma. In quegli anni matura anche una domanda pi radicale sulla fede e sulla vita.

A met degli anni Sessanta va in Francia e vive per un periodo accanto all'Abb Pierre, entrando in contatto con persone che la societ aveva relegato ai margini: alcolizzati, ex carcerati, poveri, senzatetto: Scrissi una lettera allAbb Pierre, lui mi rispose subito dicendomi che potevo raggiungerlo alla periferia di Rouen. Conservo ancora quella lettera. Sono andato di corsa e per alcuni mesi ho vissuto con gli scarti dei quali lui si prendeva cura: alcolizzati, ex detenuti, straccioni, furfanti. Ho indossato come loro i vestiti raccolti, mangiato le stesse cose, dormito negli stessi giacigli. L ho conosciuto un altro cristianesimo, radicalmente diverso dal mio di cattolico militante che doveva dare lesempio, convertire, fare apostolato. Quellesperienza mi insegn il senso della carit intelligente, la carit di vicinanza, non quella militante e parolaia che avevo conosciuto fino ad allora. Non  un passaggio secondario. Bianchi impara che la fede, prima ancora di essere un discorso su Dio,  una prossimit concreta all'altro. E intanto comincia a capire che la sua strada non sar quella del sacerdozio ministeriale.

Non ho mai sentito la vocazione a farmi prete

Bianchi rimarr per tutta la vita un uomo profondamente legato alla Chiesa senza essere sacerdote. Una condizione che non considera una mancanza, ma una scelta precisa: Mai sentita la vocazione. Il cardinal Pellegrino mi ha chiesto pi volte se volevo ordinarmi prete, ma io sono sempre voluto restare un semplice laico come tutti, aveva raccontato.  uno degli elementi pi originali della sua vita: Bianchi costruir una delle esperienze monastiche e di frontiera pi significative del cattolicesimo contemporaneo senza essere prete. La sua idea di vita comunitaria nasce proprio da qui: uomini e donne, celibi e sposati insieme. Una comunit di battezzati, laici e religiosi, cattolici e appartenenti ad altre confessioni cristiane, uniti dalla ricerca di Dio, dal lavoro, dalla preghiera e dall'ospitalit.


Larrivo a Bose.
Nel 1965 capita quasi per caso su quelle colline del Biellese dove c una piccola chiesa circondata da case abbandonate e qui decide di restare. Per tre anni vive praticamente solo. Non c elettricit, manca il frigorifero: il burro viene conservato nel pozzo dove lacqua  pi fresca. Ha una Vespa per andare in paese a comprare il necessario. Per guadagnare qualcosa traduce dal francese articoli di teologia. E mette una campana, che suona tre volte al giorno per scandire la preghiera.

Il padre non la prende bene: Ogni famiglia  afflitta da un deficiente, sentenzia per marcare la distanza da quel figlio che voleva economista e, magari, politico e invece si ritrova a fare una vita quasi eremitica in una cascina semidiroccata senza acqua e luce. Poi, lentamente, arrivano altre persone.  cos che nasce Bose: Per i primi tre anni rimasi da solo poi nel 68 cominciarono ad arrivare alcune persone spinte dalla curiosit perch volevano capire che cosa facessi e nacque la Comunit di Bose. Nel giro di qualche anno cerano quasi cento persone.

Una comunit fondata sul lavoro, la preghiera e l'ospitalit.

La regola  semplice e radicale. Bianchi guarda al monachesimo antico, in particolare alla tradizione basiliana e a san Pacomio. Tre sono i pilastri: Dovevano essere persone semplici, laiche, non religiose, non preti, battezzate come tutti gli altri, spiegava, uomini e donne che dovevano lavorare e non dipendere dalle offerte o dai finanziamenti e dunque liberi dalla Chiesa. Terzo aspetto fondamentale: dare ospitalit a chi lo chiedeva.

