OPINIONI.

IL COMMENTO. LUNICO GENERALE DI CUI AVEVAMO DAVVERO BISOGNO, di ENRICO BELLAVIA.

Ritorna sempre lidea delluomo dordine per i guasti civili. Quando tocc a Dalla Chiesa fu lasciato solo.

Lungi dallimmaginare Roberto Vannacci alla testa di un manipolo di arditi pronti a marciare su Roma. Altamente improbabile. Anche se  per dirla con Salvatore Li Masi, ministro dellInterno di Vogliamo i colonnelli di Mario Monicelli   anche la marcia su Roma fu una pagliacciata. Ma riusc. E gli italiani dovrebbero aver imparato la lezione.

Il generale Vannacci fa se stesso. Prova a non smentire le sue sgangherate idee su molte cose. Anche il proposito ferragostano di piazzare Carmelo Burgio, pari grado in congedo dai carabinieri, come candidato sindaco di Milano   la sicurezza, la disciplina, cantava Fabrizio De Andr  non tradisce l'obiettivo.  coerente con un progetto che fa di Fn pi che l'interprete di un futuro nazionale, lemblema di un passato che piacerebbe definire remoto. Attestiamoci sul prossimo. 

Tuttavia, che il Paese pulluli di nostalgici ha molto a che vedere con la psicanalisi di una Repubblica incapace di fare i conti con l'irrisolto che si porta dentro dagli albori. Il problema non  che Vannacci abbia scelto la politica per la sua quasi obbligata seconda vita. Semmai, come sia stato possibile che la sua prima non abbia incontrato ostacoli. Almeno fino alle inchieste, poi archiviate, che hanno accompagnato il suo tragitto dal registro degli indagati alleuroscranno.

Questa smania di invocare i generali come antidoto ai guasti civili, senza arrivare a spettri golpisti, colpisce periodicamente. Una sbornia commissariale nella quale Sabino Cassese ha visto pi volte il sintomo dell'inadeguatezza del nostro apparato statale. A ogni emergenza, di qualunque natura, si scomoda un commissario. Spesso un generale. Non sempre ci si azzecca. Qui siamo oltre. Il politico con le stellette che ne indica un altro come sindaco.

C' stato un tempo non lontano in cui il generale Francesco Paolo Figliuolo collezionava pi incarichi che mostrine sulla sua gi ricca divisa. Nel 2021 Draghi lo nomin commissario per il Covid. E due anni dopo Meloni lo richiam per le alluvioni in Emilia-Romagna, Marche e Toscana. Per poi nominarlo numero due dell'Aise, il servizio segreto estero. Come  accaduto a Mario Mori che nel 2001 Berlusconi mand al vertice del Sisde, il servizio segreto civile. 

Di un generale, Roberto Jucci, gi comandante dell'Arma, si serv la Sicilia per l'emergenza idrica. Che certo non risolse, ma il compito era titanico. Il governo Berlusconi (2003) lo chiam per il risanamento ambientale del bacino del Sarno. E se Sergio De Caprio, il "capitano Ultimo" della cattura di Tot Riina,  stato assessore in Calabria, nel 1995 Dini ruppe un tab con il generale ministro: Domenico Corcione alla Difesa. Poi imitato, sedici anni dopo, da Monti con l'ammiraglio Giampaolo Di Paola. Anche Gentiloni, nel 2017, si affid al generale dei carabinieri Giuseppe Vadal per riparare un Paese sfregiato dalle discariche. E Meloni ne ha esteso la missione per la Terra dei Fuochi. 

C un altro generale che Giovanni Spadolini sped da prefetto a occuparsi di ci che sapeva fare davvero: la lotta alla mafia. Lo lasciarono senza quei poteri speciali che gli erano stati promessi. Si chiamava Carlo Alberto Dalla Chiesa. Fu ammazzato da un commando di Cosa nostra a colpi di kalashnikov, una di quelle micidiali armi sovietiche che di recente sono tornate a vedersi per Palermo. Era il 3 settembre del 1982. Tra pochi giorni lo ricorderemo, per uno di quei distratti riti senza memoria del nostro presente. L'unico generale di cui c'era veramente bisogno.