CULTURA.

LEGGERE E VIAGGIARE. GRECIA, RACCONTI DAL PRESENTE, di PAOLO DI PAOLO.

Non solo culla dOccidente o paradiso mediterraneo. Oltre i classici e i clich, la letteratura ellenica rivela vitalit e capacit di intercettare la contemporaneit. Da Anna Griva a Christos Ikonomou e Evghenia Fakinu.

La felicit imbarazza, anche solo a nominarla. Ma se c stato un momento in cui mi  parso di riconoscerla  stato in Grecia. Una mattina destate, unisola. Per molti  unepifania, tanto per pescare dal vocabolario ellenico. O un appuntamento fisso da vacanzieri abitudinari. Cielo, terra, mare  dove  linfanzia dellOccidente. Ma cos la vera Grecia? Forse somiglia a una sensazione, pi che a qualcosa di palpabile, come suggeriva un premio Nobel, Odysseas Elytis, morto giusto trenta anni fa: una imprescindibile dimensione estetica, un paesaggio insieme emotivo e culturale, che supera i confini geografici e li apre a un orizzonte diverso. Carico di senso, di possibilit, di durata. 

Nellestate del trionfo dell Odissea di Cristopher Nolan, con tanto di dibattito estenuante, o del secondo posto al Premio Strega di Matteo Nucci con il suo Platone (Feltrinelli), la letteratura greca  esplorata anche allultimo Salone del Libro con la Grecia Paese ospite  mostra le sue solidissime radici, la sua inesauribile vitalit nellimmaginario del mondo, ma anche un presente fertile e creativo. 

Sono rimasto incantato dalla scoperta di poetessa, da noi poco nota ma in patria considerata tra le grandi maestre del Novecento: si chiama Kik Dimul (1931-2020) e lha di recente portata in libreria Donzelli per le cure di Paola Maria Minucci e Francesca Zaccone. Le poesie raccolte in Addio mai, con impressionante nitore, lavorano sul rapporto tra memoria, conservazione e oblio che, in una terra come quella greca,  da sempre una questione radicale. Che cosa va conservato? Dimul usa, sostando nel largo campo semantico del ricordo, espressioni bellissime: leternit selettiva, ladolescenza delloblio. Memoria come oblio: su questo paradosso Minucci, grande interprete dellimprescindibile Kavafis e fra le maggiori studiose e traduttrici italiane della letteratura neogreca, impost un suo efficacissimo saggio dedicato a Dimul. 

Il presente  costantemente visitato dallassenza, come da ombre o nuvolaglia: le persone perdute, gli amori consumati, le stanze vuote, le fotografie che trattengono qualcuno proprio mentre certificano che  scomparso. Dimul parte quasi sempre da elementi minimi  una fotografia, un vestito, una statua, una finestra  e li sottopone a una sorta di pressione, finch la dimensione del quotidiano lievita verso il metafisico. La sua lingua procede per scarti, paradossi, improvvise personificazioni (perfino le parole si incarnano): la memoria si comporta come un essere inaffidabile. E vivere significa  forse in Grecia pi intensamente che altrove  abitare accanto a ci che  scomparso. Dimul guarda il presente e vi scopre, gi acquattata nellistante, una futura assenza. Per questo la sua Atene potrebbe essere la citt pi silenziosa di tutte: una citt in cui perfino ci che esiste sembra esercitarsi a diventare ricordo. 

Dimul ha raccontato che, durante una premiazione allestero, gli oratori avevano ricordato la Grecia come antichissima patria della luce e della civilt; sent che si risvegliava in lei un filtro patriottico. Dedic il premio alla Grecia e al suo virtuoso Partenone, suo eterno avvocato e quotidiano testimone della difesa.

Ecco il punto: la Grecia contemporanea schiacciata/consolata dal proprio passato, con il Partenone trasformato ironicamente da Dimul nellavvocato che continua a difendere il paese davanti al tribunale del presente. Appannato: fino a qualche tempo fa, cera piazza Syntagma nelle fotografie dei giornali e nei servizi dei telegiornali, cerano le molotov, le serrande abbassate, i pensionati davanti alle banche, Alexis Tsipras, Yanis Varoufakis in motocicletta. Cera la domanda ricorrente: la Grecia uscir dalleuro? E sembrava, per qualche mese, che dalla risposta dipendesse il destino dellEuropa. Poi lEuropa ha coltivato altre paure. Continua a farlo.

La Grecia  rimasta l. Nella sua luce abbagliante, nel silenzio. Ma anche nel buio/caos evocato da Dimul. Bisogna cercare di contraddire un po linevitabile fissit (e verit) della cartolina. Lo fa per esempio unautrice come Evghenia Fakinu (Il grande verde, Crocetti), cercando un punto di osservazione in cui mito, memoria e Storia smettono di essere distinguibili. Il viaggio della protagonista, trascinata verso un luogo e un passato che sembrano chiamarla, attraversa una Grecia lontana dallimmagine luminosa e pacificata delle soste vacanziere. 

