Guerra in Ucraina, la voce di Artem Chapeye: La resistenza  la nostra unica strada. Difendiamo noi stessi e lEuropa.


Nel Paese inizia un nuovo anno di scuola con lincubo dei bombardamenti russi che si intensificano, mentre la diplomazia langue. Noi ucraini non possiamo arrenderci: la resa per noi vuol dire occupazione, non fine della guerra, osserva il giornalista, scrittore e soldato volontario, fino al 2022 pacifista convinto, autore del libro La gente normale non va in giro armata (Altrecose)

Giulia Cerqueti.

Un nuovo anno scolastico ancora sotto le sirene degli allarmi incessanti, lincubo dei bombardamenti russi che non conoscono tregua, mentre la diplomazia  silente e la parola negoziato scompare dai radar. Oggi 1 settembre in Ucraina riaprono le scuole, ma la notte scorsa un nuovo attacco sulla capitale e sulla regione di Kyiv con missili balistici  dopo cinque giorni di attacchi con raffiche continue di droni  ha ucciso 12 persone, inclusi 6 lavoratori della societ ferroviaria, a causa di un missile diretto contro le strutture ferroviarie.

In vista di un nuovo inverno, la Russia ha annunciato attacchi massicci contro le infrastrutture energetiche di Kyiv. E, stando alle notizie arrivate un paio di giorni fa, pare che i vertici militari russi abbiano ricevuto ordine dal Cremlino di lanciare operazioni di terra contro la capitale e contro Chernihiv, citt nel Nord del Paese, molto vicina al confine con la Bielorussia.

Per il nuovo anno scolastico si prevede che 3 milioni di bambini studino nelle scuole ucraine, ma con un calo del 10% rispetto al 2025 per quando riguarda gli alunni del primo anno della scuola primaria. A causa della guerra solo le scuole che sono fornite di rifugi si possono tenere le lezioni in presenza. Gli studenti che vivono nelle zone del fronte continuano la scuola a distanza, da remoto. Sono circa 400mila i bambini che risiedono ancora allestero.

Ma tante famiglie, che allinizio della guerra su vasta scala sono fuggite dal Paese e sono state accolte nei Paesi europei, nel frattempo hanno deciso di tornare in Ucraina, con i loro figli. E stato cos anche per la famiglia di Artem Chapeye (pseudonimo letterario di Anton Vasilyvovich Vodyanyi): 44enne giornalista, scrittore, attivista e traduttore ucraino, autore di diversi libri  tra i quali, racconta, un volume sulle donne ucraine che lavorano come badanti in Italia, per scrivere il quale anni fa ha trascorso alcuni mesi nel nostro Paese grazie a una borsa di studio , allinizio dellinvasione su vasta scala Chapeye ha deciso di arruolarsi nellesercito come volontario, mentre sua moglie e i loro due figli hanno lasciato Kyiv, lUcraina e sono stati accolti in Germania.

Una soluzione temporanea, sottolinea lo scrittore, dettata dallincombenza della guerra e dalla necessit di proteggere in loro bambini, che allora avevano 7 e 9 anni. In Germania, sua moglie Oksana, che lavora come sociologa, ha condotto uno studio sulladattamento delle donne ucraine rifugiate. Alla fine del 2023, quando Oksana ha visto che la situazione a Kyiv lo permetteva, ha deciso di rientrare. E i nostri figli hanno cos ripreso la scuola regolare qui in lingua ucraina. La mia famiglia  stata costretta ad andarsene. Oggi vogliamo restare qui, nella nostra terra. E siamo cos ottimisti verso il futuro che abbiamo venduto il nostro appartamento a Kyiv e abbiamo fatto un investimento comprando una casa pi grande, sempre nella capitale, proprio adesso, in tempo di guerra: una prova di quello che io chiamo ottimismo pragmatico. Tantissime famiglie ucraine come la nostra si sono riunite. E questo grazie, io credo, alla nostra resistenza contro i russi.

