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LA GUERRA DEI DRONI. LECOSISTEMA DEI TECNO-CONFLITTI: SENSORI, SOFTWARE, ROBOTICA, NUOVE UNIT E MODELLI BELLICI RIDEFINISCONO LINTERO APPARATO, di FEDERICO BORSARI.

Per i Paesi europei, Italia inclusa, la sfida non consiste soltanto nellinvertire decenni di minimi investimenti, ma nello sviluppare soluzioni sovrane e rivedere dottrina, addestramento, organizzazioni militari e filiere industriali.

DallUcraina allIran, dal Mali al Myanmar, i droni stanno trasformando la guerra moderna e il modo in cui Stati, gruppi armati e perfino organizzazioni criminali esercitano la forza. Questi sistemi sono ormai onnipresenti sul campo di battaglia, dalla ricognizione allattacco fino alla logistica. In Ucraina, dal 2025, sarebbero responsabili di una quota stimata tra il 70 e l85 per cento delle perdite complessive nel personale e negli equipaggiamenti. Ma ridurre questa trasformazione ai droni Fpv esplosivi o ai droni a lungo raggio come gli Shahed sarebbe riduttivo.

I droni stanno comprimendo i tempi della guerra, ampliando la capacit di osservazione e ridefinendo strutture militari, innovazione e produzione industriale. Si pu quindi parlare di una progressiva dronizzazione della guerra: i droni non sono semplicemente unarma, ma parte di un ecosistema nel quale sensori, software, robotica, nuove unit e modelli produttivi convergono.

Per comprenderne limpatto bisogna considerarli come computer aerei, navali o terrestri capaci di percepire lambiente, elaborare dati e comunicare con altri sistemi e operatori.Tra i principali effetti della loro proliferazione vi  una crescente trasparenza del campo di battaglia. La presenza diffusa e costante dei loro sensori (ottici, termici, radar, acustici, ecc.) rende molto pi difficile concentrare e muovere le forze senza essere individuati. Osservazione e rapida capacit dattacco penetrano sempre pi nelle retrovie, complicando luso dellelemento sorpresa. Lesperienza ucraina ha indotto la dispersione delle forze e limitato limpiego di grandi formazioni, rendendo essenziali camuffamento, controllo delle emissioni elettromagnetiche, luso di falsi bersagli e riposizionamenti frequenti.Unaltra conseguenza riguarda laccesso alle informazioni. Grazie ai loro sensori, i droni contribuiscono a produrre una quantit di dati che i tradizionali processi di intelligence faticano a gestire. Diventano quindi indispensabili piattaforme collaborative come lucraina Delta, che fondono informazioni su migliaia di obiettivi in un quadro operativo comune. Il risultato  spesso un drastico accorciamento della kill chain, dallindividuazione del bersaglio allattacco. Ma vedere di pi non significa necessariamente capire di pi. Il vantaggio deriva dalla capacit di trasformare rapidamente i dati in informazioni utilizzabili, evitando il micromanagement. La crescente connettivit  inoltre una vulnerabilit: comunicazioni satellitari e reti digitali possono essere disturbate o compromesse da guerra elettronica, attacchi cyber o cinetici. Se lintelligenza artificiale pu ridurre alcune di queste fragilit, non elimina il rischio di errori e manipolazione dei dati.

Un altro cambiamento significativo riguarda il ritmo dellinnovazione. In Ucraina, ad esempio, molte aziende della difesa mantengono tecnici vicino al fronte, in contatto diretto con le unit, permettendo di modificare continuamente i droni in risposta alle contromisure nemiche.

Anche i numeri contano: Kiev punta a produrre oltre sette milioni di droni nel 2026, mentre decine di migliaia sono impiegati quotidianamente dai due schieramenti. Modelli come il marketplace pubblico DOT-Chain Defence introdotto dal governo ucraino cercano inoltre di accorciare il processo di acquisizione: le unit scelgono ci che serve e lo Stato compra.  una logica assai diversa dai programmi militari tradizionali, pensati per piattaforme destinate a durare decenni. Design digitalizzato, stampa 3D e modularit permettono di modificare i sistemi durante la produzione. La competizione non consiste necessariamente nel costruire il drone o le contromisure migliori, ma nelladattarlo e sfruttarne il vantaggio prima dellavversario.

A causa della loro vulnerabilit, gran parte dei droni sfruttano la quantit, in linea con il principio di massa a basso costo (cheap mass). Migliaia di sistemi relativamente economici possono mettere sotto pressione difese progettate per affrontare poche minacce sofisticate. Gli attacchi saturanti di Ucraina e Iran e limpiego ucraino di droni di superficie nel Mar Nero mostrano come la quantit possa modificare i rapporti di forza e rendere alcune capacit accessibili anche ad attori privi di grandi flotte o arsenali avanzati. Tuttavia, questa dinamica dipende fortemente dal contesto operativo e resta influenzata da limiti tecnici, geografici, e ambientali. I droni, infatti, non eliminano la necessit di aerei da caccia, missili, fregate, sottomarini o artiglieria: ne amplificano piuttosto gli effetti, purch integrati con altre capacit, dalla guerra elettromagnetica agli assetti spaziali, ai sistemi di comando e controllo.Profondi sono anche gli effetti sullindustria e sul procurement. Negli Stati Uniti aziende come Palantir e Anduril promuovono un modello produttivo incentrato su produzione in larga scala, software e rapidit, mentre il Pentagono ha snellito e semplificato le regole contrattuali e le procedure per testare e acquisire droni. Il capitale privato pu essere decisivo per startup e piccole imprese, sebbene in molti Paesi europei resti frenato da ostacoli culturali e normative inadeguate. Questo approccio pu comportare costi meno visibili, dato che hardware economico pu dipendere da software proprietari, licenze e aggiornamenti continui, spostando parte dei costi dallacquisto iniziale al supporto digitale, creando una sorta di dipendenza contrattuale simile a un abbonamento.
Il crescente utilizzo dei droni ha infine alimentato una competizione industriale globale. Ucraina e Russia sono oggi tra i principali protagonisti, seguite da Stati Uniti, forti delle capacit nei grandi droni strategici e da crescenti investimenti in quelli tattici, Cina, con il suo enorme potenziale produttivo e tecnologico, e Turchia, che vanta unindustria matura e competitiva.

Per i Paesi europei, Italia inclusa, la sfida non consiste soltanto nellinvertire decenni di minimi investimenti in questa tecnologia, ma nello sviluppare soluzioni sovrane e rivedere dottrina, addestramento, organizzazioni militari e filiere industriali.
 

* Fellow, Transatlantic Defense and Security Center for European Policy Analysis (CEPA)