Bose diventa nel tempo una comunit conosciuta in tutto il mondo. Vi arrivano credenti di diverse confessioni cristiane, ma anche persone lontane dalla fede. Tutti chiedono di essere ascoltati, osservava Bianchi.  forse questa la sua intuizione pi moderna: prima ancora di convincere qualcuno, ascoltarlo.


Il silenzio come forma di libert.

A Bose il silenzio non  una decorazione spirituale.  una disciplina. Dopo la campana delle otto di sera, i monaci rientrano nelle loro celle. Niente televisione, niente computer. Dodici ore di solitudine fino allalba. Il silenzio  il mezzo per entrare dentro s, ripeteva lui a chi gli chiedeva cosa si facesse in Comunit. E aggiungeva una frase sorprendente: Il monachesimo ti fa conoscere lateismo. Il nulla che a volte ci abita.

Bianchi non ha mai avuto paura di guardare anche dentro le zone oscure della fede. Per questo il suo cristianesimo  lontano dalle risposte facili. Quando gli hanno chiesto che cosa sia Dio nel momento estremo, ha risposto con una frase spiazzante: Dio  una parola insufficiente e anche ambigua, che si presta a equivoci. Poi ha precisato: Il mio non  il Dio di tutti, ma  il Dio di Ges Cristo.

E ha indicato in Ges il criterio decisivo: Per noi cristiani Ges ha spiegato e narrato Dio e ci che egli non ci ha detto di Dio non va creduto, aveva detto in unintervista a Repubblica.

Il laico ascoltato dai Papi.

La sua autorevolezza cresce ben oltre i confini di Bose. Bianchi diventa una voce ascoltata nella Chiesa e fuori dalla Chiesa. Predica nelle comunit cattoliche, protestanti e ortodosse, partecipa a conferenze, scrive libri e articoli.

Nel 2004 Giovanni Paolo secondo lo inserisce nella delegazione incaricata di restituire a Mosca l'icona della Madre di Dio di Kazan. Con Joseph Ratzinger, prima ancora che diventasse Benedetto 16esimo, nasce un rapporto che continuer negli anni. Bianchi partecipa come esperto a due Sinodi dei vescovi, nel 2008 sulla Parola di Dio e nel 2012 sulla nuova evangelizzazione. Poi arriva Francesco, con il quale Bianchi racconta di avere avuto un rapporto pi umano, meno teologico.

Il dialogo con il mondo laico.

Intanto, Enzo Bianchi coltiva un dialogo fitto con il mondo laico, senza rinunciare alla propria identit cristiana.  stato amico e interlocutore di intellettuali come lo psicoanalista Massimo Recalcati e ha scritto sulle pagine di quotidiani laici come Repubblica e La Stampa (sulla quale aveva una rubrica fissa nellinserto Tuttolibri) e su quelli cattolici come Avvenire e Famiglia Cristiana. In questo confronto continuo tra fede e cultura contemporanea si  affermato come una delle voci pi originali e riconoscibili del cattolicesimo italiano: capace di parlare alla Chiesa senza chiudersi alla societ e di affrontare le domande dei non credenti senza annacquare il Vangelo e la parola di Ges: Tutti parlano di Dio, ma poi ognuno ne ha una propria immagine che spesso ne contraddice unaltra, aveva detto in unintervista, non  vero che tutte le vie conducono a Dio, anzi ce ne sono alcune che conducono a idoli falsi e pericolosi. Il mio non  il Dio di tutti, ma  il Dio di Ges Cristo. Guardando a Cristo conosco Dio e tutto ci che Cristo non mi ha narrato di lui io non lo credo.

Il fondatore che lascia Bose.

Nel dicembre 2016 Bianchi annuncia le dimissioni. Dal 25 gennaio 2017 non  pi alla guida della comunit che ha fondato. Racconter di aver lasciato il timone in pace, quando si  accorto che le forze fisiche diminuivano.