Nel suo ultimo libro - nonch il suo testo pi venduto in Ucraina, entrato tra i best seller del 2024 nel suo Paese - pubblicato in Italia da Altrecose con il titolo La gente normale non va in giro armata, Chapeye risponde con molta chiarezza, lucidit e forza argomentativa a una domanda che tanti, in Europa e in Occidente, si pongono di fronte a una guerra che va avanti da oltre quattro anni e mezzo, senza prospettive concrete di risoluzione allorizzonte: perch gli ucraini non si arrendono, cedendo alle pretese di Mosca?

Uomo e intellettuale di sinistra, Chapeye si  sempre dichiarato pacifista convinto, ha partecipato ai movimenti politici e sociali del suo Paese, ha sempre diffidato dei nazionalismi. Eppure, il 24 febbraio del 2022, giorno in cui la Russia ha cominciato laggressione militare e lui si  ritrovato in macchina per le strade di Kyiv per cercare di mettere in salvo la sua famiglia, Chapeye si  trovato di fronte a una scelta, che  anche un dilemma esistenziale, e nel suo libro scrive: Il mio Paese  stato invaso da un impero dittatoriale. In questa situazione cosa dovrei fare, io? Io, non gli altri. Entrare nella Resistenza o scappare per restare con la mia famiglia?. Lui ha scelto di restare e di arruolarsi, come molti altri pacifisti come lui. E nel libro, scritto nel 2023 da soldato, spiega perch ha preso le distanze da quello che lui definisce pacifismo astratto, il privilegio di chi, in tempo o in condizione di pace, pu permettersi di teorizzare di geopolitica e, vivendo al sicuro, di fatto chiede agli ucraini, semplicemente, di arrendersi.

In La gente normale non va in giro armata lautore racconta anche in prima persona la vita dei soldati, di chi combatte al fronte. E anche le tensioni interne causate dalla diversit delle scelte: da un lato chi si  arruolato, per volont o per obbligo perch mobilitato, dallaltro chi ha evitato larruolamento, magari trovando degli espedienti o scappatoie. Chapeye commenta: Capisco bene e rispetto la scelta di chi, con molta onest, ammette di non voler andare a combattere per paura di morire. Non capisco invece quelli che dicono di non volersi arruolare perch ritengono di essere pi utili e importanti in altri ruoli, ad esempio in quanto intellettuali e uomini di cultura. Questa posizione mi sembra pura ipocrisia.

Nei prossimi giorni Chapeye, che tuttora presta servizio nellesercito, sar in tour con il suo libro in Italia, in varie citt ed eventi, a partire dal Festival della mente di Sarzana il 5 settembre. Giunto alla 23esima edizione, questanno il festival ha come filo conduttore il concetto di fuoco: Chapeye dialogher con il giornalista Francesco Battistini in un incontro dal titolo Fuoco nemico. Seguiranno poi altre date: Cortina (il 6), Milano (il 7), Torino (l8), Firenze (il 9), Roma (il 10), e per finire Ventotene (l11, al Forum del Parlamento europeo).

Mentre gli allievi ucraini riprendono la scuola, la cultura e listruzione nel Paese sono sempre di pi sotto attacco. Con intensit crescente, la Russia prende di mira centri di cultura, biblioteche, librerie, case editrici, tipografie, mercati di libri usati. Solo nel mese di luglio  come riporta The Kyiv independent  secondo le stime dellUkrainian book institute pi di un milione e mezzo di libri sono stati distrutti dalla Russia. Una nazione che legge, prevale sempre,  il motto della casa editrice ucraina Knyholav: lo scorso 19 luglio, in un attacco massiccio, il suo magazzino di libri a Kyiv  stato spazzato via.

