MONDO.

DIARIO LIBANESE. IN LIBANO CON I BAMBINI A CUI LA GUERRA TOGLIE IL FUTURO, di NICOLA GRAZIANO.

Il racconto di Nicola Graziano, presidente di Unicef Italia che ha guidato la delegazione in visita nelle scuole e nei campi del Sud del Paese allestiti per offrire protezione ai pi piccoli.

La crisi libanese colpisce in modo particolare i bambini. Decidiamo di partire in delegazione per toccare con mano le ferite che lacerano un Paese bellissimo.  con noi alla sua prima missione la giovane attrice e testimonial Ludovica Nasti, insieme visiteremo le comunit colpite dal conflitto e alcuni progetti dellUnicef sullistruzione, la salute, la riabilitazione fisica e il supporto psico-sociale, la protezione. Incontrando bambini e bambine, famiglie e operatori. Ci aspettano a Beirut con veicoli blindati perch, ci dicono, nonostante la tregua, qui le precauzioni non sono mai troppe ed  ancora vivo il ricordo delle vittime del maledetto 8 aprile: in appena 10 minuti di attacchi israeliani sono stati uccisi 33 bambini e feriti 153. Il grande abbraccio dei colleghi di Unicef in Libano smorza la tensione. 

Lefficacia di Unicef in Libano risiede nella capacit di operare contemporaneamente sul fronte umanitario e su quello dei sistemi nazionali, sostenendo servizi pubblici sotto pressione e raggiungendo rifugiati e sfollati con interventi mirati e coordinati. Marcoluigi Corsi, attuale Rappresentante Unicef in Libano, guida lorganizzazione in una fase particolarmente complessa, con lobiettivo di mantenere i diritti dei bambini al centro della risposta alla crisi e del dialogo con istituzioni, partner internazionali e societ civile.

Incontriamo molti sfollati dal Sud distrutto, tra cui tantissimi bambini e bambine: persone che hanno perso tutto e che ora dipendono dallassistenza umanitaria. Arriviamo alla scuola pubblica Zqaq Al Blat di Beirut dove lUnicef sostiene un programma di scuola estiva rivolto ai bambini che hanno subito interruzioni dellapprendimento durante il conflitto. Questa scuola, come molte altre nel Paese,  diventata un rifugio per sfollati e i bambini che la frequentavano hanno dovuto interrompere le lezioni e passare allo studio online. Ma  molto complicato per famiglie che spesso dispongono di un solo dispositivo e diversi figli in et scolare. A questo si aggiungono le frequenti interruzioni di elettricit che, come ci raccontano i nostri colleghi dellUnicef Libano, non  leccezione ma la normalit. Vedere poi una scuola completamente rasa al suolo come a Dayeh, a Sud di Beirut,  spiazzante e doloroso. Camminando tra le macerie, abbiamo visto spuntare zaini e materiali didattici a brandelli, simboli di un futuro squarciato. 

LUfficio Unicef in Libano fa un lavoro straordinario, nonostante tutto, a dispetto di tutto. Nel centro comunitario Makani (Il mio spazio) di Hay El Lijja a Beirut, che coniuga una serie di attivit integrate, promuove programmi rivolti ai bambini vulnerabili che non vanno a scuola e ai bambini di strada. Lo frequentano oltre 450 bambini che ricevono istruzione, nutrizione, servizi per la protezione dei bambini di strada, programmi per le persone che si prendono cura di loro, coinvolgimento della comunit, attivit per i giovani e programmi per le adolescenti. 

I bambini soffrono orribilmente. I feriti soffrono di ustioni gravi, fratture, perdita di arti e altre condizioni che ne segnano la vita, e necessitano di cure mediche urgenti e specialistiche. Alle ferite del corpo si aggiungono gravi traumi psicologici, in particolare per chi ha perso la famiglia ed  stato sradicato dalla propria casa. Mohammad  uno di loro. Ci racconta la sua storia da un letto del Medical center dellAmerican university Beirut. Qui lUnicef e diversi partner hanno lanciato un programma di assistenza e cura per i bambini feriti e colpiti dalla guerra, un pacchetto di interventi che comprende sostegno medico, psicosociale e riabilitativo. Mohammad viene da Ansar, nel Libano meridionale: il 30 maggio scorso era tornato al suo villaggio per aiutare gli abitanti quando un razzo ha colpito larea in cui le persone si erano radunate per raccogliere lacqua. Ha riportato ferite multiple e gravi, inclusa lamputazione della gamba destra, ed  attualmente in cura e in riabilitazione.

Il distretto di Saida, che raggiungiamo con unora di auto,  il principale polo di accoglienza degli sfollati. Ospita circa il 64 per cento del totale della popolazione sfollata del governatorato. Gran parte di loro vive presso comunit ospitanti, il che significa che la comunit stessa, la municipalit e i servizi pubblici subiscono una forte pressione. Ci dirigiamo al rifugio collettivo per sfollati che attualmente ospita 137 famiglie per un totale di circa 500 persone. Un allestimento di tantissime tende allinterno di una scuola. Lo staff e gli operatori sul campo ci dicono che questo rifugio collettivo sar permanente e rimarr operativo per fornire alloggio e protezione continua alle famiglie sfollate pi vulnerabili.Incontriamo tante persone in fila per ricevere i materiali e i kit igienici e sanitari dellUnicef che, con i partner e le autorit locali, fornisce assistenza umanitaria costante. Si contrappone il sordo e penetrante rumore di un drome israeliano che sorveglia, spia, fotografa, incute timore e genera paura.

Visitiamo poi una cucina comunitaria che, con il sostegno dellUnicef  che si occupa anche della formazione dei ragazzi  e World food programme, prepara ogni giorno pi di 3.000 pasti per le famiglie sfollate.  gestita da giovani, dai loro sorrisi e dal loro entusiasmo, nonostante tutto.  questa la forza dei giovani: trasformare una situazione drammatica in unoccasione di solidariet, dignit e futuro.

Ripartiamo con le valigie piene di ricordi ma anche ricaricati da una energia che ci rende fortificati nella consapevolezza delle nostre azioni. Mi dice Ludovica: Ci sono viaggi che finiscono quando prendi un aereo e poi ci sono quelli che continuano dentro di te. Torniamo con questa intenzione: continuare a viaggiare in tutti i 190 Paesi del Mondo in cui Unicef  presente perch  doveroso attuare il migliore interesse dei bambini e delle bambine che lo attraversano.