Ma la vicenda non finisce l. Nel 2020 la Santa Sede dispone il suo allontanamento da Bose. Nel decreto vengono contestati il suo modo di esercitare lautorit e comportamenti ritenuti non conformi alla vita comunitaria.

 la parte pi dolorosa della sua storia. Luomo che aveva costruito una casa per accogliere gli altri si trova costretto, suo malgrado, a lasciarla. Nel 2021 si trasferisce a Torino. E anni dopo ammetter senza reticenze tutto il rammarico per questepilogo: La sofferenza c ma non mi ha destato rancore, amarezza, non mi ha scosso nella fede, non mi ha scosso nellamore, aveva detto in unintervista al mensile Vita Pastorale. Ma resta, nelle sue parole, lenigma del tradimento, come lui lo evoca, da parte di persone vicinissime.  forse qui che il monaco del silenzio mostra la sua prova pi difficile: non quella della solitudine cercata ma quella della solitudine subita.

A chi gli chiede come abbia fatto a non lasciarsi consumare dal rancore, Bianchi cita Bernardo di Chiaravalle: Lamore basta a s stesso. E spiega: Ci che conta  avere amato, non conta se laltro non ha ricambiato o ha tradito.

 una frase che sembra riassumere l'ultima stagione della sua vita. Bianchi ha conosciuto anche l'amore di coppia. Aveva ventanni quando ebbe una fidanzata con cui rimase due anni. Ci siamo amati molto per due anni. Poi per sono stato troppo assorbito dal mio ideale, dalla volont di dar vita al mio sogno.

Non nasconde ci che quella scelta gli  costata: Avrei anche voluto figli. Daltronde lessere umano  anche fatto di carne. Ma  andata cos. Anche dopo Bose, la sua giornata conserva una struttura essenziale. Il canto del gallo prima dellalba, la preghiera, la Scrittura, lo studio, lorto, l'accoglienza delle persone: Leggo, ma non so farlo per svago. Leggo per pensare, per godere della bellezza di una poesia o di un romanzo, ma sempre con uno scopo: imparare a vivere con gli altri.

 tornato cos, in fondo, al ragazzo di Castel Boglione che aveva chiesto al padre un orto come premio per gli esami.

E anche il camminare era per lui una forma di preghiera laica: Andare a piedi ti aiuta a contemplare. Ti aiuta a sviluppare lattenzione alle cose e agli altri. Lo stupore. La curiosit.

Una nuova fraternit, ma non una nuova Bose.

Dopo lesperienza di Bose, tre anni fa, si trasferisce a Casa della Madia, nelle campagne tra Albiano e Ivrea, per vivere in fraternit con poche persone, tra cui alcuni amici e alcune persone che hanno lasciato Bose:  una bella sfida a ottantanni, diceva, anche se non siamo in contrapposizione con nessuno e questa non sar una nuova Bose perch la comunit ecumenica di Bose  come un figlio: una volta fatto non si pu rifare.

Enzo Bianchi, del resto, ha sempre cercato di fare i conti con il tempo che passa. Ha scritto della vecchiaia, della solitudine, del discernimento, della fede, delle relazioni umane. Su tutto, resisteva tenace la sua ostinata fiducia nel fatto che una vita possa essere giudicata anche da ci che ha saputo donare. Lui, che ha trascorso l'esistenza a parlare di Dio, sapeva bene che alla fine rimangono poche cose: le persone incontrate, quelle ascoltate, quelle amate. E il silenzio: Ho lasciato la terra del Monferrato che ancora oggi amo e desidero, almeno come la terra che accoglier il mio corpo quando sar morto, aveva detto in una delle sue ultime interviste. Il ritorno alla terra, dove tutto era cominciato, certo, ma anche unimmagine evangelica di potente speranza perch, come ricorda il Vangelo, se il chicco di grano caduto in terra non muore rimane solo. Se invece muore produce molto frutto.