ECONOMIA.

MATERIE PRIME. UN AUTOGOL CHIAMATO POLISILICIO: IL CASO DEL MATERIALE PRODOTTO DA PECHINO, di EUGENIO OCCORSIO.

Nella pazza estate dei dazi, Donald Tump ricorre a sotterfugi e leggi desuete. Causando incidenti diplomatici e gaffe continue.

Ci risiamo con i dazi, versione 2.0. Lultima trovata di Donald Trump e delle sue teste duovo pi fidate in materia commerciale, Steve Miller e Peter Navarro, ha un nome esotico: polisilicio.  una delle materie prime essenziali per pannelli solari e semiconduttori. Naturalmente il produttore dominante  Pechino. LAmerica non ne produce pi del 2%, la Cina il 50%. Ecco spiegata lattenzione: gli strateghi della Casa Bianca, sempre alla ricerca di nuovi sotterfugi per consentire al presidente di tener fede al suo motto i dazi sono la parola pi bella del mondo hanno scoperto il polisilicio e la possibilit di usarlo come arma dattacco addirittura sulla base del Trade Expansion Act, una storica legge federale firmata dal presidente John F. Kennedy l11 ottobre 1962, praticamente mai usata anche se contiene alcuni riferimenti che pare permettano ancora oggi di imporre dazi o restrizioni sulle importazioni se minacciano la sicurezza nazionale degli Stati Uniti (anche se poi ci saranno sempre da superare Congresso e Corte Suprema ma di questo Trump com noto non si preoccupa molto). Il relativo ordine esecutivo  stato firmato il 6 agosto ed entrer in vigore il 4 dicembre: dazio aggiuntivo del 15% per il polisilicio, oltre a tutti quell gi in vigore verso Pechino. La cui risposta ovviamente non si  fatta attendere e nel giro di pochi giorni sono scattati dazi su ben 150 componenti automobilistiche esportate in tutto il mondo dalla Cina. Tutto per il polisilicio. 

Ma il colmo del ridicolo Trump lo aveva gi superato quando, sempre questestate, la Casa Bianca aveva scoperto altre leggine desuete e imposto dazi aggiuntivi del 15% (da sommare sempre a quelli gi esistenti anche se hanno passato le forche caudine della Corte Suprema) a ben 65 Paesi, compresi quelli dellUnione europea, colpevoli a suo dire di sfruttare malamente i lavoratori. Anche se effettivamente lo sfruttamento in certe zone di certi Paesi esiste (anche in America,)  sembrato grottesco agli osservatori internazionali  il ricorso ai dazi per combattere questa battaglia etica. Non  finita: allinizio di agosto, ennesimo incidente diplomatico con il Canada, tassato di tariffe aggiuntive di ben il 50% su prodotti come le mazze da hockey (!), il miele e altri generi di consumo perch non farebbe abbastanza per domare gli incendi boschivi che come in tutto il mondo in questo momento imperversano senza piet: riverserebbero, quelli canadesi, fuliggine e ceppi arroventati sugli Stati Uniti del Nord (in questo caso c un precedente diciamo cos inverso: quando negli anni 70 unimpressionante serie di fal devast il parco di Yellowstone al confine fra Usa e Canada, i vigili del fuoco americani vennero tenuti a freno dai gruppi ecologisti pi radicali degli Stati Uniti perch la natura deve fare il suo corso provocando immani danni e robuste proteste dalle autorit canadesi).

Insomma la pazza estate dei rinati dazi di Trump sembra appena cominciata. Era stato tranquillo qualche mese dopo la sonora sconfitta di fronte alla Corte Suprema che il 20 febbraio aveva stabilito che il presidente non poteva applicare lInternational Emergency Economic Powers Act del 1977 perch non cera nessuna emergenza in corso, anzi aveva anche cominciato a restituire agli importatori (ma non ai consumatori) una prima parte dei dazi illegalmente riscossi, quando Trump si  di nuovo scatenato, convinto che le tariffe siano davvero un buon affare per lAmerica: invece sono solo una tassa che pagano gli americani. La sua coriacea speranza   che questo nuovo accanimento gli far risalire i sondaggi per le elezioni di midterm ormai imminenti (3 novembre) anche perch  e questo  il pericolo maggiore  la crisi mediorientale probabilmente non sar risolta fino ad allora.

