ECONOMIA.

INNOVAZIONE. SE SCRIVI COL CHATBOT ADESSO SI VEDE MA OCCHIO AL RAGGIRO, di MARCO MONTEMAGNO.
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Anthropic ha attivato un watermark in ogni testo generato con Claude. I regolatori europei sono soddisfatti. Una parte degli utenti molto meno. E il mercato ha gi reagito con servizi per bloccare letichetta

Da qualche settimana, ogni volta che chiedi a un chatbot di scriverti una mail, una tesina o il discorso per il matrimonio di tua sorella, quel testo esce di casa con addosso un segno che tu non vedi. Non  un timbro, non  una scritta, non cambia una virgola di quello che leggi:  un pattern statistico nascosto nella scelta delle parole, invisibile all'occhio umano ma leggibile da una macchina. Un utente di Reddit, citato da TechCrunch, l'ha definito "un tatuaggio digitale sulla fronte". Ed  esattamente questo il punto che sta facendo litigare mezza Silicon Valley con i suoi stessi clienti. Il motivo tecnico-burocratico  l'articolo 50 dell'AI Act europeo, entrato in vigore il 2 agosto, che obbliga i fornitori di sistemi di intelligenza artificiale a firmare digitalmente i contenuti prodotti con l'Ia generativa. Il motivo reale  pi interessante: dopo tre anni di testi, immagini e canzoni sintetiche riversate su internet senza alcuna etichetta, nessuno  n i regolatori, n le piattaforme, n gli utenti   pi in grado di dire con certezza cosa abbia scritto una persona e cosa abbia scritto un modello.

Anthropic ha attivato un watermark invisibile in ogni testo generato dai modelli Claude rilasciati dal 2 agosto in poi, promettendo due cose che sembrano banali e invece sono difficilissime: che il marchio non alteri la leggibilit della frase, e che sopravviva al copia-incolla da un documento all'altro. L'azienda si  anche impegnata a estendere il supporto ai modelli pi vecchi. I regolatori europei sono soddisfatti. Una parte degli utenti molto meno, e non serve troppa immaginazione per capire perch: se ogni testo uscito da un chatbot resta riconoscibile per sempre, cambia la vita a chi usa l'Ia per scrivere la relazione trimestrale o il compito di storia. 

La reazione del mercato  arrivata prima ancora dell'obbligo: online sono gi spuntati i watermark-remover, strumenti che promettono di cancellare le tracce lasciate dalle etichette.  il solito ciclo  regola, aggiramento della regola, servizio a pagamento per aggirare la regola  solo compresso in una manciata di giorni.

La musica  il fronte pi caldo, perch  quello dove i soldi si vedono subito. Spotify ha annunciato che da met settembre introdurr un badge per distinguere le "AI Personas", cio gli artisti generati interamente dall'intelligenza artificiale, e che la loro musica non finir n nelle raccomandazioni editoriali n in quelle algoritmiche. La societ svedese, per, mette le mani avanti con una precisazione che vale pi dell'annuncio stesso: il badge riguarda l'identit pubblica di un artista, non il modo in cui genera la propria musica. Tradotto: se sei un essere umano e usi l'Ia per pulire una traccia o costruire un arrangiamento, sei salvo; se sei un progetto interamente sintetico che finge di essere una band, no.

Sul fronte del testo scritto la partita  pi sottile. Substack ha annunciato una collaborazione con Pangram per integrare nella piattaforma una funzione facoltativa di rilevamento dei testi generati dall'Ia in chiave anti-"Claudefishing"  il termine, coniato dal ceo Chris Best, indica chi spaccia per proprio ci che ha scritto un modello. Facoltativa, appunto: nessuno vuole essere il primo a dire ai propri autori che d'ora in poi verranno passati allo scanner. E la lista  destinata solo ad allungarsi, perch il 31 luglio Google, Meta, Microsoft e OpenAI, insieme a decine di altre organizzazioni, hanno aderito al codice di condotta europeo sulla trasparenza dei contenuti generati dall'Ia.

Il che ci porta alla domanda scomoda. Un watermark serve davvero a qualcosa, o  solo il modo pi elegante che l'industria ha trovato per dire a Bruxelles "ci stiamo lavorando"? Un marchio invisibile funziona benissimo per tracciare l'uso lecito e legittimo  la newsletter aziendale, il post LinkedIn, la sceneggiatura scritta a quattro mani con un modello  e funziona molto meno bene proprio contro chi ha davvero interesse a nasconderlo: chi produce disinformazione, chi vende tesi di laurea, chi manipola. Sono le stesse persone che il primo rimuovi-watermark lo scaricano il giorno zero.

Resta il fatto che, per la prima volta da quando  cominciata questa storia, la trasparenza ha smesso di essere un'opinione ed  diventata un obbligo di legge. Che sia un tatuaggio o un'etichetta, dipende quasi interamente da cosa avevi intenzione di farci.