Ma anche nelle pagine di Petros Markaris, forse lautore greco pi popolare in Italia, c un buon antidoto al convenzionale. Il commissario Charitos ha attraversato e attraversa Atene come altri investigatori hanno attraversato Los Angeles, Marsiglia, Barcellona o Vigta. Ma in Markaris il delitto  spesso quasi secondario.  il pretesto per far muovere un uomo dentro una citt. E una citt, se la si percorre abbastanza a lungo, finisce per confessare. Nel 2015 Markaris diceva proprio a LEspresso che i suoi noir sono in fondo un pretesto per raccontare la Grecia. La sua trilogia della crisi era nel frattempo diventata una tetralogia, perch la realt si era rifiutata di rispettare il limite del progetto letterario. Qualcuno gli aveva domandato se davvero pensasse che la crisi sarebbe durata abbastanza per scriverci tre libri. Lui ne scrisse quattro. La crisi, intanto, continuava.

In una delle vicende pi recenti da lui immaginate, due ex coniugi arrivano a condividere la stessa casa perch non possono permettersi due appartamenti. Sullo sfondo c lEllinikn, la gigantesca trasformazione dellarea dellex aeroporto: nuovi edifici, investimenti, abitazioni per tasche abbondanti.

Pochi Paesi europei sono costretti a vivere, come lItalia e la Grecia, nel filtro della loro versione antica. Una idealizzazione sclerotizzata. Un greco contemporaneo abita un luogo che gli altri hanno gi immaginato prima di incontrarlo. Arriviamo ad Atene con Pericle in valigia. Cerchiamo Socrate o per lappunto Platone. Cerchiamo il Partenone. Cerchiamo perfino Zorba.  difficile concedere ai greci il diritto banalissimo di essere contemporanei. E invece la loro letteratura, per fortuna, insiste proprio su questo diritto. Essere contemporanei significa anche essere delusi, indebitati, arrabbiati, ironici fino al sarcasmo, stanchi. Significa vivere in un condominio. Cercare parcheggio. Non riuscire a pagare laffitto. Avere genitori che ricordano la dittatura e figli che pensano di trasferirsi allestero. Significa lavorare in un bar frequentato da turisti che spendono in una sera quanto tu guadagni in diversi giorni.

La Grecia di questi scrittori e scrittrici si scrolla di dosso metafore usurate. O, pi precisamente, inventa metafore diverse. Non pi o non solo la culla dellOccidente, ma nemmeno il malato dEuropa. Non pi il laboratorio coatto dellausterit. Non soltanto il paradiso mediterraneo.

In Markaris ogni omicidio apre pure una porta sulla Storia. La guerra civile, la dittatura, la generazione del Politecnico, il clientelismo, la trasformazione economica: il presente non  mai solo presente. Lo stesso Markaris ha spiegato che per capire la crisi bisogna tornare indietro, fino alle fratture che la societ greca non ha mai davvero risolto. In un autore come Dimitris Dimitriadis (Muoio come un Paese. Il Vangelo di Cassandra, Crocetti), la nazione  un corpo affetto da un morbo. Nella narrativa di Anna Griva la Storia  popolata da corpi che tornano a chiedere la parola. La Grecia offerta ai turisti  piena di di morti. Templi, colonne, statue, musei. Griva, quarantenne, sembra invece domandarsi che cosa accadrebbe se quelle presenze non fossero affatto morte. Se Afrodite, Saffo, le divinit, le donne dimenticate dalla Storia continuassero a camminare sotto la superficie del presente. Nella sua opera il tempo si riavvolge su s stesso. Una donna dellOttocento pu parlarci delle guerre contemporanee; un mito antico pu diventare una domanda sul corpo femminile di oggi: La schiava greca (Crocetti), ispirato a una vicenda reale, parte dal massacro di Psar del 1824 e dalla riduzione in schiavit di una ragazza greca. Salvata e portata negli Stati Uniti, Garifali incontra unaltra forma di schiavit, quella americana. Due mondi che nei nostri manuali scolastici occupano capitoli differenti finiscono improvvisamente nella stessa stanza.

Nelle pagine di Christos Ikonomou la Storia diventa economia domestica: entra perfino nel frigorifero. Nato ad Atene nel 1970, racconta magnificamente una Grecia che non si arrende nelle pagine di un libro come Dal mare verr ogni bene (Elliot). Un gruppo di ateniesi si trasferisce su unisola sperando di fare tabula rasa, di ricominciare tutto daccapo. Abbiamo perso il lavoro, mi dico qualche volta, abbiamo perso le case, abbiamo perso la vita  perch non perdere anche la memoria? Perch ci hanno preso tutto il resto e ci hanno lasciato la memoria? Perch non ci hanno preso anche quella?. Ma Tassos, uno dei rifugiati,  convinto che occorra guardare avanti, e che il bene verr dal mare. La prosa di Ikonomou  inventiva, nervosa, affilata. Scrivere  gi resistere.
Niente finisce quando crediamo che sia finito. Un Paese che sopravvive. E sopravvivere  una condizione fertile e ambigua. Ha qualcosa di eroico soltanto se la si guarda da lontano. Da vicino significa spesso continuare a fare le cose pi comuni. Preparare la cena. Telefonare a una figlia. Cercare lavoro. Accettare un altro contratto. Pagare una rata. Controllare il conto corrente. Accompagnare qualcuno dal medico. Ricordare, se serve. O quando capita. Dimenticare.

Il turismo ama le rovine anche perch sono immobili. La letteratura greca contemporanea ci mostra invece che nemmeno le rovine stanno ferme. Niente sta fermo mentre si va al lavoro, si prende lautobus, ci si innamora, ci si indebita, si litiga, si crescono i figli. Tanto meno se abiti a pochi chilometri da una spiaggia su cui qualcuno  approdato per trascorrere l la settimana pi felice dellanno.