Cos il capo della Casa Bianca accumula gaffe su gaffe, errori su errori, cos come la fallimentare manovra di qualche giorno fa quando la Fed ha acquistato massicciamente yen usando le riserve non in dollari ma in euro, rafforzando dellotto per 100 la valuta giapponese in pochi giorni ma provocando una tempesta valutaria globale e lira funesta di Christine Lagarde, a capo della Bce. Tra laltro entro due settimane lo yen si  deprezzato nuovamente mandando in fumo lintervento del Tesoro, un ennesimo clamoroso autogol per lamministrazione. Loperazione  tutta politica, con regista naturalmente Trump insieme al segretario e al tesoro Scott Bessent e alla premier nipponica Sanai Takaichi, i cui rapporti con la Casa Bianca sono strettissimi: Tokyo  rimasto lunico vero avamposto in Estremo Oriente per lAmerica e visto che lo yen continuava a indebolirsi il presidente ha ritenuto di fare questa cortesia ai giapponesi, finita malissimo. Peggio ancora: per procurarsi i dollari necessari per sollevare lo yen, infatti, Washington avrebbe dovuto vendere titoli di Stato americani, provocando ulteriori rialzi dei rialzi dei tassi di mercato (quelli di lungo termine non governati dalla Fed) in un clima gi difficile e teso proprio per le incertezze e il caos globale causato dallo stesso Trump. Per fortuna neanche leuro ha risentito di questa manovra spericolata e scorretta. 

Di unaltra cortesia diplomatica Trump non si  neanche accorto: il grosso favore che la Cina gli sta facendo proprio sul fronte petrolifero. Nella crisi attuale, calcolano gli esperti, il prezzo del greggio avrebbe facilmente superato i 150 dollari se i cinesi non avessero bruscamente ridotto i loro acquisti. Il fatto  che per tutto il 2025 e fino allinizio del 2026, Pechino ha comprato dai Paesi arabi molto pi petrolio di quanto gliene servisse: almeno un milione di barili in pi sugli 11 in media acquistati ogni giorno. Una scelta lungimirante: allo scoppio dellostilit ha potuto cos tirare il freno, una frenata che vale secondo gli esperti internazionali almeno 30 dollari di quotazioni risparmiate. Per questo la Cina viene chiamata la nuova Opec, in grado di influenzare con la decisione di un uomo solo, il presidente Xi Jinping, i valori del greggio molto pi della rissosa organizzazione dei 21 Paesi produttori dai quali peraltro si stanno chiamando fuori gli Emirati arabi Uniti e che comprendono nazioni in gravissime difficolt quali Venezuela e Iran.

Ma le vere umiliazioni Trump le sta subendo sul piano interno, specialmente con i suoi maldestri tentativi di trasformare Kevin Warsh, il nuovo capo della Fed, in una lame duck, unanatra zoppa, proprio la dizione che si usa per i presidenti quando cominciano a perdere potere. Ma Warsh, che ha prestato giuramento il 22 maggio 2026,  un osso duro e malgrado linflazione infatti sia relativamente sotto controllo ma comunque piuttosto alta in quanto vicina al 4%, non ha intenzione di abbassare i tassi neanche nella riunione di settembre, contro il potere il volere di Trump  sempre convinto che questa sarebbe una misura salvifica per la periclitante economia americana  che gi su questa vicenda aveva innescato come noto una dura battaglia con il predecessore di Warsh, Jay Powell. Tuttal pi non li alzer (il che peraltro sembra soddisfare I mercati pur fra alti e bassi). Che linflazione sia sul lungo termine fuori controllo lo prova la vendita di gioved 13 agosto di buoni del tesoro Usa per 25 miliardi di dollari al tasso di interesse pi alto, il 5,22%, dal 2001 ad oggi. 

Insomma Trump  preso fra pi fuochi e non solo letteralmente per le vicende belliche ma anche perch le sue decisioni risultano impopolari, inesatte e maldestre, tanto  vero che il pi delle volte vengono respinte sia dellopinione pubblica che dalle autorit giudiziarie e finanziarie americane. Trump era stato rieletto nel 2024 con la promessa di riportare sotto controllo le finanze pubbliche ma invece il deficit e il debito hanno raggiunto livelli mai visti. Ora per soddisfare la sua base Maga, o almeno ci che resta di essa, il capo della Casa Bianca, spinto pare dal suo vice JD Vance,  ha deciso di incentivare lattivit di una serie di gruppi privati di prima scelta nella lotta contro il crimine informatico, ma questo lha fatto dopo aver smantellato la Cybersecurity and Infrastructure Security Agency che svolgeva lo stesso compito in modo molto pi neutrale e pragmatico. Un taglio, quello di questagenzia, che minaccia di mettere la questione della cybersecurity nelle mani dei giganti dellintelligenza artificiale, con tutti i rischi del caso, sottraendola a un controllo pubblico rigoroso e indipendente. E per Trump potrebbe essere lennesimo autogol. Eppure luomo  testardo: malgrado i giudici gli avessero detto di no,  riuscito a ottenere che il suo nome figurasse di nuovo sulla facciata del Kennedy Center.