I libri sono uno strumento potentissimo di resistenza per un Paese sotto attacco, sottoposto a uninvasione. Distruggere i libri significa cancellare lidentit culturale di un popolo. Chapeye, da intellettuale, scrittore, oggi soldato, lo sa bene. La Russia mira ad annientare lUcraina come nazione. E allora, osserva, gli ucraini hanno una sola scelta: resistere e difendersi. Per noi  essenziale continuare la resistenza. Non capisco la posizione di molte persone in Occidente che, con molta ingenuit, dicono: se voi ucraini vi arrendete sar la fine della guerra. La resa per noi significa occupazione. E loccupazione vuol dire che una delle parti, la Russia, proseguir la guerra e che qualunque persona potr essere perseguita, imprigionata, torturata in qualsiasi momento. Resistere  molto meno rischioso che arrendersi ed essere occupati. Se la Russia  linvasore  la Russia che deve andarsene.  molto chiaro e semplice. Non capisco perch per tanti sia cos difficile capirlo.

Per Mosca, secondo Chapeye, lobiettivo ultimo non  affatto la conquista dellintero Donbas: alla base dellinvasione dellUcraina non c altro che la visione imperialista russa. Mosca non ha altra idea nazionale che quella della Russia come grande Paese. Prima dellinvasione la macchina della propaganda russa presentava Vladimir Putin come lartefice della riunificazione delle terre russe, ovvero le terre dellImpero russo. Mosca ha bisogno della guerra perch le guerre giustificano le dittature. Se i russi prendono tutto il Donbas, non si fermeranno e vorranno sempre di pi. Proprio come accadde con la Germania di Hitler nella Seconda guerra mondiale.

Di recente lo scrittore  stato in Estonia in vacanza con la sua famiglia. Nel 2022, dopo linvasione russa dellUcraina  racconta  il Paese ha coniato una moneta di 2 euro commemorativa dedicata allUcraina e alla libert. La moneta riporta la scritta Slava Ukraini, gloria allUcraina (il saluto nazionale del Paese), e mostra una ragazza che protegge nella sua mano un uccello e, accanto, una spiga di grano. Il disegno  stato realizzato da una giovane rifugiata, arrivata da Kharkiv, Daria Titova, che studia allAccademia darte in Estonia.

Lo scrittore ricorda come lEstonia perse la sua indipendenza con il Patto segreto Molotov-Ribbentrop del 1939 che la inser nella sfera dinfluenza dellUnione sovietica (insieme a Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia e Romania). E rammenta la grande manifestazione pacifica anti-Urss chiamata Catena baltica (o Catena della libert): il 23 agosto del 1989 due milioni di persone unirono le loro mani e formarono una gigantesca catena umana che percorse i tre Stati baltici, allora repubbliche sovietiche, per 675 km. Due anni dopo lUrss croll. Un movimento molto simile avvenne anche in Ucraina, spiega Chapeye: il 21 gennaio del 1990 (anniversario della breve esperienza di indipendenza della repubblica ucraina fondata nel 1919) gli ucraini unirono le loro mani formando una catena umana, chiamata la Catena dellunit o anche Onda ucraina, per 600 km da Leopoli fino a Kyiv. Si tratt della pi vasta manifestazione avvenuta nel Paese sotto il regime sovietico.

La notte scorsa alcuni droni hanno fatto scattare un allarme aereo in Lettonia e in seguito sono entrati anche nello spazio aereo estone. Da molto tempo le piccole repubbliche baltiche temono la possibile minaccia rappresentata dalla potenza russa che incombe ai loro confini. Il timore non riguarda necessariamente unaggressione militare (come quella contro lUcraina), ma azioni di guerra ibrida, attacchi a bassa intensit, sabotaggi e interferenze in varie forme. Una mia amica, la scrittrice estone Carolina Pihelgas, in una sua poesia racconta di sua figlia che cerca su Goople Maps le via di fuga nel caso in cui la Russia invadesse il suo Paese, racconta ancora Chapeye. Gli estoni sanno perfettamente che gli ucraini stanno combattendo anche per loro. Oggi lUcraina geograficamente  la terra di mezzo che separa lEuropa dallautoritarismo ad est. E dobbiamo essere lo scudo dellOccidente. Difendiamo lEuropa perch difendiamo noi stessi.